L'hai voluta la bicicletta?
03 05 07 08:10 Archiviato in: Racconti
Di certi impegni non si può mai dire che li si
potranno onorare al cento per cento. Già, perché in
agguato può sempre esserci un accidente oppure
l’imprevedibilità di un folletto incazzato che come
niente ti fa perdere la tramontana. Possono
frammettersi ostacoli tra te e il tuo obiettivo,
contrattempi che rischiano di compromettere il
normale svolgimento della giornata. Guasti, scioperi
selvaggi, domeniche ecologiche, virus intestinali,
l’invasione delle cavallette: quando ha visto quel
tizio in divisa nello specchietto retrovisore, che si
agitava e con ampi e plateali gesti con le mani la
invitava ad accostare e quindi a fermare l’auto, la
Bice ha pensato a tutto, proprio a tutto, meno ciò
che in realtà stava per accadere su quella tortuosa
strada provinciale.
(Che poi certe storie tu le racconti e chi ascolta, una volta capito di cosa si tratta, comincia – chissà perché – a darti candidamente dell’idiota. “Ma dai, cosa vuoi che sia, accade di peggio”. Come se una storia sia davvero misurabile con il metro miope della realtà. Come se un racconto dovesse quadrare per forza alla fine così come deve necessariamente quadrare – chessò – il bilancio di una Spa. Ogni storia ha un suo respiro, vola con le proprie ali fatte di parole e va a posarsi nella fantasia di chi legge o di chi ascolta.)
Accadrà pure di peggio, però alla Bice le girano di brutto quando la costringono a parcheggiare l’auto e il bimbetto che porta con sé comincia a piangere disperato. Ha fame, certo, e se quei signori con la fiamma sul cappello non avessero fermato sua madre a quest’ora avrebbe una gustosa pappa fumante sotto al naso e gli allegri strilli del suo fratellone… Già, c’è pure lui, la Bice presa dal nervoso per poco non se lo dimenticava. Adesso se non si sbriga, quel benedetto figliolo torna da scuola e trova la porta chiusa. Ci mancava pure l’abbandono di minore. “Signor milite, lei deve farmi passare, perché…” Ma il ragazzone allarga le braccia e le dice che è inutile che se la prenda con lui, ché sta solo eseguendo degli ordini e se ha delle rimostranze da fare può tranquillamente rivolgersi al Commissariato del Governo. Ciò dicendo, lo sguardo gli si illumina di ironia. Si vede lontano un chilometro ciò che avrebbe voglia di dire a quella ribelle di una rompiscatole: che non gliel’ha mica prescritto il medico di mettersi a fare figli. L’ha voluta la bicicletta? Ecc. ecc.
La Bice, naturalmente non vuole credere a quanto sta accadendo. In pratica la stanno costringendo al ruolo di madre degenere, a far soffrire la fame ad un figlio e ad abbandonare per strada l’altro. Il tutto per… Ma a proposito. Si può sapere perché diavolo state bloccando tutte le auto, facendo arrabbiare tutti i conducenti compreso quel signore anziano che continua a sbraitare che lui deve correre a casa a prendere la pillola di mezzogiorno altrimenti gli viene male? Cooosa?! E voi state facendo tutta questa baraonda per… “Guardi signora che il Giro del Trentino è una corsa molto conosciuta, c’è pure la tivù”. Beh, se c’è pure la tivù, allora, in questo caso… La Bice si domanda se quello lì sta parlando sul serio o sta tentando di prenderla per i fondelli. Poi, sconsolata, mentre le prime staffette le transitano davanti, ignorando esausta le urla del figlioletto, si mette a riflettere furiosa sul ciclismo, su questo sport bellissimo, portatore di valori sani che ogni due o tre mesi rischia di collassare per via di qualche storiaccia di doping. Già. Bello, tutto molto bello quando guardi sfrecciare il gruppone colorato nel piccolo schermo. Non li immagini mica gli improperi delle migliaia di Bice bloccate per strada che, nere di rabbia, se ne stanno a braccia conserte lungo il percorso a smoccolare contro il mondo. Le telecamere non le inquadrano mai.
("Trentino" del 30 aprile 2007)
(Che poi certe storie tu le racconti e chi ascolta, una volta capito di cosa si tratta, comincia – chissà perché – a darti candidamente dell’idiota. “Ma dai, cosa vuoi che sia, accade di peggio”. Come se una storia sia davvero misurabile con il metro miope della realtà. Come se un racconto dovesse quadrare per forza alla fine così come deve necessariamente quadrare – chessò – il bilancio di una Spa. Ogni storia ha un suo respiro, vola con le proprie ali fatte di parole e va a posarsi nella fantasia di chi legge o di chi ascolta.)
Accadrà pure di peggio, però alla Bice le girano di brutto quando la costringono a parcheggiare l’auto e il bimbetto che porta con sé comincia a piangere disperato. Ha fame, certo, e se quei signori con la fiamma sul cappello non avessero fermato sua madre a quest’ora avrebbe una gustosa pappa fumante sotto al naso e gli allegri strilli del suo fratellone… Già, c’è pure lui, la Bice presa dal nervoso per poco non se lo dimenticava. Adesso se non si sbriga, quel benedetto figliolo torna da scuola e trova la porta chiusa. Ci mancava pure l’abbandono di minore. “Signor milite, lei deve farmi passare, perché…” Ma il ragazzone allarga le braccia e le dice che è inutile che se la prenda con lui, ché sta solo eseguendo degli ordini e se ha delle rimostranze da fare può tranquillamente rivolgersi al Commissariato del Governo. Ciò dicendo, lo sguardo gli si illumina di ironia. Si vede lontano un chilometro ciò che avrebbe voglia di dire a quella ribelle di una rompiscatole: che non gliel’ha mica prescritto il medico di mettersi a fare figli. L’ha voluta la bicicletta? Ecc. ecc.
La Bice, naturalmente non vuole credere a quanto sta accadendo. In pratica la stanno costringendo al ruolo di madre degenere, a far soffrire la fame ad un figlio e ad abbandonare per strada l’altro. Il tutto per… Ma a proposito. Si può sapere perché diavolo state bloccando tutte le auto, facendo arrabbiare tutti i conducenti compreso quel signore anziano che continua a sbraitare che lui deve correre a casa a prendere la pillola di mezzogiorno altrimenti gli viene male? Cooosa?! E voi state facendo tutta questa baraonda per… “Guardi signora che il Giro del Trentino è una corsa molto conosciuta, c’è pure la tivù”. Beh, se c’è pure la tivù, allora, in questo caso… La Bice si domanda se quello lì sta parlando sul serio o sta tentando di prenderla per i fondelli. Poi, sconsolata, mentre le prime staffette le transitano davanti, ignorando esausta le urla del figlioletto, si mette a riflettere furiosa sul ciclismo, su questo sport bellissimo, portatore di valori sani che ogni due o tre mesi rischia di collassare per via di qualche storiaccia di doping. Già. Bello, tutto molto bello quando guardi sfrecciare il gruppone colorato nel piccolo schermo. Non li immagini mica gli improperi delle migliaia di Bice bloccate per strada che, nere di rabbia, se ne stanno a braccia conserte lungo il percorso a smoccolare contro il mondo. Le telecamere non le inquadrano mai.
("Trentino" del 30 aprile 2007)