Il mercatino della politica



Quando ancora si giocava per strada, prima della partita di calcio, i due più fighi della compagnia facevano bim bum bam e si sceglievano, uno per uno, i componenti della squadra. Per primi venivano presi quelli indiscutibilmente più bravi, abili nel gioco e nella tattica. Poi si passava ai calciatori via via più scarsi e per ultimi, prima del portiere (quello non lo voleva fare mai nessuno), rimanevano quelli proprio negati per il calcio, gli sfigati che ignoravano perfino che forma avesse il pallone. Questa immagine di gioventù ci viene richiamata alla mente dalle oscure manovre con cui gli schieramenti politici hanno da poco definito i propri candidati alla Camera e al Senato per le elezioni del 9 e 10 aprile. Pure lì i due fighi della compagnia hanno fatto la conta ed hanno cominciato a scegliere fino a completare la squadra. Solo che mentre sui campetti di calcio di giovanile memoria a fare la formazione ci si metteva niente, per tirar fuori i nomi dei candidati nei partiti politici nostrani si son dovuti scornare non poco tra loro. Era stato fin troppo facile restare tutti uniti quando era il momento di tirar fuori gli slogan, di dire peste e corna degli avversari. Quello che si era riusciti a dare all’elettore era un’immagine di forte unità e di coerenza rispetto ai valori di lealtà e di correttezza che ogni partito politico tende a fare propri.
Le cose sono diventate più difficili quando è arrivato il momento di formare le squadre elettorali e per qualcuno, com’è inevitabile, si è materializzato il rischio di restare in panchina o, addirittura, in tribuna. Difficile a quel punto conservare il fair-play del politico tutto d’un pezzo che non si scompone nemmeno davanti al giudizio universale. E gli elettori, che sono molto più attenti di quanto i politici possano supporre, hanno colto e registrato ogni segnale proveniente dai due schieramenti politici, ognuno impegnato nella sua piccola guerra civile. Non sono sfuggiti, ad esempio, gli strali del candidato autonomista verso i candidati provenienti da altre regioni; l’acredine dei trombati di lusso; la boriosità di chi, ritenendosi al di sopra delle parti, giudicava fondamentalmente scontata la sua presenza in lista. E che dire di quei consiglieri provinciali o addirittura sindaci che hanno preteso di fare una campagna elettorale mantenendo le rispettive cariche poltiche e amministrative, senza avere il buon gusto di dimettersi? Un malcostume diffuso pure dalle nostre parti. Un opportunismo al limite della decenza che se ne infischia degli elettori della prima ora e calpesta le principali norme etiche. E non è detto che poi, in caso di elezione, le dimissioni arrivino. Anzi. Siamo abbastanza sicuri che gli interessati manterrebbero ambedue le cariche, pur sapendo che se si vuol far bene il consigliere o il sindaco sarebbe auspicabile mantenere solo quella carica e a tale carica dedicare tutto il tempo a propria disposizione, non soltanto le ore part-time. Se certi calcoli vanno bene nel privato, sono da aborrire in un contesto pubblico.
Ce n’è abbastanza per poter affermare che i candidati dei collegi trentini, assieme ai loro diretti superiori, non hanno dato certo esempio di probità. Con la loro isteria hanno dimostrato che per un posto in lista si è disposti praticamente a tutto: ad ignorare i regolamenti, a infischiarsene degli elettori. A che serve poi domandarsi come mai la gente è tanto scettica nei confronti della politica? Se l’affluenza alle urne è sempre più bassa? Quando anche la stampa, locale e nazionale, viene usata per palesare sediziose intenzioni di voto? Giochi di potere di basso profilo, peraltro orchestrati da Roma, ecco cosa sembra avviata a diventare pure da noi la politica nella stagione elettorale. Un teatrino di cui, nella terra di Alcide Degasperi, avremmo fatto volentieri a meno. Per lo Statista di Pieve Tesino, infatti, la politica era una missione e la candidatura era un serio e preciso impegno preso con gli elettori. Impegno da mantenere, onorare e rispettare, a qualsiasi costo.
"Trentino" del 13 marzo 2006