L'ipocrisia delle domeniche a piedi

E così, se Iddio lo vuole, dopo aver prima sentito ovviamente il parere dell’assessore competente, in alcuni comuni trentini quella di ieri, 26 marzo 2006, è stata per quest’anno l’ultima “domenica a piedi”: quella sorta di giorno-gogna in cui i contribuenti sono stati costretti a mollare l’auto in garage, stavolta pure in centri urbani dalla grandezza irrisoria. Ovunque cartelli di divieto d’accesso: all’entrata e tutt’attorno a borghi di poche centinaia di abitanti che fanno pensare ad una sorta di coprifuoco. Oramai, a furia di provvedimenti restrittivi, a certe cose siamo arrivati a crederci pure noi. Ad esempio al fatto che le auto viaggiano pure in estate, ma producono smog solo in inverno; oppure che il riscaldamento abitativo viene azionato esclusivamente in inverno, ma quello non inquina manco se lo spari a tavoletta. È la solita storia delle Istituzioni che ci insegnano a vivere meglio, adottando provvedimenti che giovano alla nostra salute fisica e mentale. Uno di questi è quello delle “domeniche a piedi”, quei giorni sfigati in cui i quattro gatti che sono costretti a prendere l’auto il giorno festivo, ad esempio perché devono andare a pranzo dai suoceri o hanno deciso di fare un giro in centro lo fanno a loro rischio e pericolo; e il rischio è quello di beccarsi un sonora multa, solo perché le amministrazioni comunali hanno bandito la circolazione delle auto. Bene. Diciamo, va bene, se serve a tenere bassa la concentrazione delle polveri sottili. Va bene se siamo a New York, a Londra, a Shangaji. Va bene se siamo – esageriamo – a Trento. Un po’ meno bene se il blocco della circolazione riguarda metropoli che rispondono al nome di Calceranica e Caldonazzo. Ma, santo smog, ce lo siamo mai fatto un giro da quelle parti in una grigia domenica d’inverno? Quante cribbio di automobili credete possano transitare nel giorno di Nostro Signore in mezzo a quelle quattro case con relativi camini che fumano e fumando inquinano molto di più di un’automobile? Non per niente viene in mente l’estate, quando certe località di villeggiatura vengono prese letteralmente d’assalto da tedeschi, olandesi e compagnia bella in vacanza sul lago. Le auto contrassegnate dagli adesivi D e NL scorazzano a più non posso per le vie dei paesi rivieraschi. Eppure nessun politico si sogna di interdire alle auto il centro cittadino. Come mai? Forse perché davvero le automobili in estate inquinano di meno?
Non è mistero a nessuno, oramai, che le polveri sottili si fanno una risata di certi provvedimenti. Targhe alterne, domeniche ecologiche, divieti alla circolazione delle vetture non catalitiche: tutte azioni che fanno scendere le polveri a livelli accettabili per qualche ora e due giorni dopo siamo daccapo. Nel frattempo, però, l’Assessore o il Sindaco di turno si sono fatti belli davanti alla stampa ostentando tutto il loro spirito ecologista, raccontando di quanto sono bravi, di quanto l’ambiente sia una priorità e di quanto siano necessari certi sacrifici da parte dei cittadini. Pure nei paesi dove le auto non le hanno ancora praticamente inventate.
All’ipocrisia delle domeniche ecologiche, alla grandeur e ad un certo scimmiottamento delle grandi città a cui sovente si lasciano andare alcuni nostri piccoli centri, sarebbe preferibile un ripensamento dell’ambiente urbano, magari con la progettazione e la successiva realizzazione di isole pedonali, di luoghi e di situazioni pensati, però, non più in funzione dell’automobile, bensì in funzione dell’uomo che quell’auto, in fondo, la deve usare soltanto. Solo allora potremo dire di trovarci di fronte ad un reale interessamento, da parte dell’ente pubblico, riguardo alla vivibilità dei nostri paesi e non ad una deprimente dimostrazione di cattiva gestione della cosa pubblica e ad un’ostentazione propagandistica del potere.
"Trentino" del 27 marzo 2006