Il successo logora chi non ce l'ha

All’operaio che fa la catena di montaggio e guadagna poco più di mille euro al mese, che sa già benissimo di quanto misera sarà la pensione che percepirà appena avrà smesso di lavorare, rotto dentro e fuori, logorato come una machina che ha eseguito il suo compito ed ora è pronta per essere sosituita da un nuovo modello più tecnologico e veloce; a costui, a questo signore oscuro che con la sua piccola e in fondo insignificante gestualità fa fare i soldi veri agli azionisti e ai grandi gruppi che controllano la sua azienda, una roba del genere non gli sarebbe mai passata per la mente. Invece a Gabriella certi progetti le attizzano la fantasia e le fanno fare quasi sempre sogni ad occhi aperti grandi così. Sogni, appunto. A meno che un giorno fortunato non ti faccia fotografare sulle ginocchia di un uomo ricchissimo e famosissimo, oltre che spiritosissimo, nessuno ti si presenterà mai davanti con un microfono in mano e domandarti di te e della tua vita, se preferisci il gelato al cioccolato o la zuppa inglese e che ci facevi in casa di quell’uomo ricchissimo, famosissimo, ecc.
A meno che non diventi miss qualcosa e poi ti lasci arrostire dai flash dei fotografi, fai la testimonial di quella crema e di quel bagnoschiuma e poi, quando ti hanno spremuto come un tubetto di dentifricio quando di dentifricio dentro non ne è rimasto nemmeno un po’, ritorni a casina e vivere di ricordi e nostalgia e non hai ancora vent’anni.
L’operaio che fa fatica ad arrivare a fine mese non avrebbe mai pensato che c’è chi come Gabriella farebbe pazzie per poter entrare nel mondo dello spettacolo, abbandonerebbe ogni ipotesi di ragionevolezza pur di aggiungere il suo nome al lungo elenco di vallette, soubrette, modelle, ballerine, bele-siore, belle statuine che come occupazione principale vanno in tivù o in radio a dire la loro su cose di cui non ci capiscono un’accidenti. Perché lì, in quel mondo parallelo fatto di parole di trucco pesante, tutto sembra essere più bello e appetibile. La vita da quella parte sembra non avere più certe miserie a cui sovente costringe la quotidianità, certe fatiche, gli immarcescibili tempi morti. E poi – vuoi mettere? – ci sono i soldini, quelli sono veri, nessuno può affermare il contrario.
Gabriella gira e rigira nelle mani il ritaglio di giornale con l’annuncio che la invita a telefonare, a mettere in gioco se stessa per poter assicurarsi un futuro da diva. La vocina che risponde dal’altro capo, intanto, la invita a mettere in gioco qualcos’altro: il portafoglio. Già, perché ci sono le spese per la selezione, i vestiti da affittare, e gli alberghi in cui avvengono le selezioni non sono certamente pensioncine a una stella. Queste le spiegazioni che alcuni addetti dell’agenzia, abbronzati e sorridenti, con facce da ricchi-premi-e-cotillons, danno a Gabriella, che dal canto suo si ritiene fortunata ad avere una tale opportunità. Paga volentieri. Lo considera il classico investimento per il futuro.
Solo che all’operaio smagato, abituato a dare alle cose il loro giusto nome, non lo farebbero mai fesso a quel modo. A Gabriella hanno promesso mari e monti, un futuro cucuzziano, ma a dire il vero fin’ora lei ha solo scucito una discreta sommetta; diciamo quella che un operaio guadagna in sei mesi di lavoro. Pure una sognatrice incallita, a questo punto, capirebbe che c’è qualcosa che non va. Così basta una telefonata e a sfilare, stavolta, non sono le modelle, ma le semper fidelis divise dei carabinieri che pongono fine ad inganni ed illusioni. Pubblicità, fiction, reality, copioni: tutto a remengo e così sia.
Un operaio che conosce il valore dei soldi e sa quanto bisogna sgobbare per sbarcare il lunario, dopo essere cascato in un tranello del genere, si darebbe del pirla un milione di volte. Non se lo perdonerebbe, insomma. Gabriella, stanca, triste, logorata dal miraggio del successo, questa volta, finalmente, è d’accordo con lui.

("Trentino" del 23 aprile 2007)