3 febbraio 1998 - 3 febbraio 2003



Penso che sono passati cinque anni da quel pomeriggio e la gente segue il vento. Poche righe sui giornali, comunicati stampa di pura pietà, tanto per mettersi a posto la coscienza. Penso al piccolo Philip che quest'anno avrebbe raggiunto la maggiore età, avrebbe preso la patente... Penso che fa tanto freddo. Dentro. Penso a tutto questo e guardo la gente. Che segue il vento. Sì, perché la mia paura è che abbiano proprio ragione gli scettici, quelli che in questi due anni non mi hanno detto altro: "E' tutto inutile... Dimenticheranno..." Già. E' facile commuoversi a un funerale, più difficile farlo cinque anni dopo. E più guardo le persone, più aumenta la consapevolezza in me di quanto egoismo ci sia, di quanta voglia di seguire le mode. Proprio così. Si corre dietro alla moda. E dietro alla Tv. Al di là di questi due nuovi padroni del mondo non vedo nulla. Avevi ragione, caro scettico, la gente dimentica le cose, i morti, le sciagure... li dimentica quando sono passati di moda; e il dolore torna ad essere un fatto privato, torna a rinchiudersi tra le quattro mura dei parenti che hanno perso figli, padri, nipoti... Adesso va di moda la pace. No, non quella, non quello stato di coscienza e di convivenza che non esiste. Mi riferisco a quelle curiose bandiere che sempre più spesso si vedono appese alle finestre. Eccola, la nuova moda: bandiere in technicolor che garriscono di presunzione, che sembrano dire ai passanti: "Oh! guerrafondai che non siete altro!" Che sciocchezza... Tutti siamo per la pace. Chi non lo è? Ed è un peccato che la pace, quella vera, non esista. Insomma. Sono passati cinque anni; penso a tutto il lavoro fatto e mi domando sempre di più se non sia stato tutto inutile. E fa freddo. Dentro. p.l.