Diamo una dignità ai senzatetto
06 02 06 12:01 Archiviato in: Articoli
A guardarla bene, Trento, proprio non la si direbbe una città frequentata da senzatetto; è o non è la città bomboniera? Il capoluogo da sempre ai primi posti nelle classifiche della vivibilità? Eppure, dall’inizio dell’anno non solo i dormitori cittadini sembrano non bastare più alla bisogna, ma addirittura il 26 gennaio scorso si è dovuti ricorrere agli spogliatoi del Briamasco per accogliere gli homeless in esubero – diciamo così – stagionale. C’è dunque allarme tra i volontari. Il numero delle persone che a loro si rivolgono sono in crescente aumento. E ci sono altri due aspetti inquietanti del fenomeno. Il primo riguarda l’età media dei senzatetto, scesa a livelli incredibilmente bassi; il secondo aspetto è quello inerente alla provenienza di queste persone che sempre più si rivelano essere anziché nordafricani o rumeni, connazionali in cerca di lavoro, attirati forse dallo sbandierato benessere di tante campagne pubblicitarie, o addirittura corregionali improvvisamente ridotti sul lastrico dalla fola dell’euro.
Secondo alcune associazioni di volontariato, la situazione cittadina è critica, soprattutto a causa delle restrizioni e delle regole troppo rigide in vigore nelle strutture che attualmente provvedono ad accogliere gli homeless. Orari poco flessibili, limite di soggiorno, condizioni alloggiative poco dignitose. E adesso i posti letto scarseggiano. La Casa Bonomelli – gestita dalla Caritas –, il dormitorio di Via Papiria, l’ex-casetta del custode dello Stadio Briamasco – gestite dai Cappuccini – non sono dunque più sufficienti. Sembrerebbe logico a questo punto cercare una soluzione organica che compatti e, quindi, ottimizzi gli sforzi e le poche risorse a disposizione.
Se i volontari sono preoccupati, non meno tranquilli sono in Comune, dove ci tengono a sottolineare che una soluzione al problema non la si inventa certamente dall’oggi al domani, ad esempio occupando abusivamente stabili di proprietà comunale. Il problema è più complesso soprattutto se si tiene conto delle restrizioni imposte all’accoglienza di senzatetto immigrati dalla vigente normativa in materia. Occorrono strutture adeguate e personale preparato e l’Assessorato alle Politiche Sociali si sta già dando da fare in tal senso anche se le risorse per il sociale sono quelle che sono. Occorre un grande senso di responsabilità nei confronti di queste persone sfortunate, nel senso che l’accoglienza non vuole ridursi al mero fornire un letto alla sera e al mattino chi s’è visto s’è visto. Le politiche sociali – come giustamente sottolinea l’Assessora Plotegher – sono pure la possibilità di un lavoro, la tutela dei diritti, l’accoglienza all’interno della città, il non considerare quella del senzatetto una condizione definitiva e, soprattutto, interpretare il fenomeno come conseguenza e non come scelta. In una parola: dignità. Il tutto lavorando in una struttura agile, con un’organizzazione elastica che ne comporti l’utilizzo ogni qual volta se ne presenti la necessità.
Non nascondiamoci dietro un dito: la sensazione diffusa è che i senzatetto non diminuiranno con l’arrivo della primavera. È possibile che tutto ciò oltre a costituire un problema morale diventi pure una vera emergenza pratica per gli amministratori comunali e provinciali? Intanto, mentre si cerca una soluzione, ogni sera decine e decine di senzatetto fanno la fila davanti ai dormitori. Le malelingue sussurrano che il Comune non aumenta i posti letto perché così facendo, migliorando il servizio di aiuto a questa gente disperata, la città diverrebbe appetibile a migliaia di migranti e senza tetto che la invaderebbero senza pietà. Onestamente non sappiamo dire quanto tali dichiarazioni ripondano a verità. È certo, però, che in tale comportamento risiederebbe quanto meno un piccolo paradosso. Che fai? Inviti uno in casa tua e per pranzo gli fai mangiare una schifezza, tanto per scoraggiare l’arrivo di nuovi ospiti?
La speranza è che la tradizione di accoglienza e solidarietà e la cultura di integrazione multiculturale che il Trentino (e sottolineiamo Trentino) ha da sempre messo tra i suoi obiettivi alla fine diano i loro frutti. Riteniamo impossibile che, in questo Provincia (e sottolineiamo Provincia) tanto ricca, non si riesca a trovare un modo per risolvere un problema, tutto sommato risolvibile. I senza tetto non sono certamente migliaia, l’investimento richiesto non parrebbe esagerato. E poi riguardo al paventato rischio che Trento diventi un polo di attrazione per disperati verrebbe da chiedersi perché fasciarsi la testa prima di rompersela? Dare un esempio di vera accoglienza a livello nazionale, dare una priorità molto alta alle politiche sociali riteniamo siano ambedue motivi sufficienti affinché correre un simile rischio diventi cosa ragionevole.
"Trentino" del 6 febbraio 2006