Bastardi fuori, trentini dentro



Niente è più conveniente che rimanere se stessi. Lo avranno pensato in tanti seguendo l’entusiasmante ascesa televisiva de “The Bastard Sons of Dioniso”, i tre ragazzi trentini che stanno tenendo banco nel circo musicale di X-Factor, su Raidue. La trasmissione è ancora lunga, ma loro, in un certo senso, la loro gara l’hanno già vinta.
Michele Vicentini, Jacopo Broseghini e Federico Sassudelli, sessant’anni in tre, sembrano usciti da un film di Danny Boyle o da un romanzo di Ian McEwan. Anima trentina in un corpo very british. Bastardi fuori, trentini dentro. Certamente consapevoli delle proprie potenzialità, anche se non lo danno a vedere. Inconsapevoli, forse, dell’opportunità che in queste settimane il loro exploit, oltre che per loro, sta rappresentando per il Trentino tutto.
Sono figli di una terra che fino ad ora, salvo alcune antiche eccezioni, si è rivelata abbastanza avara in campo artistico. Del Trentino, in campo nazionale, si è parlato e si parla pochino. Una manciata di catastrofi (Stava, due volte il Cermis), due o tre bellezze locali che si sono fatte apprezzare per caratteristiche non propriamente artistiche o culturali. La religione: campanili, chiese, una stirpe di principi-vescovi e un ingombrante Concilio. E poi c’è la politica: da Alcide De Gasperi in poi. Fino alla Margherita di Lorenzo Dellai. Un laboratorio di idee e di esperimenti, banco di prova per la politica nazionale (anche se nell’attuale Governo nazionale, per la prima volta dopo sessant’anni di storia italiana, la nostra provincia non annovera nemmeno uno straccio di sottosegretario.)
Insomma, ci sono voluti questi tre ragazzotti di provincia, con le loro facce pulite, le entusiasmanti qualità vocali, l’intelligenza e la cultura musicale per consentirci di ritornare a sperare. In che cosa? In un Trentino non più relegato ai margini dell’Impero. Una regione che si scrolli di dosso una volta per tutte il senso di estraneità che – volente o nolente – l’attanaglia dal settembre del 1920, da quando cioè il Regno d’Italia la fagocitò ufficialmente in sè.
Certo, qualche pirla che tira fuori la storia dei trentatré trentini trotterellanti, le caprette di Heidi o che ci confonde con Trieste lo troveremo anche fra cento anni. Ma l’avventura dei Bastards rischia davvero di emancipare la trentinità, di sdoganare un modo di essere trentini che non ha niente a che fare con i caroselli sciistici, il vino o il concerto della capricciosa popstar in cima al cocuzzolo della montagna.
Non c’è arma più spietata della semplicità. E Michele, Jacopo e Federico dimostrano di avere già imparato molto bene questa importante lezione dell’esistenza e del marketing. Basta guardarli nelle loro esibizioni a X-Factor. Nudi senza chitarre e tamburi, eppure lo stesso pronti a guerreggiare a colpi di scale ascendenti. Si muovono nel rutilante show seguito da milioni di persone con la stessa disinvoltura con la quale suonerebbero nel più piccolo locale di periferia. Poco televisivi, anzi talmente negati per le apparizioni alla tv al punto da diventare irresistibilmente fotogenici. In loro è facile ravvisare i tratti di uno dei nostri figli, del compagno di banco, del figlio della cugina della zia. Valligiani aperti al mondo, ma attenti e rispettosi alle proprie radici. E poi, santo cielo, ci sanno fare.
Tre ragazzi di provincia, che una volta tanto non balzano alle cronache per la noia, il bullismo o perché hanno sfregiato un importante monumento. Bensì per il talento. La fiamma della creatività, supportata dalla passione e dall’impegno. Con il pregio – tutto trentino – di sapere rimanere sempre con i piedi ben saldi a terra, anche quando le circostanze ti incoraggerebbero a volare.
Il Trentino rialza la testa, insomma. O quasi. Di sicuro ha la ghiotta opportunità di riscoprire un orgoglio che negli ultimi tempi si stava rischiando di relegare all’enogastronomia, alla psichedelia del tortel de patate, al misticismo della polenta di Storo, alle prerogative filosofiche del Marzemino d’Isera, oppure alle curve della solita showgirl.
Stiamo esagerando? Forse. Un’esagerazione talmente spinta da assomigliare a una verità, come dice quella canzone. Ma tant’è. La modernità sta bussando alle nostre porte, al ritmo delle canzoni dei Bastard Sons of Dioniso. Vediamo di non lasciarla troppo a lungo là fuori al freddo.
(l’Adige del 14 gennaio 2009)