Mastrogiacomo libero: adesso la facciamo finita?
21 03 07 12:36 Archiviato in: Attualità
Adesso che Mastrogiacomo è stato liberato e tutti,
giustamente e umanamente, proviamo una sobria
soddisfazione per il fatto che la sua vita non sia
più in pericolo, che non debba più rimanere segregato
in condizioni disumane, arriva finalmente il momento
di toglierci alcuni sassolini dalle scarpe. E non si
può non partire dall'incredibile edizione serale
odierna del Tg1: diciotto minuti dedicati alla
liberazione del giornalista italiano. Una specie di
record. Senza contare l'edizione straordinaria. Ora,
che ci siano state consistenti pressioni governative
sui palinsesti è il classico segreto di Pulcinella.
Il potere anche in quest'occasione ha voluto mostrare
i muscoli, per costringere l'opinione pubblica a
considerare il caso di Mastrogiacomo una questione di
Stato. Gli appelli, le sfilate, le fiaccolate, i
cartelloni appesi alle prefetture, gli striscioni,
ecc. si sono sprecati. Gli italiani,
dall'industrialotto della Bassa alla casalinga di
Voghera, "dovevano" sapere che il Governo Prodi non
era certo meno bravo del precedente a pagare
riscatti. E in questa attività di lavaggio del
cervello mediatico, il Governo è stato aiutato dal
fatto che Mastrogiacomo appartenesse alla casta
giornalistica. Contrariamente a quanto avvenuto per
la vicenda dei tecnici rapiti in Nigeria, che a voler
fare un confronto sono stati praticamente ignorati
dalla stampa, questa volta non si è voluto badare a
spese. Il risultato finale è stato un vero e proprio
bombardamento mediatico a cui è stato davvero
difficile sottrarsi. Purtroppo pochi si sono resi
conto che in questa storia, soprattutto alla fine, si
è perso da più parti il senso della misura. A partire
dalle scene di esultanza viste non appena la notizia
della liberazione del giornalista (peraltro già
abbondantemente preannunciata) si è diffusa tra i
media. Brindisi, applausi, abbracci scomposti,
bandiere sventolanti. I principali telegiornali sono
andati completamente fuori di testa. Si è arrivati
cocuzzianamente ad intervistare i colleghi in
delirio, la mamma commossa, la sorella compiaciuta e
il fratello che stappa lo spumante nemmeno avesse
vinto un Gran Premio. Un teatrino prefabbricato e
patetico, talmente pre-confezionato da sembrare un
soap opera. Certo, è comprensibile la gioia di chi ha
temuto tanto a lungo per la sorte di un proprio caro.
Tuttavia, la situazione avrebbe richiesto maggiore
sobrietà. Non bisogna dimenticare che il prezzo
pagato per la liberazione di Mastrogiacomo è stato e
rimane altissimo. Anzitutto, la vita di Saied Agha,
l'autista 25enne del giornalista di Repubblica, e
quella di suo figlio, che non è sopravissuto al
dolore provato dalla madre che lo portava in grembo.
Poi, non dobbiamo dimenticare che il Governo afghano,
su pressione di quello italiano, ha dovuto rilasciare
un manipolo di farabutti che meritava di continuare a
marcire nelle patrie galere e che invece adesso è
pronto per nuove sinistre avventure. Infine, la
dignità del nostro Paese perde un altro pezzetto, si
sbriciola ulteriormente cedendo miseramente al
ricatto di un gruppo di assassini, esponendosi in tal
modo a futuri, probabilissimi, nuovi rapimenti. La
vicenda Mastrogiacomo ci conferma ancora una volta
che l'Italia è un Paese che ha continuamente bisogno
di eroi, come di un deodorante che copra
continuamente i cattivi odori di un corpo malandato.
Un eroificio al servizio dei governi, della stampa
loro fedelmente asservita e di tutti quei cittadini
che hanno dimenticato, ancora una volta, di essere
uomini in grado di pensare con la propria testa.
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)