Astensionismo: scelta eroica o menefreghista?
03 04 10 07:02 Archiviato in: Articoli
Perdonatemi davvero, ma
trovo curioso questo tentativo di dare una
dignità all'8% di elettori che alle
ultime elezioni regionali non ha ritenuto
necessario recarsi alle urne. Per questo, per
una volta, mi trovo in disaccordo con
l'editoriale scritto ieri da Pierangelo
Giovanetti sul voto di domenica. Si è scritto
che gli astensionisti hanno così dimostrato il
proprio disgusto per la politica delle urla: ma
forse è lecito domandarsi cos'è peggio, un
politico che urla o un elettore che se ne
strafrega di quanto gli avviene attorno? Peggio
un politico mediocre o un elettore
qualunquista?
L’automobile non parte, ha qualche problema al motore: meglio chi preferisce farsi cento chilometri a piedi piuttosto che sporcarsi le mani o chi ti aiuta, seppur maldestramente, a dare una spinta a quel catorcio?
Chi sono questi signori che domenica hanno pensato ai fattacci loro e se ne sono andati in gita anziché fare il loro dovere civile? Perché dunque si debbono meritare questa posticcia santificazione? Si dice che con l'astensionismo si è voluta esprimere la protesta. Ma quale protesta?! L’impressione è che li stiamo sopravvalutando un tantino questi italiani pantofolai. Sono ben altre, infatti, le modalità attraverso le quali è possibile incanalare una reazione seria come la protesta: l'associazionismo politico, l'appoggio critico, la discussione, la proposta (santo cielo, proponete qualcosa di diverso e di intelligente visto che siete tanto delusi, no!?).
Scriveva Demostene che spesso le grandi imprese nascono dalle piccole opportunità: parole sante. Una piccola croce sulla scheda elettorale presuppone una scelta, il risultato cioè di una pur minima elucubrazione. Quanto meno bisogna mandare a mente qualche punto del programma di questo o di quell’altro candidato, per qualche minuto bisognerà spegnerla quella maledetta tivù. Impegno, ecco la parolina magica. La verità è che siamo oramai disabituati all’impegno sociale, a rimboccarci le maniche, a metterlo da parte quel dannato “particulare”, a non rimanere ancora immobili davanti al rubinetto che perde acqua: lo vogliamo chiamare questo idraulico, o no?!
Ricordiamoci che il voto non è mai inutile. Indro Montanelli – che non era un cretino – preferiva turarsi il naso e votare un’oramai infetta Democrazia Cristiana piuttosto che non sfruttare quella “piccola opportunità”.
La paura è che dietro la scelta astensionistica non ci stia nessuna forma di protesta o di disgusto, ma solo un piegarsi alla tendezza di massa verso l’appiattimento intellettuale, il risultato di una perversa istigazione pubblica e massmediatica al “no logos”. È sconvolgente pensare ad un ragazzo di diciotto anni privo di qualsiasi entusiasmo ideale o utopico. Ancora più sconvolgente pensare ad un omologo che di anni ne abbia ben di più.
Ci sia risparmiato, dunque, l’elogio dell’astensionista. Non esiste cittadino che possa dire di non avere nessun tipo di dovere nei confronti della collettività. Farsi carico di un’idea è una scelta eroica, soprattutto in questi anni di disimpegno selvaggio e di becero edonismo. Quel segnetto sulla scheda elettorale è altresì il piccolissimo messaggio che ognuno di noi può mandare al Potere: “io ci sono, sono qui, ti terrò d’occhio, pronto a fare il diavolo a quattro se solo ti permetti di non rispettare la mia volontà”.
E questo vale nella grande politica come nella piccola, nella nazionale come in quella di quartiere. Un cittadino che si chiama fuori da ogni logica di impegno, grande o piccola, non può più neppure reputarsi un cittadino.
Come sono cambiati i tempi… Una volta si scendeva in piazza, si passavano le notti a discutere di politica e di educazione, si leggevano Weber, Hobbes, Gramsci si guardavano i film di Tarkovskij, di Truffaut e di Ejzenštejn, si andava ai concerti degli Area e di Guccini; adesso si manda direttamente tutto in malora e il giorno delle elezioni si va in gita, sicuri che, presto o tardi, qualcuno provvederà a dare una valenza politica a quel rigurgito di menefreghismo all'italiana.