Quella sana voglia di andare via

“Vede, quando si arriva ad una certa età. E voltandosi si può vedere tutta la propria vita alle spalle. È strano… Ma viene come la voglia di scappare. Un’irresistibile desiderio di andarsene, non si sa da chi o verso cosa, che ti fa muovere le gambe sotto al tavolo e roteare le punte dei piedi in preda ad un inconsulto formicolio.” Mentre diceva ciò, il vecchio continuava a controllare la caldaia della pipa e con gli occhi si era davvero messo alla ricerca di possibili vie di fuga – una finestra semiaperta, il poggiolo sul cortile, la cuccia del cane –, come se da un momento all’altro avesse dovuto mettersi a correre, iniziare la corsa che lo portasse finalmente lontano dall’idea brutta della morte. Come quando ti trovi in un posto da troppo tempo e l’aria si è fatta pesante, irrespirabile quasi, e di ogni cosa senti di averne avuto abbastanza. L’unica cosa che ti interessa a quel punto è uscire, non importa per incontrare chi o vedere cosa. Uscire e basta. Cambiare registro alla musica monotona e un po’ stonata che da troppo tempo senti nelle orecchie.
Così se a qualcuno capitasse di incontrarlo, mentre va su e giù per le strade del paese con la sua bici scassata, con quel curioso cappello sulle ventitré e l’aria di chi ha voglia di darla a bere al prossimo suo, non si manchi di salutarlo. Pare voler andare lontano, ma in realtà non supera mai il cartello che annuncia l’abitato. Quello sono le sue colonne d’Ercole, il punto di non ritorno oltre il quale nulla è dato prevedere. Lui si chiama Luigi, ma tutti in paese lo chiamano Bigio. Forse perché Luigi è un nome da re o da cardinale e lui proprio non se la sentiva di avere tanta importanza.
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Quando si realizza che in fondo per quanto smagati, siamo in balia di delicatissimi equilibri chimici che ci tengono su come marionette emancipate che hanno imparato a fabbricarsi un copione: questa cosa capita ad esempio quando per brevissimi lassi di tempo il cervello pare andare in stand-by. In uno di quegli attimi di calcolata follia in cui si perdono nome, cognome e paternità pare essere piombato il Bigio questa mattina. Le colonne d’Ercole sono bell’e superate e quella carriola di un bici cigolando-cigolando arranca ai bordi della strada, ad un millimetro dai tir furibondi e dalle auto dei soliti pendolari. Come un Ulisse cardiopatico, il Bigio ha deciso di sfidare la sorte e andare a vedere cosa ci sta al di là degli stretti confini in cui la sua vita ristagna sin dal giorno in cui è venuto al mondo, circa un secolo fa. E chi se ne frega se il signor Buonsenso e la signora Previdenza non sono d’accordo. I confini sono solo delle convenzioni. Pure il tempo, forse.
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L'impresa dell’eroe greco si concluse con il naufragio e la sua morte assieme a tutti i suoi compagni. Lo sa bene il Bigio, che qualche libro nella vita lo ha letto pure lui. Per questo è un po’ agitato quando le tenebre calano e la bici diventa un punto nero nella notte più scura. La notte fredda che annulla i limiti delle cose e addomestica il cervello delle persone. Il Bigio non si fermerebbe, il tappone della sua vita non ha una distanza predefinita perché non lo si può misurare con le normali unità di misura, proseguirebbe all’infinito sino a divenire altro da sé, un ibrido fatto di carne, tubi saldati e paura. “Quando si arriva ad una certa età. E voltandosi si può vedere tutta la propria vita alle spalle. È strano… Ma viene come la voglia di scappare”, questo vorrebbe confidare il Bigio ai due poliziotti che lo fermano increduli, interrompendo il cigolio con cui quel ferrovecchio stava fendendo la notte già da un po’. Invece non dice nulla e sorride da sotto a quel cappello sulle ventitré. Forse è felice di essere scampato al “disastro”. In fondo di fare la fine dell’incauto Ulisse non ne aveva proprio nessuna voglia.


IL FATTO
A 86 anni ha percorso più di 130 chilometri in bicicletta. Partito dal suo paese, Camisano vicentino, l’uomo è stato fermato da una pattuglia della stradale alle 3.30 di notte nei pressi di San Michele all’Adige. Portato all’ospedale per un controllo e per essere rifocillato, è risultato solo un po’ stanco e confuso. Di lì a poco ha potuto fare ritorno a casa.

("Trentino" del 14 maggio 2007)