Una storia a testa in giù

Ci sono molti modi per riuscire a vivere nel mondo frenetico e caotico dei giorni nostri. Uno è questo: convincere chi ti sta vicino, il maggior numero di persone possibile, ad ascoltare le tue ossessioni e – alla fine – a darti ragione. Forse a prescindere dal posto che occupa la verità, che di solito è unica e, spesso, insondabile.
Se ne vedono di cose strane in giro. E non ci riferiamo certo a qualche eccentrico capo d’abbigliamento o ad una macchina posteggiata in maniera particolarmente ardita, perché le stranezze non sono poi così appariscenti. Bisogna saperle cercare nel marasma quotidiano. Guarda quel tizio, ad esempio. Quello che impavido si aggira nel finale della nostra storia. Una storia bizzarra che se ne sta a testa in giù perché è così che deve stare se la vogliamo raccontare per bene; come un acrobata che cammina sulle mani e raccoglie pochi spiccioli di offerta tra i passanti.
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Per riuscire a vivere nel mondo frenetico e caotico dei giorni nostri bisogna credere a ciò che si sta guardando, anche se la mente ti si è messa in ginocchio e ti sta scongiurando di non prestare fede a certe scene assurde.
Nemmeno nella città più disincantata del mondo, un uomo che va in giro regalando banconote al primo che capita può passare inosservato. Guardalo lì, Mirko, come è contento mentre zompetta per le strade del paesone tra i monti. Venti euro al signore col cappello, cinquanta alla signorina con la ventiquattrore, cento – addirittura – al pensionato con la borsa della spesa. Tutti accettano volentieri, nessuno trova niente da ridire in un’azione tanto magnanima. La generosità di certe persone, talvolta, riesce ad educare meglio di scuola, famiglia e Chiesa messe assieme. Guardalo, Mirko, che tenta di guadagnarsi il paradiso con un’azione buona. Stende in piazza la propria ossessione come fosse biancheria mal lavata. Eppure nessuno nel mondo frenetico e caotico pare intenzionato a dargli ragione. Ha l’aria stralunata di un miliardario in vena di filantropia estrema, un po’ come se a Rupert Murdoch desse improvvisamente di volta il cervello e cominciasse a gettare denaro dalla finestra del suo ufficio.
Ma prima di compiacerci con Mirko per il suo altruismo, risaliamo un attimo la storia. Lo so che è lunedì mattina, ma facciamolo lo stesso uno sforzo mentale e dall’epilogo ci spostiamo verso la parte centrale della trama. Immaginiamo così il Nostro alcuni minuti prima delle grandi regalìe. Si sta cazzando cifre da capogiro in negozi e ristoranti del centro. Un’ostentazione di potere economico che ben presto fa serpeggiare alcune domande tra i passanti e tra i lettori. Ma chi è, costui? Donde viene? Ha così tanti soldi da? D’altra parte nella città disincantata, nel paesone che sta tra i monti la generosità è proprio come la maleducazione: non riesce a passare inosservata. I passanti sembrano assorti nei casi loro, eppure in realtà sono piccoli registratori ambulanti che annotano ogni cosa dei propri simili: altri passanti che a loro volta registrano e annotano. Credono di vivere e, in realtà, anno dopo anno, partecipano ad una eterna conferenza stampa in cui c’è nulla da annunciare.
Ma di tutto ciò Mirko se ne frega allegramente. È l’inizio della storia, questo, e d’incanto assomiglia all’inizio di tante altre storie a cui ci ha resi avvezzi la modernità. L’arrivo da un Paese straniero, il difficile adattamento, la complicata ricerca di un lavoro, l’integrazione, l’agognata conquista della fiducia di chi ti sta attorno.
Mentre mette in tasca i soldi delle casse aziendali, qualcosa scatta nella testa di Mirko. Capisce che quei soldi potrebbe tenerseli e allo stesso tempo sente i rimproveri del rimorso. È combattuto, una vela sbattuta dai venti del bene e del male. Certo è che la sua faccia non ha più i tratti rilassati a cui ci eravamo oramai abituati. Profonde rughe adesso gli solcano il viso, come se si portasse dentro una perpetua preoccupazione. Dovrebbe effettuarci dei pagamenti con tutti quegli euro. Per conto dell’azienda, si capisce. Andare in banca, fare i bonifici e fine. Ed invece questo è solo l’inizio. Lo sconsiderato inizio di una storia a testa in giù.

IL FATTO
lI primo di marzo ruba dei soldi al proprio datore di lavoro e poi si ingegna a spenderli e a regalarli ad amici e parenti. Il novello Robin Hood, denunciato per furto, è un bosniaco di 37 anni. In base a quanto verificato dalla polizia, la somma dilapidata ammonterebbe a circa dieci milioni delle vecchie lire.

("Trentino" del 19 marzo 2007)