2004
Leonhard che sa volare
18 12 04 09:27 Archiviato in: Libri

Il racconto "Leonhard che sa volare" è stato inserito nell'antologia Lentamente muore chi non viaggia, edita da Traven Books. Sono ventisette gli autori (alcuni già noti al grande pubblico) che hanno accolto l’invito e la sfida di Reinhard Christanell. Una sfida per gli autori locali, chiamati a giocarsi artisticamente anche al di fuori delle strette mura perimetrali della propria casa-città-provincia. Il tema è il viaggio (il titolo è un verso di Neruda) considerato in tutte le sue accezioni: dal viaggio fisico (“Ultima notte a Thamel”) a quello altrettanto fisico, ma devastante, della droga (“Leonhard che sa volare”). Tra gli autori: Isabella Bossi Fedrigotti, Duccio Canestrini, Gigi Zoppello, Carlo Martinelli, Alessandro Banda. Ventisette racconti per otto euro di costo sono più di un’offerta speciale, sono anche l’idea per un regalo che trascende i canoni del Natale consumistico e frettoloso ed offre un viaggio low-cost sulla comoda poltrona di casa.
La festa scippata
16 12 04 09:29 Archiviato in: Articoli

Buon Natale. “Come ha detto scusi?” Ho detto: Buon Natale. Ma visto e considerato che i Mercatini di Natale, dopo essere nati a Dresda più di cinquecento anni fa, ora li fanno – con tutto il rispetto – pure a Bosentino, e l’anno prossimo – chissà – forse anche nel cortile del mio condominio. Visto e considerato che da più parti si continua a dire che la gente non ha un euro e dopo davanti alle bancarelle si deve sgomitare per un sorso di brulé. Presa coscienza del fatto che oramai ci vergogniamo delle nostre stesse tradizioni al punto da stravolgerle, alterarle, per assegnarli a tutti i costi un tono di pazzesca multiculturalità, sennò stai sicuro che viene fuori qualcuno che si offende. Considerato tutto ciò, insomma, il dubbio che ronza in testa è che ci sia effettivamente qualcosa che non va.
Voglio dire. Che fine ha fatto la magia? Lo stupore per un avvenimento che, sino a pochi lustri fa, era capace di prenderci il cuore? Vogliamo fermarci un momento, per favore? Posare quei pacchi pieni di gigiate che già a metà gennaio saranno nell’immondizia?
Una volta l’attesa del Natale era un avvicinamento dolce, era come stare su una barchetta su un mare tranquillo, con una leggera brezza che ci conduceva molto lentamente al porto. Oggi… Beh, oggi più si avvicina quella data fatidica e più si ha l’impressione di partecipare ad una competizione. La corsa collettiva verso il traguardo che, non lo dice nessuno, ma nell’immaginario è il cenone, quella tavolata rossa che ci propinano le reclame televisive che poi, vai a vedere, anche in Trentino fanno solo quattro gatti. Una vera e propria corsa fatta di finto buonismo, di propositi e oggi pure di dialogo inter-culturale, che non è una partita di calcio, ma una specie di obbligo a trovare un anello di congiunzione con chi delle nostre tradizioni non sa proprio cosa farsene.
E poi scusate. Chiedo perdono preventivo ai “fratelli” di religione diversa, ma il Natale non aveva, almeno una volta, qualcosa a che fare con quel tizio… Dai, quel Gesù Cristo, che a nominarlo così tanto spudoratamente in un articolo, su un giornale laico, a qualcuno potrebbe pure dare fastidio, forse più fastidio di una bestemmia? Al 25 dicembre non si faceva risalire, per tradizione, la sua nascita a Betlemme, in una stalla, se non sbaglio?
Vediamo… mercatini, regali, zamponi, veglioni… No, nell’elenco Lui non c’è. La festa gli è stata scippata. Come se io e te andassimo ad una festa di compleanno, ci pappassimo la torta, ci sbronzassimo per tutto il tempo senza degnare il festeggiato di uno sguardo né di un saluto. Non è una bella cosa. Non è educato. Non è inter-culturale. Che schifo. “Come ha detto scusi?” Ho detto: che schifo.
("Trentino" del 16 dicembre 2004)
"Caro Alcide" a Trento
15 12 04 09:13 Archiviato in: Spettacoli
La Sala è magnifica: affrescata, grande, elegante e suggestiva. Profuma di antico. Quello che posso pensare e aspettarmi io da un pomeriggio come questo perde importanza. La realtà trascende la nostra piccola mente umana. Così, accolgo quanti vengono ad ascoltare il mio racconto come un bravo padrone di casa in una casa non sua. Gli ospiti sono l'usuale trentina. E stavolta, finalmente, le persone a cui "tenevo di più": l'Assessora Bertoldi, il Presidente del Centro S. Chiara, Fait, don Giacometti dell'Arcivescovile. Il futuro di "Caro Alcide" potrebbe non chiudersi qui. Nonostante la multazza beccata in chiusura di serata.

Mercoledì 15 dicembre - Trento
Biblioteca Comunale, Sala degli Affreschi, ore 17.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Bruno Vanzo

Mercoledì 15 dicembre - Trento
Biblioteca Comunale, Sala degli Affreschi, ore 17.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Bruno Vanzo
"Caro Alcide" ad Isera
26 11 04 09:12 Archiviato in: Spettacoli
Arrivare ad Isera ti dà la sensazione di aver infranto una barriera spazio-temporale, tanto riesce a sottrarsi, questa grazioso borgo, alla logica metropolitana di Rovereto e sobborghi. La sala della Biblioteca è grande, per questo la trentina di persone presenti “scompaiono” un po’. Mi aiuta Mario Cossali (foto sotto), con il suo peso carismatico e un vocione baritonale che ben si presta a spezzare la narrazione. Tutto ok, alla fine. Recito in piedi, con una presenza scenica sempre più sicura. Anche se sono stanco marcio. E le due sere consecutive me le sento tutte addosso.

Venerdì 26 novembre 2004
Biblioteca Comunale di Isera, ore 20.30.
“Caro Alcide, - Storia di un italiano”
IL RACCONTO
con la partecipazione di Mario Cossali
Info: tel. 0461.362155.

Venerdì 26 novembre 2004
Biblioteca Comunale di Isera, ore 20.30.
“Caro Alcide, - Storia di un italiano”
IL RACCONTO
con la partecipazione di Mario Cossali
Info: tel. 0461.362155.
"Caro Alcide" a Bolzano
25 11 04 09:11 Archiviato in: Spettacoli
Bolzano è una città fredda. E non mi riferisco solo alla temperatura. Strade, segnali, strisce che ti fanno sentire a disagio, ti mettono addosso una specie di angoscia. Sarei tentato di confidare questa sensazione al Sindaco, Salghetti Drioli, che è venuto a vedermi, ma la sua presenza mi lusinga troppo per inquinarla con le mie osservazioni sociologiche. Mi rendo conto che stasera il mio racconto si fa davvero teatro fin dalle prove luci che faccio assieme al simpatico e bravo Carlo Varolo. Recito in piedi, davanti alle trenta persone che la città mi ha elemosinato, in una sera indigesta che oltre al mio “Caro Alcide” offriva un paio di spettacoli teatrali, un musical, e una mezza dozzina di altri appuntamenti.
Giovedì 25 novembre 2004
Bolzano
Centro Trevi, via Cappuccini, 28
ore 20.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
Giovedì 25 novembre 2004
Bolzano
Centro Trevi, via Cappuccini, 28
ore 20.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
Una poesia su "Hospite"
10 11 04 09:09 Archiviato in: Libri
La poesia “Ho sognato di avere un tumore (ed ero contento di averlo)” è stata inclusa in Hospite. Hospite è una raccolta di poesie, racconti e opere d’arte incentrate sul tema dell’ospitalità e sull’emblematica figura dell’ospite. Tra gli altri autori presenti: Isabella Bossi Fedrigotti, Adriano Sofri, Eraldo Affinati, Mario Rigoni Stern, Silvio Ramat. Il libro è stato curato da Rita Matano e Carlo Martinelli ed è edito da Nicolodi.


"Caro Alcide" a Sardagna
05 11 04 09:00 Archiviato in: Presentazioni
Una grande famiglia, quelli di Sardagna. E' vero. Più il paese è piccolo e più è capace di emozionarsi e coinvolgersi negli eventi culturali. E poi Alcide qui è una specie di orgoglio collettivo. Proprio a pochi passi dall'Oratorio, infatti, nel 1850, è nato Amedeo il gendarme, (anzi, Amadio, come dicono qui) papà di Alcide. E nella sala piena di gente, un buon settanta per cento si chiama proprio Degasperi, tutto attaccato, naturalmente. Il mio racconto sta diventando davvero qualcosa di più. Qualcuno alla fine me lo conferma ("Lei è un attore"), ma dai! Durante gli autografi di fine serata, due suore di Maria Bambina mi ringraziano per aver parlato di Suor Lucia, la secondogenita di Alcide. Curioso ed inedito, invece, l'annedoto sul signor Cesare Degasperi che nel 1951, durante la visita di Alcide in Bondone, rimase gravemente ferito in un incidente. Ebbene, il Presidente mise a disposizione l'auto ministeriale per portare l'omonimo concittadino all'ospedale!


Venerdì 5 novembre 2004
Sardagna, Sala Oratorio, ore 20.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Anselmo Depedri
A cura dell'Associazione "Alto Sasso"


Venerdì 5 novembre 2004
Sardagna, Sala Oratorio, ore 20.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Anselmo Depedri
A cura dell'Associazione "Alto Sasso"
Torna il Racconto del Cermis
25 10 04 08:58 Archiviato in: Spettacoli
Dopo le 120 repliche totalizzate nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004, il Teatro Stabile di Bolzano ripropone il monologo tratto dal libro omonimo. Le recite si terranno a BOLZANO, al Nuovo Teatro Comunale (Teatro Studio), da martedì 22 a venerdì 25 marzo 2005 (h. 20.30). Ad interpretare il manovratore superstite della tragedia sarà naturalmente Andrea Castelli, mattatore della passata messa in scena.
Rassegna stampa
* Il testo trova l’interprete ideale in Andrea Castelli, attore-orchestra che dà il colore di una varia umanità al suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto che parla, straziato, a nome della sua valle oltraggiata e delle vittime”. (Ugo Ronfani – Il Giorno)
* Sulla strada delle operazioni civili inaugurata da Marco Paolini, Loperfido ricostruisce l’andamento del terribile incidente, dando voce a un superstite: il conduttore della cabina che viaggiava in senso inverso. Quel che emerge è la crudeltà, l’insensatezza e la prevedibilità di un disastro che si poteva benissimo evitare”. (Ugo Volli – la Repubblica)
* Dal racconto, misto di italiano e dialetto, del manovratore superstite prende vita Il racconto del Cermis di Pino Loperfido, testo vincitore del Premio Bolzano Teatro 2001. Da vedere”. (Claudia Cannella – Il Corriere della Sera)
* Il risultato di questo sforzo di riflessione, prodotto dallo Stabile di Bolzano, è affidato alla sensibile interpretazione di Andrea Castelli”. (Renato Palazzi – delteatro.it)
* Il climax della pièce è magistralmente assecondato dalla regia semplicissima e però capace di coinvolgere gli spettatori e da Castelli che sa mettere in primo piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo nell’ironia, finisce per rimanere sul labile confine della follia. Spettacolo da non perdere”. (Andrea Pedrinelli – La Padania)
* Si sviluppa così una sorta di flusso di coscienza, fino alla descrizione angosciosa e angosciata di quel pomeriggio da inferno reso con molta partecipazione dall’interprete, Andrea Castelli, non dimentico della lezione attorale di un Marco Paolini o di un Marco Baliani, ma anche di quella più dichiaratamente satirica di un Dario Fo”. (Mario Brandolin – Messaggero Veneto)
Rassegna stampa
* Il testo trova l’interprete ideale in Andrea Castelli, attore-orchestra che dà il colore di una varia umanità al suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto che parla, straziato, a nome della sua valle oltraggiata e delle vittime”. (Ugo Ronfani – Il Giorno)
* Sulla strada delle operazioni civili inaugurata da Marco Paolini, Loperfido ricostruisce l’andamento del terribile incidente, dando voce a un superstite: il conduttore della cabina che viaggiava in senso inverso. Quel che emerge è la crudeltà, l’insensatezza e la prevedibilità di un disastro che si poteva benissimo evitare”. (Ugo Volli – la Repubblica)
* Dal racconto, misto di italiano e dialetto, del manovratore superstite prende vita Il racconto del Cermis di Pino Loperfido, testo vincitore del Premio Bolzano Teatro 2001. Da vedere”. (Claudia Cannella – Il Corriere della Sera)
* Il risultato di questo sforzo di riflessione, prodotto dallo Stabile di Bolzano, è affidato alla sensibile interpretazione di Andrea Castelli”. (Renato Palazzi – delteatro.it)
* Il climax della pièce è magistralmente assecondato dalla regia semplicissima e però capace di coinvolgere gli spettatori e da Castelli che sa mettere in primo piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo nell’ironia, finisce per rimanere sul labile confine della follia. Spettacolo da non perdere”. (Andrea Pedrinelli – La Padania)
* Si sviluppa così una sorta di flusso di coscienza, fino alla descrizione angosciosa e angosciata di quel pomeriggio da inferno reso con molta partecipazione dall’interprete, Andrea Castelli, non dimentico della lezione attorale di un Marco Paolini o di un Marco Baliani, ma anche di quella più dichiaratamente satirica di un Dario Fo”. (Mario Brandolin – Messaggero Veneto)
Ad Arco con i Trentini nel Mondo
21 10 04 08:56 Archiviato in: Presentazioni
C'è aria di festa nella grande sala da pranzo dell'hotel. I ragazzi, e i loro accompagnatori, vengono da ogni parte del mondo. Sono trentini e figli di trentini emigrati. Per me è un onore raccontare a loro questa storia.
Ci spostiamo in un'altra sala che ben presto si riempie all'inverosimile. La gente si sistema perfino sulle scale. Per il sottoscritto, un'intensa ora di racconto: nell'aria si incontrano tra loro le mie parole e l'impressionante attenzione dell'uditorio. Alla fine, mi viene tributato l'applauso più lungo che abbia ricevuto in vita mia.
Tanti gli incontri durante il rito degli autografi. Un ragazzo belga che non mastica bene l'italiano ma si fa capire lo stesso "Tu, bravo signore... detto cose giuste di grande uomo...", ecc. Una signora di mezz'età, Agnese Merotto, che – guarda te il Destino – si rivela essere una di quelle bambine che il 19 agosto 1954 depose i ciclamini sul feretro del Nostro. "Fu il mio primo incontro con la morte", mi confida. Sul libro, come dedica, le scrivo: "Ad Agnese, che ebbe l'onore di vederlo sereno..." Fu la prima ed unica volta.


Giovedì 21 ottobre 2004
Hotel Villa delle Rose di Arco, ore 21.
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Maurizio Tomasi
Nell’ambito del convegno internazionale
"Conoscere l’Europa: informazione e formazione ai giovani".
Organizzato dall'Associazione Trentini nel Mondo
Ci spostiamo in un'altra sala che ben presto si riempie all'inverosimile. La gente si sistema perfino sulle scale. Per il sottoscritto, un'intensa ora di racconto: nell'aria si incontrano tra loro le mie parole e l'impressionante attenzione dell'uditorio. Alla fine, mi viene tributato l'applauso più lungo che abbia ricevuto in vita mia.
Tanti gli incontri durante il rito degli autografi. Un ragazzo belga che non mastica bene l'italiano ma si fa capire lo stesso "Tu, bravo signore... detto cose giuste di grande uomo...", ecc. Una signora di mezz'età, Agnese Merotto, che – guarda te il Destino – si rivela essere una di quelle bambine che il 19 agosto 1954 depose i ciclamini sul feretro del Nostro. "Fu il mio primo incontro con la morte", mi confida. Sul libro, come dedica, le scrivo: "Ad Agnese, che ebbe l'onore di vederlo sereno..." Fu la prima ed unica volta.


Giovedì 21 ottobre 2004
Hotel Villa delle Rose di Arco, ore 21.
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Maurizio Tomasi
Nell’ambito del convegno internazionale
"Conoscere l’Europa: informazione e formazione ai giovani".
Organizzato dall'Associazione Trentini nel Mondo
"Caro Alcide" su RadioRai
10 10 04 08:46 Archiviato in: Mass media
Nel 2002 e nel 2003, l’accoppiata si era rivelata vincente con il coinvolgente spettacolo “Ciò che non si può dire – Il racconto del Cermis”, mio testo recitato da Andrea Castelli. Ora la storia pare ripetersi. Sarà proprio la voce di Castelli, infatti, a narrare in uno sceneggiato radiofonico il mio secondo libro, “Caro Alcide,”.
Lo sceneggiato, realizzato dalla Struttura Programmi della Sede RAI di Trento, è strutturato su quattordici puntate della durata di quindici minuti circa, che andranno in onda tutti i venerdì dalle 14.15 alle 14.30 a partire dal primo di ottobre fino alla fine di dicembre.
Oltre a Andrea Castelli, il cast comprende altri importanti nomi della drammaturgia trentina. Alcide Degasperi sarà interpretato da Carlo Marzani, mentre i dialoghi maschili presenti nel libro saranno affidati a Bruno Vanzo e Mario Cagol. Cecilia Ruele interpreterà suor Lucia De Gasperi nel toccante dialogo con suo padre Alcide.
Infine i dialoghi tra le due ipotetiche abitanti di Sella Valsugana, una sorta di coro popolare che riporta i grandi eventi storici in una dimensione trentina e contadina, si avvarranno delle voci di Giovanna Rosso e Claudia Tomasini della filodrammatica di Olle Valsugana.
La realizzazione tecnica è di Italo Salvador e la regia è di Maria Serena Tait.



"Caro Alcide" a Grigno
01 10 04 06:46 Archiviato in: Presentazioni
La Valsugana si stringe sempre di più. Alla fine, laddove diventa quasi un budello che non lascia passare nemmeno l'auto, ecco Grigno. La biblioteca è maestosa, a due piani: cose che solo il Trentino sa offrire ai propri cittadini. Siamo pronti. La saletta è piena. Venti persone, per carità, ma sono venti persone venute lì con una voglia grande di ascoltare questa storia. Come sempre mi aiuta Bruno Vanzo. E poi, per le parti dialettali, come a Pieve, il buon Tullio Buffa e la signora Gianna Fietta. Durante l'affabulazione, mi accorgo che alcuni in sala si asciugano gli occhi per la commozione. La cosa mi riempie di una grande orgoglio e soddisfazione, perché quelle lacrime sono la prova che il lavoro da me svolto in questi anni è stato buono.
venerdì 1 ottobre 2004
Grigno, Sala della Biblioteca. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30. Info: tel. 0461-706101.
venerdì 1 ottobre 2004
Grigno, Sala della Biblioteca. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30. Info: tel. 0461-706101.
Intervista ad Alessia Merz
24 09 04 06:38 Archiviato in: Articoli

La voce di Alessia Merz è poco più che un sussurro. Cerco di sistemare il telefono, ma il problema non è lì. Alessia sta parlando da un salone di parrucchiera e le sue parole si impastano a tratti col suono metallico dell'asciugacapelli. Guai a perdere qualche sillaba, un'intervista esclusiva non capita tutti i giorni. E che le stelle siano dalla parte del nostro giornale lo conferma anche il fatto che intervistatore e intervistata sono nati lo stesso identico giorno: il 24 settembre: per gli amanti degli oroscopi è il primo giorno della Bilancia. "Ma dai, non mi era mai capitata una cosa così!", esclama Alessia. L'attrice trentina è attesa da un autunno molto intenso. Innanzitutto parteciperà alla seconda edizione de "L'isola dei famosi", il reality show che tanto successo ha riscosso nella passata stagione. Poi, per Alessia ci sarà finalmente una trasmissione televisiva come unica conduttrice. Ma procediamo con calma. Le origini Sul satellite mandano a ciclo continuo le repliche di "Non è la Rai", un tempo serbatoio di veline per "Striscia la Notizia". Il ricordo che Alessia Merz ha di quegl'anni è meraviglioso. Come meraviglioso è il ricordo che ha di Gianni Boncompagni. " Devo a lui il mio successo, per cui è la persona che ricordo con maggiore affetto. E' stato per lui che ho lasciato Trento per Roma. Con lui ho imparato a stare davanti ad una telecamera". Dopo tre anni a "Non è la Rai", a ventun'anni, Alessia è pronta per il grande salto e approda alla corte satirica e fustigatrice di Antonio Ricci. " Antonio rappresenta l'altra metà del mio successo. Con lui avevo meno confidenza rispetto a Boncompagni. Anche perché con un tipo come Ricci non è facile relazionarsi. Ad esempio, non riesci mai a capire quello che pensa veramente. Però sa essere anche lui molto simpatico". " Striscia la notizia" ha ascolti da record e per le veline la notorietà è una conseguenza diretta, un'occasione imperdibile che Alessia non solo non si lascia scappare, ma farà fruttare come solo un ottimo investimento può fare. Al pubblico adolescente di "Non è la Rai" si somma quello più adulto di "Striscia", gli occhi verdi dell'ex Miss Liceo "Galilei" entrano nelle case delle famiglie italiane all'ora di cena. Certo, le malelingue non mancano. I benpensanti accusano determinate trasmissioni di mercificare il corpo della donna. Alessia ha le idee molto chiare a proposito. " Quando fai un lavoro in cui devi apparire è scontato che devi più mostrare il tuo corpo che lasciar trasparire quella che potrebbe essere la tua anima o la tua testa. La mercificazione la vedo su certe strade, più che in Tv. Al giorno d'oggi ci sono ragazzine che già a undici, dodici anni pensano al mondo della Tv, forse certe voci vengono messe in giro anche per scoraggiarle". Per scremare la concorrenza, aggiungiamo noi. Abitudini L'asciugacapelli non è una colonna sonora da premio Oscar, per fortuna l'accento romano di Alessia è squillante come una tromba jazz. Ed è molto simile ad un assolo la risposta alla mia domanda su quale sia la prima cosa che pensa al mattino. " Mattino per me è un parolone che significa mezzogiorno o giù di lì. In poche parole mi lavo e ho già il piatto di pasta sotto al naso." Perché contrariamente alle notizie in nostro possesso che la volevano sulla soglia dell'anoressia, Alessia è una buongustaia: "Mangio come un camionista. Se non metto qualcosa sotto i denti è una vera e propria tragedia". Tv e Internet Chiedere cosa pensi della Tv a una che in Tv ci lavora è come domandare ad un pilota di Formula Uno cosa pensa della propria auto. " Premesso che ultimamente la Tv non ci sta offrendo un granchè, seguo volentieri le fiction e alcuni reality show. Sai che ti dico? Che la Tv è più bello farla che vederla anche perché lavorandoci puoi vederla con un occhio più critico che ti aiuta a capire cosa è vero e cosa no". La sua è una posizione privilegiata rispetto a noi comuni spettatori mortali che dobbiamo berci indistintamente menzogna e verità che la televisione ci offre. Ma quali sono i tasti del telecomando di Alessia che non vengono mai pigiati? "Cerco di evitare le storie tristi, siano film o normali trasmissioni. Anche perché penso che di questi tempi il telegiornale basti e avanzi". Da un mezzo di comunicazione all'altro: Internet. Vuvvuvvù-alessiamerz-punto-it. Ci sono foto, filmati, backstage e anche un forum... "Sì, il sito, da poco rinnovato, mi permette di restare in contatto con i miei fan. Tuttavia non sono una maniaca del web. Preferisco sempre il contatto umano al rapporto freddo e glaciale tramite un computer". Nella sezione novità del sito, viene annunciata una importante notizia per questo autunno... "Ebbene sì. Da gennaio dell'anno prossimo condurrò un programma di auto e motori su un canale satellitare." La novità nella novità è che Alessia sarà la conduttrice unica. "...e dopo undici anni di tv era anche ora", sospira il telefono. Trento e dintorni " Ormai ho perso ogni contatto con il Trentino. Ci vengo solo ogni tanto a trovare i parenti". Malavoglia? "No, è che proprio mi manca il tempo. Poi, quando arriva l'estate preferisco andare dall'altra parte del mondo". E' comprensibile (o no?). Il ritmo dell'intervista cresce e permette finalmente una domandina velenosa: se non le sembra strano che nessuno abbia mai pensato ad Alessia Merz per promuovere il Trentino? " Sinceramente no. Sono trentina, è vero, ma sono anomala". In che senso, scusi? "Non scio e sono astemia." E' una battuta, ovvio. E la grassa risata che segue non fa che confermarlo. La sorella " Hanno scritto che vado all'Isola dei Famosi per pagare gli studi di mia sorella, robe da pazzi". E' vero che Alessia dà una mano a Federica, ma da qui a scrivere robe del genere... ci scusiamo a nome di tutti i giornalisti d'Italia. Ma se disgraziatamente Federica dovesse intraprendere la stessa strada di Alessia? "A mia sorella della Tv non può fregargliene di meno. Ma se proprio volesse le consiglierei di essere sempre se stessa e di avere la faccia come il culo". Ehm, come scusi? Ah, voleva dire di non lasciarsi determinare da situazioni e persone attorno a lei; avevamo capito un'altra cosa... "Anche da questo punto di vista sono una trentina un po' anomala". Un po' tanto. Veline e calciatori E' uno dei flirt dell'estate. Fabio Bazzani, attaccante della Sampdoria e della nazionale, è il nuovo fidanzato ufficiale di Alessia Merz. Proprio la sera prima dell'intervista ha giocato a Trento, perdendo e facendosi espellere. "Però ha fatto un gran gol" sottolinea subito Alessia. Siamo seri per un momento. Parliamo di questo fenomeno scientifico, dell'attrazione che nel nostro Paese accoppia sempre più di sovente le veline con i calciatori. Quanto c'è di vero? "Ti dico solo che è abbastanza normale che delle persone che, sebbene facciano lavori diversi, hanno stessa popolarità e stessi soldi, abbiano amicizie in comune e, di conseguenze, frequentano gli stessi posti e..." E poi ci pensa Cupido a fare il resto. "Proprio così: veline, calciatori, attori, registi... bene o male è tutto un unico ambiente. Certo può capitare pure di incontrare l'idraulico o lo studente". Ecco spiegato l'arcano. Ma le malelingue sono vere e proprie macchine da guerra, animate da invidia e disinformazione. "C'è tanta invidia, è vero. Poi c'è la potenza del passaparola". Il primo della catena dice uno, quando la notizia arriva sulla bocca del quinto siamo già arrivati a dieci. Si montano dei veri e propri casi da un gesto o da un'innocente occhiata. Sesso? Che effetto fa essere considerata una sex symbol? "Non mi sono mai reputata una sex-symbol. Anche perché per reputarti tale i canoni sono altri, Fai conto, la biondona, occhi azzurri, tette enormi, stangona... per cui non mi ci vedo molto. Però, alla fine, fa piacere. Come si dice? Meglio suscitare sesso che fare schifo". E i corteggiatori non mancano, immaginiamo. Come si difende Alessia dai loro attacchi. "Io sono molto esigente. Prima di perdere la testa ce ne metto di tempo. Mi piace mettere gli uomini alla prova: li studio, cerco di capire se stanno attenti a quello che dico e a quello che penso." Ha molta pazienza. E' una preda che sa aspettare. "Più che altro ne devono avere tanta loro (i cacciatori, ndr). Non dico che devono sudare, però... Non che faccia dei test, ma sono abbastanza difficile all'inizio". Insomma, i corteggiatori sono tanti la corteggiata una, onde per cui. L’isola di Alessia Il 17 settembre, Alessia Merz parte per la seconda edizione del reality show reso famoso dalle esternazioni di Pappalardo e dalle ferite della contessina De Blanck. Solo sette giorni dopo l'attrice trentina compirà trent'anni, un compleanno che si prevede molto austero e dietetico. "Erano mesi che organizzavo le cose alla grande: fuochi d'artificio, mongolfiera, poi mi è arrivata questa cosa tra capo e collo". Che sfortuna. "Pensavo ad una festa originale, e adesso la farò sull'Isola; beh, più originale di così". Non era proprio entusiasta Alessia di andarci sull'Isola. Fino all'ultimo ha detto di no. Alla fine è stata decisiva l'amicizia con Simona Ventura, conduttrice anche della seconda edizione. Cosa spaventa di più Alessia di questo mostro chiamato reality show? " A parte il non mangiare, perché io sono una mangiona. E poi mi considero una casinara, nel senso che sono abituata a fare trecento cose al giorno: un appuntamento qua, uno là, l'adrenalina a mille. Adesso, l'idea di non sapere come occupare quattro ore... beh, un pochettino mi spaventa." Le chiediamo se non ha paura di mostrare degli aspetti sconosciuti del suo carattere. Lei risponde con sicurezza e con una punta di orgoglio. "Al contrario, io spero che quegli aspetti vengano fuori. Sai com'è per noi... La gente, per quanto tu ti sforzi di far vedere che hai un cervello e un'anima, vede solo due gambe e due tette. Magari finalmente si accorgeranno che non sono un'ochetta ed ho anche un cervello". Mostrare la vera Alessia Merz, ecco il vero motivo che l'ha spinta a partecipare a questo circo tropicale, a sottoporsi al crudele occhio delle telecamera 24 ore su 24, spazzando la privacy sotto al tappeto. L'Isola dei Famosi può dare ad Alessia l'opportunità di conquistare quella fetta di pubblico che ancora le manca. Ad aiutarla e a sostenerla ci sarà quel carattere forte e tenace. Almeno in questo, trentina lo è.
(TrentinoMese - settembre 2004)
Intervista a Carmine Abate
19 09 04 06:43 Archiviato in: Articoli

Parlo con Carmine Abate e mi tornano alla mente immagini del sud Italia che credevo dimenticate. Certi pomeriggi d’estate, ad esempio, quando se non stai attento il sole è capace di tagliarti in due. O quei giorni fermi, che se ne stanno a mollo nel tempo, come si fa con i legumi prima di metterli a cuocere.
Leggo i libri di Abate ed è come leggere la lunga lettera che ogni sud del mondo, se potesse, scriverebbe al resto dell’universo, il proclama che ogni minoranza diffonderebbe se avesse anche una sola possibilità di essere ascoltata. E non è retorica, ma un fatto. Anzi, un aneddoto inquadrato nel corso della storia, con tanto di data, ora e di luogo. Cinque giugno duemilaquattro, ore 23 circa. L’Espresso del Levante come tutte le notti sta tagliando in due l’Italia. In cuccetta un piccolo imprenditore albanese mi sta raccontando l’avvincente (ma interminabile) saga di Scanderbeg. In un italiano incerto, quasi una nenia, egli narra di questo eroe albanese che nel Tempo Grande aveva difeso il suo popolo, l’Arberia, contro le orde dei turchi. Un racconto che affonda pericolosamente nella notte incombente e sembra poter durare per sempre. Io mi giro dall’altra, ho una gran voglia dormire. Provo a fare capire al compagno di viaggio che è ora di spegnere le luci, e lo faccio pronunciandogli il titolo di un libro; con il tono perentorio di chi ti supplica di farla finita: “La moto di Scanderbeg!”. L’albanese si ferma. Mi guarda con gli occhi accesi. Spegne la luce della cuccetta e dice con una punta di orgoglio: “Carminie Abiate!”, così, con quella specie di accento russo che gli impasta la lingua. Una frazione di secondo dopo comincia a russare.
ALBANIA
Che c’entra l’Albania? Beh, Carmine Abate, abita e lavora in Trentino d’accordo, ma è nato Carfizzi, uno di quei posti in cui ci nasci una volta, ma è come se lo facessi pure una seconda. Sei italiano e sei pure albanese. No, non è uno scherzo della geografia, e nemmeno l’eccessivo tasso alcoolico dell’ufficiale dell’anagrafe. Carfizzi, provincia di Crotone, è una comunità arbëreshe, antichi discendenti di profughi albanesi che fuggivano dalla dominazione ottomana del 1400. E proprio “La moto di Scanderbeg” è il titolo del primo romanzo di Abate.
In questo modo nell’articolo entra un’altra volta quella stessa data: 5 giugno 2004, “La festa del ritorno”, l’ultimo libro di Abate, viene inserito nella cinquina finale del premio Campiello. No, non un premio qualsiasi, ma quello che nel suo albo d’oro riporta i nomi di Levi, Bassani, Silone: gente che con la penna ci sapeva fare davvero.
Sì, perché capita che il telefono di uno scrittore di origini arbëreshe squilli e il capo ufficio stampa della Mondadori gli comunichi questa cosa. “La sorpresa è stata grande”, dice Abate. “Non posso negare che vincere un premio del genere, (la finale è prevista il giorno 18, ndr.) potrebbe davvero darmi una popolarità enorme. Già entrare nella cinquina finale ha comportato una immediata ristampa del libro”. Anche perché il suo libro ha ottenuto il maggior numero di consensi (7 voti su 10 giurati) alla prima votazione.
SANTA RABBIA
Perché hai iniziato a scrivere? La domanda gliel’hanno fatta migliaia di volte, ma Abate mi risponde con la solita disarmante disponibilità. “Per rabbia, per rabbia e per rabbia. Per richiamare l’opinione pubblica sul tema dell’emigrazione; per denunciare la condizione di persone costrette a dover lasciare la propria terra per poter lavorare”.
Già, nei libri di Carmine Abate l’emigrazione la si respira, si sente l’odore di certe valigie piene di speranza e di caciotte, il rumore di certi addii strazianti e la melodia del sospirato ritorno. Libri che a poterli riassumere in quattro parole (soprattutto quest’ultimo, “La festa del ritorno”), le parole sarebbero “partenza, nostalgia, sacrificio e dignità”.
“ Le partenze sono una ferita aperta. Io, ad esempio, non dimenticherò mai la prima partenza, quella di mio nonno per l’America. E quella di mio padre per la Francia. Un’emigrazione non fine a se stessa, ma primo gradino di una crescita, di un possibile miglioramento”.
La seconda parola fa arrabbiare Abate, che dalla sua casa di Besenello dice: “Nostalgia?! E’ vero, la partenza a rigor di logica comporterebbe una nostalgia, ma nostalgia in greco vuol dire “dolore del ritorno” e io nel ritorno ci vedo sempre una festa!”. No, la nostalgia proprio no!
Alcuni critici accusano Abate di evitare la contemporaneità e di fossilizzarsi nella memoria di un sud che non c’è più, in un passato perduto. Ma cosa è il presente senza ciò che lo ha preceduto? Come fai a capire i giorni amari che stiamo vivendo se non conosci la loro storia? Il presente senza memoria è una scatola vuota. O poco più.
SACRIFICIO E DIGNITÀ
Altra parola chiave: sacrificio. Cos’è il sacrificio in una società che fa di tutto per far finta che esso non sia necessario? “L’ironia della sorte, per l’emigrante, è che non basta partire. Una volta giunti a destinazione, in un paese straniero, lontano anni luce dalle tue radici, dopo aver dovuto superare i problemi di adattamento, arriva il compito fondamentale dell’emigrante: risparmiare.” E per farlo devi sacrificarti. Ma esiste modo e modo. Sopportare il sacrificio lamentandosi per tutto il tempo, prendendosela con questo o con quello, cercando il compatimento e la solidarietà. Oppure, (eccola la quarta parola chiave dei romanzi di Carmine Abate) sopportare tutto con dignità.
“ Credo che questa sia la parola più importante. Io la vedo unita al sacrificio perché non conosco un sacrificio fatto senza dignità. Queste sono le cose che mi ha insegnato mio padre: la coerenza, che non è arroganza, ma piuttosto il ribellarsi ad un destino infame”. A questa forza misteriosa che ci muove come pedine, in un gioco in cui ognuno si fa le regole da sé.
Ora che vive in Trentino, quanto si sente ancora emigrante Carmine Abate? “Se si è lontani dal luogo della propria origine si è condannati ad essere emigranti per sempre. Ma c’è anche un’utilità nel vivere questa condizione: vivere le proprie origini in un nuovo posto di residenza è come vivere due volte, non crede?”
Già, a patto di non affogarsi nella nostalgia… “Bravo”. Vedi che la lezione di vita di Abate comincia a dare i suoi frutti?
CALABRIA O TRENTINO?
La scrittrice americana Flannery O’Connor sosteneva che lo scrittore è chiamato a scrivere della realtà che lo circonda, per poter meglio denunciare con forza le brutture della vita, partendo appunto da quelle più vicine. Abate cosa pensa della scrittura civile orientata in tal senso? “Prima di tutto ci tengo a dire che considero la mia scrittura una scrittura civile, nel senso che le mie storie sono fortemente ancorate nel sociale. Riguardo al fatto del vivere in Trentino, beh, c’è un paradosso in me. Vivo intensamente la Calabria, proprio vivendo qui.” Cioè?
“ Vede, non è semplice da spiegare, ma io non potrei scrivere così se non fossi in Trentino.” No, ha ragione Abate: una cosa così è proprio difficile spiegarla. Probabilmente la si può solo vivere.
SCRIVERE
Come ha detto prima, lei ha iniziato a scrivere per rabbia. Cos’è che invece lo scrivere le dà come persona? Dall’altro capo del telefono, alcuni attimi di silenzio. Poi. “Scrivere per me è una sfida e io sono uno che accetta le sfide. Quando inizio a scrivere una storia, butto lì una situazione o un’immagine. Poi, ci costruisco attorno tutto il resto. Con fatica e in molto tempo, ma alla fine la sfida la devo vincere”.
Come un vero emigrante, come Giovanni Alessi, come Giorgio Bellusci e come il padre de “La festa del ritorno” che la sfida l’hanno raccolta con dignità e coerenza. E il trionfo che sta alla fine del cunicolo, in cui l’emigrante si infila a cercare la luce, è descritto in maniera meravigliosa nella scena finale del romanzo in lizza per il Campiello: una valigia gettata nel fuoco che bruciando sprigiona faville e riempie l’aria della puzza della vittoria. Puzza, abbiamo scritto, non profumo. Perché il prezzo pagato dai personaggi del libro e dall’autore è stato alto.
“ Affonto lo sforzo creativo provando quello stesso piacere che prova il lettore nel leggere. Il piacere che provo rileggendo i miei stessi libri. Sa una cosa? E’ davvero sorprendente rileggersi”.
Così, per chiudere l’intervista gli citiamo una frase pescata da “Tra due mari”, il suo penultimo romanzo: “Se muori come quando sei nato, allora non sei servito proprio a niente”.
Silenzio. Abate sorride sotto ai baffi. E’ come se riuscissimo a vederlo all’altro capo del filo, alla sua scrivania ingombra di giornali, ritagli di articoli che parlano di lui. “Io non sono già più quello di prima.”
E’ vero: anche lui ha bruciato la sua valigia. Nel falò del successo.
("Trentino", 19 settembre 2004)
"Caro Alcide" a Pieve Tesino
17 09 04 06:40 Archiviato in: Presentazioni
Serata fuori programma. L'appuntamento previsto, quello con Paolo Piccoli è saltato. Mi alzo dalla panchina e scendo in campo. Volentieri, dato che si tratta proprio del paese che ha dato i natali al Nostro. In attesa del calcio d'inizio, passeggio per una Pieve Tesino silenziosa. L'unico rumore che si sente è quello delle fontanelle che sbucano in ogni angolo del borgo. Mi soffermo sotto la casa natale di Alcide, quella dove nacque quel 3 aprile 1881. Un filo di commozione mi scombussola. Una strana sensazione, sotto quella casa... Come se avvertissi una presenza, o sentissi il peso di un'assenza.
Inizia il recital. Oltre al bravo Vanzo, ci sono altri due attori (Tullio Buffa e Gianna Fietta) che recitano alcuni dialoghi dialettali. Credo che l'effetto d'insieme sia stato buono. Gli spettatori alla fine sono soddisfatti. Due gli incontri curiosi. Il primo, la pronipote di Pietro Trentini, il sergente che a Pieve faceva da superiore ad Amedeo, il papà di Alcide. E un signore, Giuseppe Piasenti, a cui nel 1947, il Presidente della Ricostruzione, inviò 10.000 lire. Per permettere a quel compaesano di comprarsi finalmente una dentiera...

Con l'attore Bruno Vanzo
Venerdì 17 settembre 2004, ore 20.30
Pieve Tesino, Aula Magna del Centro Studi Alpini del'Università della Tuscia. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi.

Con l'attore Bruno Vanzo
Venerdì 17 settembre 2004, ore 20.30
Pieve Tesino, Aula Magna del Centro Studi Alpini del'Università della Tuscia. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi.
"Caro Alcide" a Telve Valsugana
10 09 04 06:37 Archiviato in: Presentazioni
Arrivo a Telve con ancora il corso web del pomeriggio nella testa. Ho i codici html che mi escono dalle orecchie, mentre comincio il mio racconto. Ci sono una ventina di persone e mi bastano. Anche perché mi guardano tutti e venti con due occhi così. L'ascolto non dev'essere davvero niente male, considerato che questa volta, ad accompagnarmi, c'è pure la voce esperta e profonda di Bruno Vanzo. Non è uno spettacolo teatrale, anche se, considerato quello che passa il teatro ultimamente, il "Caro Alcide," di stasera non sfigurerebbe in un qualsiasi cartellone. Alla fine, il rito degli autografi mi svela come sempre alcune sorprese. Una signora mi racconta che suo figlio ha fatto una tesina sul mio libro. La cosa mi lusinga davvero. Un tizio ricorda che suo nonno litigò di brutto con la nonna, perché mentre questa era molto malata, lui, anziché accudirla, andò al funerale di Alcide. Chi poteva dargli torto?
venerdì 10 settembre 2004
Telve Valsugana, Sala Biblioteca. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30. Info: tel. 0461-706101.
venerdì 10 settembre 2004
Telve Valsugana, Sala Biblioteca. “Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO con la partecipazione di Bruno Vanzo Nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30. Info: tel. 0461-706101.
L'orrore di Beslan
03 09 04 06:35 Archiviato in: Pensieri

E' sopportabile che qualcuno ti rapisca in Iraq e faccia richieste dementi. E' sopportabile vedere una decapitazione in diretta su Internet. E' sopportabile che crollino le Twin Towers con migliaia di persone dentro. Ma che si sequestrino centinaia di bambini, li si privi di acqua e viveri, li si lasci morire di paura lontano da mamma e papà e poi, li si costringa a morire, no. Non è sopportabile. Non è tollerabile. Il mio piccolo cervello non ce la fa a contenere l'orrore, non lo regge lo strazio di quelle madri ululanti, come lupi assetati di vendetta. Eppure lo faccio. Lo guardo in faccia il male. Gli parlo. Gli dico cosa penso di lui. Perché è questo il punto: la vendetta. Perché non me ne frega niente che i russi sterminano il tuo popolo, non me ne sbatte delle tue richieste, non so chi siano i guerriglieri di cui chiedi la liberazione (che se sono come te, donna in nero seminatrice di morte, allora non meritano la libertà, non solo, non meritano di vivere). So solo una cosa. Qualunque sia la motivazione che ti spinge, mio caro, i bambini li lasci stare. Perdio, i bambini no, uomo senza palle. E' con noi, con i grandi che te la devi prendere, non con quegli innocenti. Loro non sanno nulla della Cecenia, di Bin Laden, dei dollari di chi ti finanzia. Hai rimostranze? Hai una guerra da combattere? Beh, allora fallo! Usa pure la tua vigliacca strategia fatta di bombe nascoste, mi va bene perfino questo. Ma prenditela con i tuoi pari, con chi se può te ne assesta uno di quelli giusti. Ma se torci anche un capello ad uno di quei bimbi, allora non meriti nulla, e le tue richieste sono già diventate vento per le mie orecchie. Non esiste perdono per quelli come te. La vita che ti era stata donata e che ora, per fortuna, ti è stata tolta, era un gioiello, una macchina perfetta per andare lontano e tu l'hai trasformata in una perla caduta nel recinto dei maiali.
p.l.
La corsa e la vita
30 08 04 06:32 Archiviato in: Articoli

Maratona di Atene. Trentasettesimo chilometro. Il brasiliano De Lima è in testa e sembra potercela fare, non fosse che ad un certo punto la sua canotta scompare. Sì, le telecamere non lo trovano più. Anzi, aspetta un momento... Eccolo sbucare dalla folla. Quello che è accaduto ce lo spiega il replay. Un individuo in kilt irrompe sul percorso di gara. Sulla schiena porta una scritta: “Leggete la Bibbia, dice sempre la verità”. Però leggila bene la Bibbia, amico. Probabilmente ti sei perso il punto in cui c’è scritto che sei un deficiente. Insomma, il povero brasiliano è stato sbattuto contro le transenne; a quel punto, dobbiamo confessarlo, quasi ci è dispiaciuto tifare per Stefano Baldini, il nostro magnifico atleta che stava rimontando. Lo avrebbe preso lo stesso, d’accordo, eppoi il brasiliano ha vinto il bronzo, va bene, ma l’immagine di quel folle blitz ci ha fatto pensare. Perché quell’imbecille ha impersonato l’imprevisto che in qualsiasi momento può sconvolgere una vita, così come una corsa. Perché il fascino della maratona è immenso, perfino difficile da spiegare, ma assomiglia paurosamente al fascino della vita stessa. E a colpire di questa disciplina, di questo forsennato rimestare i piedi per quaranta e passa chilometri non sono tanto le origini leggendarie. E non è nemmeno l’anacronismo della fatica bestiale a cui gli atleti si sottopongono, in una società dove tutto ti insegnano meno che ad accettare la fatica. Quello che rimane in testa dopo una maratona è la solitudine del maratoneta che parte, corre e arriva da solo. Voglio dire. Una solitudine vera, densa, fatta di pensieri, respiri e gambe che scoppiano. Anche la nostra vita è così. Lunga, spesso difficile, eppure tanto fascinosa. Con un deficiente in kilt ad ogni angolo di strada, che ogni giorno può rischiare di mandarti tutto all’aria, tutti i progetti, i piani di gara. E tu sei lì che fai la tua onesta fatica quotidiana fatta di lavoro e famiglia. Fai il tuo mestiere e capita che un deficiente in kilt ti prenda, faccia una richiesta pazzesca al tuo Paese di appartenenza e poi, scaduti i termini, ti sgozzi come un animale. Non te la lascia riprendere nemmeno la gara. E tu sei solo. Come sono soli i due giornalisti francesi rapiti. Come era solo Enzo Baldoni. Come era solo Filippide, quel giorno, sulla spianata di Maratona, quando sconfitti i persiani gli venne ordinato di correre ad Atene e portare la notizia della vittoria. Quarantadue chilometri a perdifiato. Con la spada, l’elmo, i calzari, altro che nike. E alla fine, col partenone sullo sfondo, alla folla radunata, urla Filippide, urla con quel poco fiato che gli rimane: “Vittoria! Vittoria!”. E poi cade. Muore per lo sforzo fatto. Contento per essere riuscito ad eseguire l’ordine, ma solo: come soltanto un maratoneta può essere.
("Trentino" del 30 agosto 2004)
"Caro Alcide" a Comano Terme
20 08 04 06:25 Archiviato in: Presentazioni
L’altoparlante annuncia la presentazione: “Tra poco verrà presentato il libro Caro Álcide…” Capito come? “Álcide” con l’accento sulla prima vocale. Cavolo, penso io, è il 20 agosto, sono giorni che non si parla d’altro.. Ma da dove viene lo speaker, da Marte?
In ogni caso, l’atmosfera è ottima. Non è la solita sala convegni con le sedie allineate. E’ una sorta di ristorante, di happening letterario, con tanto di rosso in calice. Bene. Mi piace.
Il presentatore lo conosco, è uno che sa come si intervista qualcuno in pubblico. Con lui non sei mai a disagio e, soprattutto, non ti lascia mai in balia dei tuoi silenzi.
Sono pochi i trentini presenti. L’uditorio proviene da molte parti d’Italia: Lombardia, Emilia, ecc. Sono interessati davvero. La cosa mi spaventa un poco. Non ci sono abituato. Il pomeriggio scivola via tranquillo, tra Alcide e le considerazioni sulla politica dei giorni nostri. Tra i numerosi interventi finali del pubblico, mi colpisce quello di un signore di Forlì che racconta di come la propaganda comunista lo constringeva da piccolo ad odiare Degasperi, cosa della quale adesso di pente amaramente.
Grande partecipazione, dunque. Peccato che lo stesso entusiasmo non l’ho ancora ritrovato in quei trentini che tanto dicono di amare quell’uomo, a cinquant’anni di distanza. Un plauso all’Apt di Comano, per l’intelligenza “tattica”, una vera e propria lezione di promozione turistico-culturale ad alcuni enti similari che hanno volutamente ignorato “Caro Alcide” nelle programmazioni estive.

Comano Terme, Palazzo delle Terme. Trentino d'autore Alberto Faustini presenta Pino Loperfido - “Caro Alcide, - Storia di un italiano” Ore 17.

Comano Terme, Palazzo delle Terme. Trentino d'autore Alberto Faustini presenta Pino Loperfido - “Caro Alcide, - Storia di un italiano” Ore 17.
"Caro Alcide" a Levico Terme
23 07 04 06:24 Archiviato in: Presentazioni
Alle otto di sera Levico è deserta. Piazzo il mio cartellone “buttadentro” sulla strada che dieci minuti dopo inizia ad animarsi. Nel teatro l’età media è molto alta: per un testo che si considera rivolto ai giovani non è esattamente il massimo… L’importante che c’è curiosità, e una quarantina di persone che di questi tempi non sono da buttar via. Un signore di Roma mi domanda degli screzi fra Degasperi e la Santa Sede. Gli rispondo volentieri.
Il racconto inizia. Sono più coinvolto e più interpretativo del solito. Alla fine a questa “conferenza” manca tanto così per potersi considerare un monologo.
L’assessore di Levico è entusiasta. “Sta qui bisogna rifarla, non pensavo che fosse impostata così..”
A disposizione.
Levico Terme, Teatro Comunale. Presentazione di “ Caro Alcide, - Storia di un italiano” nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 21.
Levico Terme, Teatro Comunale. Presentazione di “ Caro Alcide, - Storia di un italiano” nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 21.
"Caro Alcide" a Borgo Valsugana
19 03 04 06:22 Archiviato in: Presentazioni
L’espresso decaffeinato è andato giù in un baleno. L’occhio è rivolto al portone del Municipio. L’impressione è che lì dentro non ci stia entrando nessuno. Cavolo, mi dico, siamo a Borgo, nell’anno di Degasperi, e la gente ha di meglio da fare?
Nella sala ci sono una ventina di persone. I presenti sono indignati per il comportamento dei concittadini. Il Sindaco dice due parole e poi si toglie da quella situazione imbarazzante correndo verso altri impegni.
Per me è lo stesso che i presenti siano venti o duemila. Riesco ad astrarmi, a concentrarmi, ad entrare nella storia. E la storia parte…
Vedo qualcuno che si commuove, che sorride, che inarca le sopracciglia: in una parola entra nel racconto assieme a me. La cosa mi dà una grande soddisfazione.

Borgo Valsugana, Sala Municipio. Presentazione di “ Caro Alcide, - Storia di un italiano” nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30.

Borgo Valsugana, Sala Municipio. Presentazione di “ Caro Alcide, - Storia di un italiano” nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte di Alcide Degasperi. Ore 20.30.
Degasperi ad ArcoConfronti
20 02 04 06:19 Archiviato in: Incontri
Non mi piace. Proprio non mi piace quando mi trattano da specialista. E dover parlare assieme ad uno storico professionista e ad un politico di lungo corso non mi lascia tranquillo. Poi c’è quest’ansia da “notte prima degli esami” di pretendere di ricordare tutto il libro in un solo istante. Probabilmente mi preoccupo per niente, perché alla fine la conferenza va liscia come un sasso di fiume.

ArcoConfronti - Assessorato alla cultura del Comune di Arco Venerdì 20 febbraio - Arco, ore 20.30, Palazzo Panni La figura e l’opera di Alcide Degasperi Partecipano Giuseppe Ferrandi - direttore del Museo storico in Trento Giorgio Grigolli - giornalista e storico Pino Loperfido - giornalista e scrittore
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Articolo "l'Adige" di sabato 21 febbraio 2004
«De Gasperi santo? È grande com’è!» Grigolli, Ferrandi, Loperfido: « Berlusconi a sproposito»
di VITTORIO COLOMBO Alla fine la domanda, quella che fa la differenza, perché può consegnare il grande uomo, il leader, lo statista, il padre della nostra democrazia, alla gloria degli altari: ma voi lo fareste santo, il De Gasperi? E Giorgio Grigolli ha risposto: «Va bene così com’è, ha detto, e considerata la sua statura e la sua eredità basta ed avanza. Magnago ha detto che, Dio ci scampi, se dovessero fare santo De Gasperi, in Alto Adige le chiese si svuoterebbero di fedeli: un santo lo si fa quand’è il momento giusto, non in circostanze storiche che possono dividere e creare fratture. Teniamocelo dunque stretto com’è, De Gasperi gloria trentina » . Così, senza beatificazione sul campo, in anticipo sui tempi della chiesa, si è concluso ieri sera a Palazzo dei Panni ad Arco l’incontro sul tema «De Gasperi, il Trentino, l’Europa», incontro stimolante per molti aspetti, anzitutto per la ricorrenza del cinquantesimo della morte che consente oggi una articolata riflessione sulla figura e sul ruolo dello statista, poi per il fuoco di fila di polemiche che nei giorni scorsi, a partire dall’intervento dell’avvocato Sandro Canestrini, si è sviluppato ed ha fatto fieramente litigare storici e politici. Il dibattito di ieri sera ha avuto il merito di proporre la figura dello statista sommando i contributi di tre relatori che, una volta tanto, non si sono sovrapposti, ma hanno offerto spunti di lettura da angolature diverse, dal rigore storico del direttore del Museo di Trento Giuseppe Ferrandi, al taglio ricco di umanità e di aneddoti dello scrittore Pino Loperfido, alla vivacità a tutto campo di Giorgio Grigolli, testimone di momenti fondamentali, in particolare dell’ultimo De Gasperi; il tutto coordinato con puntualità da Paolo Tessadri, in veste di intervistatore- provocatore. Si è parlato dell’intera vita di De Gasperi, un’epopea tragica con le due guerre mondiali e la costruzione della Repubblica italiana, tra dolori e gioie, mortificazioni e successi. I relatori, alla fine, hanno cercato una sintesi, pur senza "voler dare delle pagelle". Così Giuseppe Ferrandi ha ricordato il suo ruolo di padre fondatore della democrazia, e lo ha definito «un politico attuale tra equilibrio e tatticismo. La sua grandezza - ha detto - è stata anche nella elaborazione di una idea di Europa in anticipo sui tempi, decisamente moderna, una federazione europea, fondata sulla cooperazione economica e militare » . Tanto Ferrandi quanto Grigolli hanno definito infelice ed inaccettabile l’affermazione di Berlusconi che si è proposto come erede-continuatore di De Gasperi e, per capirlo, basta considerare la diversità di approccio al progetto Europa che corre tra i due. Pino Loperfido ha parlato dell’amore per la famiglia, degli slanci ideali e della fede, delle infinite traversie, dei momenti di sconforto e della smisurata carica ideale che ha fatto la sua grandezza e ha costruito il suo carisma popolare. Due temi sono stati affrontati con particolare attenzione, quello dell’autonomia, e quello dell’antisemitismo degli anni viennesi del giovane De Gasperi. « Non mi crea particolare imbarazzo - ha detto Ferrandi, - bisogna leggere i testi e gli impegni politici nel loro contesto. Le pagine antisemite di De Gasperi vanno lette nella lotta di inizio novecento tra cattolici e socialisti, l’antisemitismo era uno degli elementi forti della polemica antisocialista. Poi sono del parere - ha detto lo storico, - che una figura come quella di De Gasperi vada letta nella sua totalità, senza omissioni, anche nelle ombre, nei condizionamenti politici che pure ci sono stati». Fu democristiano di centro-sinistra o di centro-destra?. Grigolli ha ricordato che in uno scritto del ’48 De Gasperi ebbe a sostenere che la Dc «è un centro che cammina verso sinistra», ma più tardi citando il libro dei Proverbi della Bibbia, rettificò il tiro affermando «l’uomo di centro va dritto, né a destra, né a sinistra».

ArcoConfronti - Assessorato alla cultura del Comune di Arco Venerdì 20 febbraio - Arco, ore 20.30, Palazzo Panni La figura e l’opera di Alcide Degasperi Partecipano Giuseppe Ferrandi - direttore del Museo storico in Trento Giorgio Grigolli - giornalista e storico Pino Loperfido - giornalista e scrittore
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Articolo "l'Adige" di sabato 21 febbraio 2004
«De Gasperi santo? È grande com’è!» Grigolli, Ferrandi, Loperfido: « Berlusconi a sproposito»
di VITTORIO COLOMBO Alla fine la domanda, quella che fa la differenza, perché può consegnare il grande uomo, il leader, lo statista, il padre della nostra democrazia, alla gloria degli altari: ma voi lo fareste santo, il De Gasperi? E Giorgio Grigolli ha risposto: «Va bene così com’è, ha detto, e considerata la sua statura e la sua eredità basta ed avanza. Magnago ha detto che, Dio ci scampi, se dovessero fare santo De Gasperi, in Alto Adige le chiese si svuoterebbero di fedeli: un santo lo si fa quand’è il momento giusto, non in circostanze storiche che possono dividere e creare fratture. Teniamocelo dunque stretto com’è, De Gasperi gloria trentina » . Così, senza beatificazione sul campo, in anticipo sui tempi della chiesa, si è concluso ieri sera a Palazzo dei Panni ad Arco l’incontro sul tema «De Gasperi, il Trentino, l’Europa», incontro stimolante per molti aspetti, anzitutto per la ricorrenza del cinquantesimo della morte che consente oggi una articolata riflessione sulla figura e sul ruolo dello statista, poi per il fuoco di fila di polemiche che nei giorni scorsi, a partire dall’intervento dell’avvocato Sandro Canestrini, si è sviluppato ed ha fatto fieramente litigare storici e politici. Il dibattito di ieri sera ha avuto il merito di proporre la figura dello statista sommando i contributi di tre relatori che, una volta tanto, non si sono sovrapposti, ma hanno offerto spunti di lettura da angolature diverse, dal rigore storico del direttore del Museo di Trento Giuseppe Ferrandi, al taglio ricco di umanità e di aneddoti dello scrittore Pino Loperfido, alla vivacità a tutto campo di Giorgio Grigolli, testimone di momenti fondamentali, in particolare dell’ultimo De Gasperi; il tutto coordinato con puntualità da Paolo Tessadri, in veste di intervistatore- provocatore. Si è parlato dell’intera vita di De Gasperi, un’epopea tragica con le due guerre mondiali e la costruzione della Repubblica italiana, tra dolori e gioie, mortificazioni e successi. I relatori, alla fine, hanno cercato una sintesi, pur senza "voler dare delle pagelle". Così Giuseppe Ferrandi ha ricordato il suo ruolo di padre fondatore della democrazia, e lo ha definito «un politico attuale tra equilibrio e tatticismo. La sua grandezza - ha detto - è stata anche nella elaborazione di una idea di Europa in anticipo sui tempi, decisamente moderna, una federazione europea, fondata sulla cooperazione economica e militare » . Tanto Ferrandi quanto Grigolli hanno definito infelice ed inaccettabile l’affermazione di Berlusconi che si è proposto come erede-continuatore di De Gasperi e, per capirlo, basta considerare la diversità di approccio al progetto Europa che corre tra i due. Pino Loperfido ha parlato dell’amore per la famiglia, degli slanci ideali e della fede, delle infinite traversie, dei momenti di sconforto e della smisurata carica ideale che ha fatto la sua grandezza e ha costruito il suo carisma popolare. Due temi sono stati affrontati con particolare attenzione, quello dell’autonomia, e quello dell’antisemitismo degli anni viennesi del giovane De Gasperi. « Non mi crea particolare imbarazzo - ha detto Ferrandi, - bisogna leggere i testi e gli impegni politici nel loro contesto. Le pagine antisemite di De Gasperi vanno lette nella lotta di inizio novecento tra cattolici e socialisti, l’antisemitismo era uno degli elementi forti della polemica antisocialista. Poi sono del parere - ha detto lo storico, - che una figura come quella di De Gasperi vada letta nella sua totalità, senza omissioni, anche nelle ombre, nei condizionamenti politici che pure ci sono stati». Fu democristiano di centro-sinistra o di centro-destra?. Grigolli ha ricordato che in uno scritto del ’48 De Gasperi ebbe a sostenere che la Dc «è un centro che cammina verso sinistra», ma più tardi citando il libro dei Proverbi della Bibbia, rettificò il tiro affermando «l’uomo di centro va dritto, né a destra, né a sinistra».