Il Racconto del Cermis - La prima
25 02 06 12:05 Archiviato in: Spettacoli
25 febbraio, Teatro comunale di Gardolo, ore 20.45
Una nuova versione di “Ciò che non si può dire”, con Mauro Bandera
Certo l'ultimo sabato di Carnevale non è quello che si dice il giorno adatto per rappresentare la tragedia del Cermis. Nessun problema. Quando si tratta di tener viva la memoria su una tragedia come quella che avvenne il 3 febbraio del 1998 a Cavalese, ogni giorno è quello giusto. Arrivo in teatro sotto una leggera pioggerellina. In teatro c'è molta curiosità per questa nuova versione. Appena si apre il sipario rivedo la scenografia che mi ero immaginato in origine, voglio dire quando ho concepito il testo: un tavolo, delle sedie, una radio e una gigantografia di Paul Newman. Mauro Bandera va subito al cuore dello spettatore affrontando alla grande la scena della prima tragedia, quella del 1976. Sulla sinistra del palco compaiono (in dissolvenza, come in un film) gli altri due attori, Dino Patton e Robert Kerschbaumer, a mimare e ad impersonare i personaggi che via via si presentano nella narrazione. In un paio di occasioni mi scopro commosso, soprattutto per come i tre attori riescono a rendere "trentina" la tragedia, a farla vedere al pubblico dal punto di vista di un trentino vero. Una prestazione, quella della Filodrammatica "La Logeta", che merita senz'altro di essere ripresa in altri teatri trentini, in particolari in quelli della Val di Fiemme. (p.l.)
Una nuova versione di “Ciò che non si può dire”, con Mauro Bandera
Certo l'ultimo sabato di Carnevale non è quello che si dice il giorno adatto per rappresentare la tragedia del Cermis. Nessun problema. Quando si tratta di tener viva la memoria su una tragedia come quella che avvenne il 3 febbraio del 1998 a Cavalese, ogni giorno è quello giusto. Arrivo in teatro sotto una leggera pioggerellina. In teatro c'è molta curiosità per questa nuova versione. Appena si apre il sipario rivedo la scenografia che mi ero immaginato in origine, voglio dire quando ho concepito il testo: un tavolo, delle sedie, una radio e una gigantografia di Paul Newman. Mauro Bandera va subito al cuore dello spettatore affrontando alla grande la scena della prima tragedia, quella del 1976. Sulla sinistra del palco compaiono (in dissolvenza, come in un film) gli altri due attori, Dino Patton e Robert Kerschbaumer, a mimare e ad impersonare i personaggi che via via si presentano nella narrazione. In un paio di occasioni mi scopro commosso, soprattutto per come i tre attori riescono a rendere "trentina" la tragedia, a farla vedere al pubblico dal punto di vista di un trentino vero. Una prestazione, quella della Filodrammatica "La Logeta", che merita senz'altro di essere ripresa in altri teatri trentini, in particolari in quelli della Val di Fiemme. (p.l.)