Si fa presto a dire sci
13 02 06 12:02 Archiviato in: Articoli
Siamo certi di rimanere nei pressi della verità quando diciamo che il Trentino sta allo sci come Roma sta al Colosseo e Milano sta alla Scala. Ma se il Colosseo e la Scala non necessitano di grandi regolamentazioni, a parte qualche onesta e periodica manutenzione e pulizia, per lo sci la questione implica tutta una serie di problematiche. Insomma, si fa presto a dire sci quando lo sci stesso costituisce un pilastro per l’economia della tua regione. SI fa presto a dire sci nell’anno delle Olimpiadi invernali di Torino che, come è facile prevedere, santificheranno le nevi piemontesi a discapito delle altre. Si fa presto a dire sci quando si prova ad immaginare cosa vuol dire regolamentare l’attività di decine di impianti, centinaia di chilometri di piste.
Il 5 febbraio è stato, per le nevi del Trentino Alto Adige, una vera e propria domenica nera. Centinaia di incidenti, i due elicotteri dei vigili del fuoco con a bordo il personale del 118 non si sono fermati un solo istante, a Trento la rianimazione del Santa Chiara e il pronto soccorso di Villa Igea da tutto esaurito. Ma soprattutto sono state tre le persone che hanno perduto la vita, tra loro un bimbo di soli sei anni. Numeri che fanno rabbrividire e che pongono più di un interrogativo riguardo alla sicurezza sulle piste da sci.
(A proposito, lunedì 6 febbraio, ironia della sorte, a ventiquattr’ore dalla tragica domenica, è stata presentato a Trento “Piccoli sciatori crescono”, un programma di Raidue che ha come intento quello di avvicinare grandi e piccini alla Legge 363 sulla sicurezza in montagna e dare della montagna stessa, troppo spesso associata a tragedie (!), un immagine positiva. Grandi sorrisi e pacche sulle spalle nella sala stampa della P.a.t., presente il direttore di Raidue e il presidente di Trentino Spa. Ad un certo punto viene trasmesso uno spot animato e nella sala stampa d’un tratto cala il gelo: nel cartone due bambini sullo slittino, sorridenti, si schiantano a più riprese contro una baita, un albero, un gatto delle nevi… Una coincidenza sfortunata, d’accordo, ma davvero imbarazzante considerato quanto accaduto il giorno prima.)
La succitata legge 363, in vigore dal 20 gennaio 2004, sulla sicurezza in montagna colma una grave lacuna legislativa. Esistono regole per la circolazione delle auto e delle biciclette, ancora non esistevano delle norme che, ad esempio, individuassero le aree sciabili attrezzate; o stabilissero su chi ricade l’obbligo di assicurare il soccorso in caso di incidente. Le famose dieci regole di comportamento emesse negli anni Settanta dalla Federazione Internazionale Sci, che si affidavano sostanzialmente al buon senso dello sciatore, ormai non erano più sufficienti. Cerchiamo di spiegare perché.
Una delle ragioni potrebbe risiedere nel numero dei praticanti che è notevolmente aumentato negli ultimi anni. Oggi il turismo bianco non è più appannaggio solo di pochi industriali danarosi. Ogni week-end ci si intasa l’autobrennero con la lunga teoria di station-wagon con gli sci agganciati sul tetto. E poi i ritmi di vita si sono accelerati e lo sciatore non cerca più tanto la contemplazione della natura o la sana attività fisica, quanto lo sfrenato divertimento. È per questa ragione che sulle nostre piste si vedono sempre più spesso torme di smanettoni che, inconsapevoli dei propri limiti, pretendono di andare a stecca per tutta la durata della settimana bianca, incuranti del pericolo che, con un simile condotta, possono arrecare a se stessi e, soprattutto, agli altri. Allo sciatore trentino, ad esempio, l’abituale frequentatore delle nevi di casa a cui di solito le regole piace rispettarle.
La maggior parte dei direttori di impianti è d’accordo: sugli sci si va troppo forte. Vuoi per l’attrezzatura che è decisamente migliore di quella di vent’anni fa, vuoi per le piste che hanno il “difetto” di essere perfette, battute e tirate a lucido, vuoi per l’incoscienza dello sciatore che non sa porsi dei limiti.
E poi viene il rispetto degli orari delle piste. Nonostante le legge 363, nonostante tutte le precauzioni imposte dalla stessa, ancora in troppi oggi sono in pista dopo l’orario di chiusura, con l’imbrunire in agguato e il possibile transito di mezzi meccanici. Episodi tragici, come quello di Obereggen, devono far riflettere su quanto il rispetto delle regole, a volte, foss’anche fastidioso, diventa la condizione necessaria per la tutela dell’incolumità fisica di chi pratica lo sport invernale e – se vogliamo – l’incolumità psichica di chi, nell’esercizio delle proprie mansioni lavorative, si vede improvvisamente coinvolto in una tragedia.
"Trentino" del 13 febbraio 2006