Le meccaniche dell'infelicità > Comunicato 01



Si intitolerà "Le meccaniche dell'infelicità" e racconterà un inquietante Trentino del futuro, il nuovo romanzo di Pino Loperfido che sarà in libreria alla fine di settembre. A decidere il titolo sono stati i lettori che, attraverso un referendum indetto su Facebook, lo hanno preferito a "Il dolce fastidio di stare al mondo". Leggi tutto...

Il cuoco di Mozart

"Il cuoco di Mozart" è il monologo concertato, sulla vita di Lorenzo Da Ponte – celebre librettista di Mozart, che ha aperto i Concerti della Domenica 2006, l'8 gennaio a Trento, Sala FIlarmonica. Il programma dei Concerti e il libretto edito da Curcu & Genovese sono stati presentati venerdì 16 dicembre a Palazzo Geremia a Trento, ore 11.



(Pagine 48 - Euro 5,00)

Prefazione
COME BATTISTI E MOGOL
Siamo tutti d’accordo: di Lorenzo Da Ponte oggi resterebbe solo un dimenticato busto alla Columbia University di New York e qualche scartoffia impolverata negli archivi del comune di Vittorio Veneto se tra i piedi non gli fosse capitato quel Mozart là. È normale che sia così. Pure il buon Giulio-Rapetti-in-arte-Mogol si sarebbe sciolto nella mediocrità senza l’incontro con il grande Lucio Battisti.
Eppure, nonostante tutto, sarebbe un delitto non nutrire almeno un poco di curiosità nei confronti di questa figura straordinaria, di questo ebreo-italiano-americano che visse novant’anni quando l’età media di un uomo arrivava a malapena a quarantacinque. Le vicende di un mattacchione, libertino, avventuriero geniale, capace di procurarsi tanto di fama e amori, quanto di risentimenti e veleni. Uno di quei personaggi che, nel corso dei secoli, il nostro Paese ha spesso sguinzagliato in giro per il mondo, pensiamo ai Cagliostro, ai Casanova, solo per citarne un paio. Erano costoro in grado di vivere esistenze che parevano più paradossi che esistenze. Perennemente in fuga, ricercati da creditori, amanti, mariti cornuti eppure in grado di avere vite talmente avventurose e pregne di vicende da farle sembrare vere e proprie opere teatrali.
Ma chi fu veramente Lorenzo Da Ponte? Da dove veniva? Cosa fece prima e, soprattutto, dopo l’irripetibile evento della collaborazione con Mozart? Fu soltanto l’ambiguo librettista, il privo di scrupoli e l’opportunista incallito descritto nelle malevole biografie mozartiane? Ne “Il cuoco di Mozart” si tenta di farlo raccontare a lui stesso, immaginandolo calato nella nostra contemporaneità ipertecnologica e depressa, nella quale, ne siamo sicuri, Lorenzo Da Ponte si sarebbe trovato a meraviglia.
Certo se non fosse stato Mozart a musicare quei tre libretti di Da Ponte, non staremmo qui a parlarne, ma Da Ponte ebbe il merito indiscutibile di rispondere in maniera incredibilmente felice alle esigenze, a volte difficili, del musicista. L’opera lirica è un lavoro a più mani ove il libretto fa da struttura portante alla costruzione musicale che verrà poi. Fu, quella con Mozart, una collaborazione magica, rara, quasi una catarsi che i due geni si indussero a vicenda.
Raccontare la vita di Lorenzo Da Ponte è come intraprendere un viaggio affascinante e pericoloso attraverso l’Europa di quegli anni – da Venezia a Vienna a Londra – per giungere alla fine, addirittura, nella lontanissima Nuova York. Perché Da Ponte non attraversò solamente gli Stati, non solcò gli oceani e basta, ma fu capace di attraversare la Storia e di trascenderla tout-court, passando dalle Corti europee dei sovrani mecenati alla nascente democrazia americana. Scrisse più di trenta libretti d’opera, ma anche fini componimenti poetici, oltre al volume delle memorie. Conobbe gente come Gozzi, Metastasio e Foscolo, Casanova, Mozart, Salieri, gli imperatori Giuseppe e Leopoldo, il suo successore. Diffuse l’opera lirica e la letteratura italiana in America. Fu il primo professore italiano alla celebre Columbia University. Ma la sua grandezza fu un’altra. Nel corso della sua lunga esistenza terrena, Da Ponte riuscì a conquistarsi l’onore dei grandi, la fama e la gloria e allo stesso tempo aveva un’abilità tutta particolare per cacciarsi nei guai; poteva correre dalle stelle alle stalle con una rapidità assoluta. Aveva il dono di non annoiarsi mai dando continuamente fuoco alle polveri della creatività e della fantasia. Genio e avventuriero sono le parole che lo spiegano meglio. Eppure, ingiusto o no che sia, scherzo del Fato o demerito imperdonabile, siamo tutti d’accordo: furono quei cinque anni passati accanto a Mozart a collocarlo nell’Olimpo della celebrità.
p.l.

Un racconto su "Autobahn"



Il racconto "Il Paradiso è sold out" è stato inserito nella raccolta "Autobahn", edita da Traven Books e curata da Reinhard Christanell. Il volume verrà presentato giovedì 15 dicembre alle ore 18 al Caffè letterario di Laives (Aula Magna zona scolastica).

Autobahn è, in primo luogo, un‘antologia di racconti ispirata al celebre racconto di Pier Vittorio Tondelli, di cui nel 2006 ricorre il quindicesimo anniversario della morte e al quale la raccolta è dedicata. L‘Autobahn/autostrada di cui si parla e che fa da sfondo a molti dei racconti inseriti nel volume è quella del Brennero, la A 22, che collega non solo quattro regioni italiane (Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Emilia Romagna) ma soprattutto il Nord e il Sud, il freddo al caldo, le montagne al mare, territori, culture, lingue ma anche speranze, illusioni e disperazione racchiuse, per il breve tempo del loro passaggio, nei piccoli recipienti metallici che corrono - o scorrono - ininterrottamente sul nastro d‘asfalto in una direzione e nell‘altra. E proprio questo brulicare di vita – e a volte di morte - gli autori qui raccolti, alcuni affermati ed altri alla prime esperienze ma di sicuro talento narrativo, quasi tutti residenti nelle regioni attraversate dalla A 22, hanno raccontato nelle loro storie.

Autori presenti: Vivian Lamarque, Marco Aliprandini & Alessandro Banda, Daniele Benati, Alex Boschetti, Francesca Califano, Francesca Caprini, Paolo Crazy Carnevale, Bruna Maria Dal Lago Veneri, Luca De Feo, Paolo De Martin, Alessandro Genovese, Ivan Levrini, Pino Loperfido, Gianfranco Mammi, Dacia Maraini, Eliana Agata Marchese, Carlo Martinelli, Laura Mautone, Astrid Mazzola, Gabriele Muscolino, Asuka Ozumi & Fulvia De Luca, Fulvio Panzeri, Davide Pivetti, Luis Pusteria, Maria Pia Quintavalla, Alina Rizzi, Andrea Rossi, Flora Sarrubbo, Andrea Sarti, Gregorio Scalise, Gisela Scerman, Alessandro Tamburini, Michela Turra, Dario Voltolini, Stefano Zangrando, Gigi Zoppello, Nadia Scappini.

A settembre in libreria



Lillo Gubert ha ventidue anni e odia proprio tutti:
donne, immigrati, politici, veneti, meridionali, bolzanini,
camerieri, casellanti e chiunque non sia praticamente identico a lui.
Odia il suo paese, Febbre Valsugana, borgo impossibile
incastrato tra il confine veneto e quello trentino.
Odia se stesso e il mondo politicamente corretto in cui si ritrova a dover vivere.

“Teroldego” è un romanzo di formazione e di distruzione.
La storia di un compagno di sbronze, di un figlio trascurato,
di un nipote strafottente. La cronaca di un anno vissuto pericolosamente che,
proprio come la vita, diverte, agita, sorprende.
E fa paura.

Leonhard che sa volare



Il racconto "Leonhard che sa volare" è stato inserito nell'antologia Lentamente muore chi non viaggia, edita da Traven Books. Sono ventisette gli autori (alcuni già noti al grande pubblico) che hanno accolto l’invito e la sfida di Reinhard Christanell. Una sfida per gli autori locali, chiamati a giocarsi artisticamente anche al di fuori delle strette mura perimetrali della propria casa-città-provincia. Il tema è il viaggio (il titolo è un verso di Neruda) considerato in tutte le sue accezioni: dal viaggio fisico (“Ultima notte a Thamel”) a quello altrettanto fisico, ma devastante, della droga (“Leonhard che sa volare”). Tra gli autori: Isabella Bossi Fedrigotti, Duccio Canestrini, Gigi Zoppello, Carlo Martinelli, Alessandro Banda. Ventisette racconti per otto euro di costo sono più di un’offerta speciale, sono anche l’idea per un regalo che trascende i canoni del Natale consumistico e frettoloso ed offre un viaggio low-cost sulla comoda poltrona di casa.

Una poesia su "Hospite"

La poesia “Ho sognato di avere un tumore (ed ero contento di averlo)” è stata inclusa in Hospite. Hospite è una raccolta di poesie, racconti e opere d’arte incentrate sul tema dell’ospitalità e sull’emblematica figura dell’ospite. Tra gli altri autori presenti: Isabella Bossi Fedrigotti, Adriano Sofri, Eraldo Affinati, Mario Rigoni Stern, Silvio Ramat. Il libro è stato curato da Rita Matano e Carlo Martinelli ed è edito da Nicolodi.

Esce "Caro Alcide,"

La presentazione ufficiale è fissata per venerdì 5 dicembre, ore 17, a Palazzo Trentini, Trento. E' previsto l'intervento della prof.ssa Maria Garbari, del prof. Armando Vadagnini e di Franco de Battaglia.



Condensare la vita di Alcide Degasperi in poche righe non è certamente pensabile. Sarebbe come provare a fare un riassunto del vocabolario, o una sintesi della Treccani. Quello che allora si potrebbe provare a fare è spiegare al lettore lo stato d’animo di chi con la storia di quell’uomo, con la sua memoria, ci convive da diversi anni. Quando, un po’ per gioco un po’ per curiosità, ho cominciato ad “occuparmi di lui”, il mio proposito era quello di fare un lavoro onesto, originale, pulito, ma di non coinvolgermi emotivamente. Ebbene, non è stato possibile farlo. La vita di Alcide, il suo cuore, la sua passione al “vero”, la sua dedizione alle umane esigenze di bellezza, verità e giustizia mi hanno conquistato. All’inizio l’ho trovato un personaggio freddo, altero, un po’ antipatico, addirittura. Poi, mi sono accorto di una cosa molto importante. C’è una frase della sig.ra Maria Romana, la primogenita del Presidente, che dice: “...non importa non averti conosciuto, non importa non esserti stato vicino, poiché basta saper guardare, essere disposti a crederti, ad amarti. Chi non è pronto a questo non ti troverà”. Proprio così. Un personaggio così carismatico, con una vita lunga e densa come mille vite, non lo puoi capire con lo studio, non lo puoi comprendere appieno con la mera erudizione. Ecco dove stava il segreto: bisognava essere disposti ad amarlo. Allora mi sono messo in gioco veramente. Mi sono buttato in questo progetto con tutto me stesso. Ed ecco che, col passare dei mesi, quella “statua di ghiaccio” cominciava a sciogliersi e diventava sempre più simile ad un uomo, ad un padre di famiglia, ad un marito affettuoso. La freddezza e l’austerità lasciavano il posto al calore, ad un’umanità impensata. Così ho imparato a convivere con lui, con le sue battaglie, i suoi impegni; ho imparato a volergli bene. Abbiamo lottato contro gli stessi avversari, abbiamo gioito delle stesse vittorie, ci siamo dati da fare per risolvere, ancora una volta, gli stessi problemi. In questi mesi, mi sono convinto di una cosa: l’artista non può tenere una gamba dentro ed una fuori. Lo possono fare i mercanti disonesti, gli impavidi cambiavalute, gli storici in malafede, i cattivi maestri. L’artista no. Così, ho ripercorso la vita del grande Statista trentino con solerzia, costanza e amore; quello stesso amore di cui la sig.ra Maria Romana auspica la presenza ogni qual volta ci si voglia occupare dell’opera del padre. Così è nato “Caro Alcide”, un testo che, ancora prima di essere pubblicato, ha incontrato il consenso dei tanti storici, giornalisti e politici a cui ho voluto sottoporlo. Senza l’incoraggiamento di alcuni tra loro, il libro non sarebbe mai nato. Lo so. Il libro non piacerà a tutti. Ci sarà qualcuno che sicuramente storcerà il naso; qualcuno per cui la Storia rimane intoccabile, come un sacrario, come un cumulo di cose morte, come una mummia che a toccarla va in frantumi. Probabilmente ci sarà pure chi – un po’ per moda un po’ per pigrizia mentale – arriverà ad accusarmi di revisionismo; ma io non posso farci niente se la Storia è sempre una revisione; credo sia nella sua stessa natura esserlo. Altrimenti, – come sosteneva Indro Montanelli – che senso avrebbe scrivere ancora altri libri? La Storia non dovrebbe insegnare solo come e quando i fatti sono accaduti, ma principalmente spiegarne il perché. Solo così Essa potrà esserci di aiuto, per trovare – nel Passato – una risposta alle mille assillanti domande che questo nostro Presente, così controverso e difficile, continuamente ci pone. Io non voglio rubare il mestiere agli storici. Se mi sono occupato di Storia è perché è stato il suo stesso fascino a tentarmi, è stata la Storia a scegliere me e non viceversa. No, non sono uno storico. Sono solo un narratore prestato alla Storia, così come Alcide Degasperi amò definirsi “Un trentino prestato all’Italia”. Con questo libro ho voluto solo rendere omaggio ad un uomo che ha sacrificato tutta la propria vita per un’Idea: per il Trentino prima, per l’Italia poi, per l’Europa, alla fine. Caldonazzo, novembre 2003 Pino Loperfido

Traduzione olandese?

Il libro "Ciò che non si può dire" è stato mostrato a docenti di lingua e letteratura olandese all'Università Cattolica di Milano e all'ISIT (Istituto Interpreti e traduttori di Milano). Alcune traduttrici professioniste hanno assistito alla rappresentazione il 24 marzo scorso. Esse hanno ritenuto potesse essere interessante proporre la traduzione del testo come progetto per una tesi di laurea, al Consolato generale dei Paesi Bassi di Milano, possibilimente anche in collaborazione con l'Università di Anversa. Dal momento che questa iniziativa non si è potuta concretizzare nel 2002 (gli studenti laureandi in olandese avevano già tutti depositato il titolo della propria tesi) si è pensato di presentarlo come progetto di tesi per i laureandi del 2003.