A chi frega dell'inceneritore?



Il tutto esaurito ottenuto da Beppe Grillo lo scorso 9 febbraio certo non significa che i trentini si sono scoperti improvvisamente interessati alle tematiche ambientali. Siamo pronti a scommettere, infatti, che gran parte dell’uditorio era al Centro Sportivo di Gardolo unicamente per sentire Lui, il comico che con la sua verve negli ultimi anni è assorto a taumaturgico profeta di sventura e ha fatto proseliti on-line. I relatori erano di indiscutibile valore e provata professionalità, ma senza Grillo sarebbe stata ben dura per i coraggiosi ultrà di Nimby riempire tutte quelle sedie. Perché nella realtà delle cose essere favorevoli o meno all’inceneritore, e quindi avere una posizione precisa in merito, o deriva da un preconcetto ideologico o dipende dal diretto coinvolgimento del cittadino, nel senso a cui fa riferimento l’acronimo Nimby (“non nel mio giardino”). Voglio dire, è difficile che un abitante della Val di Sole o della Val di Fassa alzi la voce sulla questione inceneritore. Più facile che la protesta si levi, come è avvenuto, da uno dei comuni della piana rotaliana, esposti ai venti del Garda e quindi alle eventuali emissioni dell’inceneritore.
Vista dall’esterno, infatti, questa disputa, il batti e ribatti tra la Provincia e gli ambientalisti, pare come il litigio tra due medici al capezzale del paziente, ove il paziente altri non è che il mai-troppo-considerato cittadino normale, l’appartenente alla sonnolenta maggioranza silenziosa che diffida un po’ di tutti e che, spesso, fa del lamento il suo sport preferito. Cosa pensa il cittadino normale, non documentato e che quindi congettura solo per sentito dire? Che opinione si è fatto della questione “inceneritore”? Cosa ha trattenuto dei proponimenti istituzionali e cosa delle obiezioni degli ambientalisti?
Il cittadino normale conosce poco il fenomeno delle nanopatologie, non ha mai redatto uno studio di impatto ambientale, non è mai volato in Norvegia a visionare gli inceneritori indigeni (probabilmente non ha mai preso un aereo in vita sua), ma tutti i santi giorni deve giocoforza dedicare parte del suo tempo ai rifiuti e alla loro raccolta differenziata. La carta con la carta, la plastica con la plastica, queste cose qui. E giù attacchi di panico al pensiero che pure in città possano un giorno o l’altro eliminare i bidoni del residuo (e a quel punto resterebbero fregati pure tutti i pendolari dell’immondizia, quella nutrita schiera di valligiani che al mattino oltre al panino per la merenda, si trascina dietro la sporta del residuo da sbolognare a quei “trogloditi” della città).
Il cittadino normale non sta lì a domandarsi dove finisca tutta quella roba, non si fa scrupoli al supermercato nello scegliere tra un prodotto superimballato ed un vuoto a rendere e così quando torna a casa con la spesa è facile che si ritrovi l’appartamento invaso da scatole e scatoline di plastica e cartone, bottigliette in pet, metri di nylon e carta stagnola. Non fa a tempo a chiudere la porta che è già ora di scendere a gettare l’immondizia.
Al cittadino normale a volte vengono dei dubbi amletici: ma il vetro va messo davvero assieme alla plastica? Come mai in valle li raccolgono separati? Il tappo di sughero va nell’organico? Il tetrapak che diavolo è? E così via.
Fino a che, un bel giorno, discende sulla città il comico barbuto, quello che ci dice cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare, e il cittadino normale salta sulla sedia: “Dai che nen a vèder ‘l Grillo”.
Certo, dal meeting di Gardolo è uscito che costruire un inceneritore non solo non è economicamente conveniente, ma aumenterebbe i rischi legati alle emissioni di sostanze dannose alla salute. Pure un cretino a questo punto si domanderebbe: allora perché farlo? Perché – dicono in Provincia – il problema dello smaltimento dei rifiuti resta e a quanto pare grosse alternative non ce ne sono. Si costruirà l’inceneritore perché – sostiene il governo provinciale – solo così si potrà risolvere in maniera definitiva il problema, evitando di costruire altre discariche e chiudendo quelle esistenti. Ovviamente l’impianto di termoriduzione dovrà offrire al Trentino le massime garanzie per quanto riguarda il controllo e la neutralizzazione delle emissioni di fumi nocivi nell’atmosfera (più che nell’atmosfera, diciamo direttamente nei polmoni degli abitanti di Lavis e dintorni). Nel frattempo, sperando che costruire quella cosa sia davvero inevitabile e non la semplice e perversa espressione di una volontà politica, il cittadino normale continuerà a fare la sua raccolta e starà a guardare. Come sempre.
"Trentino" del 20 febbraio 2006