Cani, scimmie e baracche

Il capoluogo trentino si trova in questi giorni al centro di una stridente contraddizione. Da una parte ci sono due eventi culturali, o che almeno tali pretendono di essere. Al Museo Tridentino di Scienze Naturali si è da poco aperta una mostra intitolata “La Scimmia Nuda”, ove per Scimmia si intende naturalmente l’uomo, quel presuntuoso che pretende di ritenersi davvero qualcosa di più degli animali, egoista che pensa di avere davvero qualcosa in più rispetto agli illuminati appartenenti al mondo animale. Il secondo “evento” è la presentazione – in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento – dell’iniziativa “Cane bravo cittadino”. “Gli animali fanno parte della nostra vita – ha detto l’Assessore Iva Berasi – e chi ama i cani ritiene che abbiano diritto di cittadinanza come le persone”. No, non state sognando. È tutto vero. In pratica, da oggi, gli amici a quattro zampe in possesso della patente potranno entrare nei negozi e negli esercizi pubblici, salire sugli autobus e fare chissà cos’altro.

Sia chiaro. Non abbiamo nulla contro gli animali. A volte la presenza di un cane o di un gatto salva una persona anziana o disagiata psichicamente dalle mazzate della solitudine.
Quello che non possiamo tollerare, però, è che tanta attenzione verso il mondo animale vada a discapito della razza umana che, contrariamente a quanto allude la mostra succitata, non è composta da scimmie, ma da esseri pensanti abili a fare cosette come pensare, soffrire, amare, discernere, avere una morale, una spiritualità, ecc.; insomma, hanno la coscienza di chi può pronunciare la parola “io”.

Scimmie e cani, quindi, alla ribalta. Senza contare i tanti che hanno oramai perso la testa per gli insopportabili orsi. Tutto questo accade, mentre nella stessa città si erge una baraccopoli da Terzo Mondo. Forse i notai, gli avvocati, le femmine della Trento bene che passeggiano nelle vie del centro con i sacchetti delle boutique in mano ancora non lo sanno, ma sugli inquinatissimi terreni dell’ex Sloi, in via Vittime delle Foibe c’è già da tempo un accampamento clandestino popolato da una settantina di rumeni: uomini, donne e bambini. Impressiona quanto poco ancora si faccia a livello istituzionale per risolvere questo vergognoso problema. Lasciare che delle persone vivano in condizioni igienico-sanitarie disperate, con la dignità messa sotto le scarpe, è una cosa che in una città moderna come Trento pretende di essere non dovrebbe accadere. Anche perché, è risaputo che le baraccopoli sono destinate ad allargarsi. Una volta stabilite in un posto tendono ad attirare sempre più disperati e, raggiunte discrete dimensioni, spesso si strutturano fino a diventare quasi un’urbanizzazione parallela e alternativa a quella ufficiale. Voglio dire che pure le favelas di Salvador de Bahia devono essere iniziate in qualche modo.

In attesa che qualcuno si muova, prima che sia troppo tardi, continuiamo a sorbirci le interessantissime teorie di Darwin, i bravi cani patentati che educano i propri padroni, le notarelle stonate degli artisti di strada e – perché no – la prospettata e temutissima “Notte bianca” di Trento.

Pubblicato su "Trentinario.it"