Lettera aperta a Lorenzo Del Boca
Benigni e Dante: all'inferno ci siamo noi

Quanti giovedì sera hanno avuto la ventura di seguire Roberto Benigni lungo il suo appassionato excursus dantesco, non hanno potuto non avere la percezione di essere stati partecipi di qualcosa di molto più grande di una trasmissione televisiva. La sensazione di stare assistendo ad un miracolo si è rivelata, per una volta, qualcosa di più di un semplice sospetto. Il miracolo è avvenuto ed è stato questo: l’uomo si è ripreso la televisione. Il creatore si è reimpossessato della sua creatura, di quell’oggetto pazzesco che da più di mezzo secolo è capace di divertire, intrattenere, informare, ma pure di plasmare e corrompere le coscienze. Giusto all’ora in cui, in altre normali serate, le facce di concorrenti stressati che sperano di beccare il pacco giusto fanno il loro ingresso nelle nostre case, un piccolo grande uomo toscano, conterraneo di Dante Alighieri, ci ha presi per mano e ci ha condotto nel luogo più impensabile: l’interno delle nostre coscienze. E per farlo non ha lanciato anatemi, né proposto noiosi sermoni. Ha giocato. Giocato con le parole, all’inizio, per conquistarsi l’attenzione. Proprio come in un rito dionisiaco, oppure come si fa con i bambini che prima li si lascia sfogare e poi, quando sono stanchi e rilassati, si acchiappa il loro sguardo e di esso, nutrendoli, ci si nutre. Leggi tutto...
La morte del giornalismo

Una sera di mezz’estate può capitarti anche questo. Accendi la tv alla sera, dopo una giornata di lavoro, non tanto per sentire nuove notizie dato che sei rimasto attaccato ad Internet tutto il giorno, quanto per ascoltare qualche approfondimento, un commento illustre, interviste esclusive. E per farlo scegli quello che da sempre è considerato il più illustre dei notiziari, quello per intenderci riformato da Willy de Luca, i cui conduttori hanno riempito l’adolescenza di milioni di italiani: Bianca Maria Piccinino, Emilio Fede, Bruno Vespa, Paolo Frajese e soprattutto il grandissimo Massimo Valentini. Leggi tutto...
Cani, scimmie e baracche
Mastrogiacomo libero: adesso la facciamo finita?
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)
Quella scritta non c'è più

Dopo

O meglio. Di scritte ce ne sono altre, più fantasiose e colorate e decisamente meno razziste. Quello che mi piacerebbe sapere è se ad indirizzare sul posto i graffittari sia stato in qualche maniera quanto scritto in Teroldego. Oppure se si è trattato solo di un giustiziere armato di spray deciso a cancellare certe frasi ignominiose dai lindi muri che arredano quel certo cavalcavia, dalle parti della ciclabile di Febbre Valsugana. Che ci sia lo zampino di Lillo Gubert e dei suoi?
Personaggio dell'anno?

Un gruppo di lettori e amici si è messo in testa di farmi entrare nella kermesse del giornale "Trentino" che deve designare entro il 22 febbraio chi è il "personaggio" del 2005. Attualmente sono sui settecento voti.
Chi volesse votarmi può farlo mediante il tagliando che il "Trentino" pubblica tutti i giorni in ultima pagina.
11 settembre, un anno dopo

Ci dissero che le nostre vite non sarebbero state più le stesse. Che da allora in poi il mondo sarebbe cambiato. Sul momento ci credemmo pure. Ce l'eravamo fatta sotto, quel pomeriggio dannato. Che dire? Un fattaccio del genere, migliaia di morti: un casino fuori di testa.
Ma poi, dopo qualche mese, ci capitò di incontrare la Storia, di sentire il racconto del nonno, la Storia vera non le bugie che "quegli" storici ci avevano raccontato per cinquant'anni. Già. Poi, ripensammo alla guerra, ai milioni di morti, a "quello" Sterminio, ai gulag, alle foibe dimenticate... e due torri piene di impiegati stressati che non fanno a tempo a fuggire ci parvero poca cosa. Non lo dicemmo a nessuno perché ce ne vergognavamo.
Ma la nostra vita, piano piano, risveglio dopo risveglio, tornò allo stesso punto di prima. La sera ci fregava solo che alla tv ci fosse qualcosa da guardare. Ci bastava che i negozi fossero ben forniti e che i Tg non la facessero troppo grossa. La solita vita, il solito lavoro...
...e per strada le solite facce brutte di immigrato; tu le guardavi e cercavi di indovinare quale tra quelli sarebbe stato, un giorno, capace di combinarti un altro casino del genere, un macello che non ti aspetti. Quale tra quelle facce cattive sarebbe stato in grado, ancora una volta, di farti credere che la tua vita non sarebbe stata più la stessa, dopo.
Attacco agli U.S.A.

Quello che è accaduto a New York è qualcosa che non si era mai visto prima, un casino fuori di testa, lo sconvoglimento degli equilibri mondiali, il collasso (o la sua prima avvisaglia) di un sistema che vede contrapposti l'occidente (tradizione, commercio, ricchezza) e l'oriente (tradizione, povertà – non come noi la concepiamo, perché a quelle latitudini la povertà fa parte di una cultura che non concepisce la ricchezza, indi equiparabile alla normalità – e fanatismo religioso). Le sperequazioni economiche e sociali esistenti tra le parti ricche e quelle povere dell'umanità hanno raggiunto un limite invalicabile, oltre il quale non poteva che esserci la rottura. I sistemi politico-economici dei paesi occidentali sono apparentemente perfetti, regolati dalla legge della domanda e dell'offerta. Visti in un'ottica mondiale, però, non solo non sono perfetti, ma tendono in maniera molto rilevante verso il collasso. Sul momento l'impressione che ci siamo. Che sia arrivata la fine del mondo. Penso che in fondo, nella sciagura, sono fortunato a poter assistere all'evento, sai che storia: gli angeli con le trombe e tutto il resto; e poi, finalmente, quel Padreterno là...