L'Acquarena al tempo della siccità
26 04 07 08:10 Archiviato in: Articoli
L’inverno pazzo e senza neve ha lasciato il segno
sulla nostra provincia. Non siamo ancora arrivati
all’emergenza ma – secondo il capo della Protezione
civile trentina, Claudio Bortolotti – in caso di
un’estate di estrema siccità potremmo cominciare ad
avere problemi molto seri, soprattutto per quanto
concerne l’irrigazione dei campi. Intanto, i fiumi
trentini non sembrano essere al massimo della forma e
– parafrasando Woody Allen – nemmeno le falde
acquifere si sentono molto bene. La situazione viene
costantemente monitorata dalle autorità competenti
che, come è giusto che sia, stanno provvedendo anche
ad un’opportuna sensibilizzazione dell’opinione
pubblica su un più corretto e morigerato uso
dell’acqua. Anche i politici fanno la loro parte. Il
capogruppo di Trento Democratica al Comune di Trento,
Michelangelo Marchesi, ad esempio, invoca soluzioni
che prevedano l’impiego di acque non potabili per usi
non alimentari. Bene. Ben vengano certi suggerimenti.
Tuttavia, proprio dallo stesso Comune di Trento viene
lanciata un’idea che pare da subito essere in
contrasto con lo scenario poc’anzi descritto: l’idea
è quella di costruire a Trento un centro aquatico sul
modello dell’Acquarena di Bressanone. Una sorta di
parco divertimenti costituito da una serie di
piscine, giochi d’acqua, saune, ecc. Inoltre, altre
due strutture simili pare sorgeranno a breve in
Trentino, a Baselga di Piné e a Ronzone. Se gli
allarmi sulla siccità sono veri, come siamo propensi
a credere, il progetto di metter su un’Acquarena a
Trento può lasciare un attimo sconcertato il lettore.
Non tanto per il consumo d’acqua che un impianto
simile può comportare (che in ogni caso dev’essere
considerevole), quanto per i dannosi suggerimenti
culturali ed educativi che un simile progetto
potrebbe dare alla popolazione. A nostro avviso in
tutto ciò sembra esserci una contraddizione di fondo.
Se da una parte, infatti, tanto si fa – anche a
livello politico – riguardo ad una certa
sensibilizzazione al problema, dall’altra si
prospetta l’installazione di un impianto che
rappresenta per certi versi l’esaltazione
dell’abbondanza dell’elemento liquido, oltre che
della spensieratezza e del divertimento. In questo
certe istituzioni sembrano comportarsi come quei
genitori che passano anni ad insegnare ai figli
l’arte del risparmio e un bel giorno davanti a loro
aprono la finestra e si mettono a gettare banconote
dalla finestra. Sarebbe interessante, oltre che
costruttivo, aprire un dibattito sulla questione, uno
scambio di opinioni che faccia capire una buona volta
alla gente quali e quante sono le priorità di alcune
istituzioni trentine. Il risparmio idrico o
l’Acquarena? O meglio: vogliamo o no adeguarci alla
paventata, futura e cronica scarsità di acqua che ci
interesserà dai prossimi anni o vogliamo far finta di
niente, magari scendendo giù a capofitto dallo
scivolo più alto dell’Acquarena di Trento?
("Trentino" del 22 aprile 2007)
("Trentino" del 22 aprile 2007)