Cermis: 11 anni dopo
04 02 09 06:39 Archiviato in: Mass media
Servizio del Tg3 con intervista. 3 febbraio 2009.
1) Al posto dei piloti la condanna è ricaduta su tutti noi, uomini e donne con un minimo di coscienza civile e senso della memoria. Siamo infatti "condannati" a ricordare una volta all'anno questa tragedia...
2) Quello che politica non fa o non vuole fare per il ricordo è tenuta a farlo l'arte. La critica sociale e la denuncia civile sono doveri dell'artista e dello scrittore, nel mio caso. Personalmente non credo agli eroi della scrittura (Saviano ha messo a repentaglio la sua vita per scoprire l'acqua calda, per denunciare cose che tutti sanno già).
3) Forse siamo vittime di un sopruso imperialista e nemmeno ce ne rendiamo conto. Il Potere ci ha ammansiti, persuasi che quello che è accaduto è stato comunque frutto di una fatalità e per meglio persuaderci ha ricoperto d'oro chi avrebbe potuto avere qualcosa da dire in opposizione a ciò: i parenti delle vittime.
Quello che è accaduto è un fatto gravissimo. Non tanto l'incidente, ripeto, quanto l'assoluzione. Urla vendetta al cielo, eppure assistiamo ad una specie di rimozione pubblica della memoria.
È un vizio dell'essere umano, la rimozione di ciò che dà fastidio, che può turbare pur minimamente il regolare corso delle nostre vite piccolo borghesi, dell'ordine sociale, dell'economia. Soprattutto dell'economia.
4) Cosa vorrei, in definitiva? Una maggiore sensibilità della politica, anche locale rispetto a questa vicenda. Far sì che il Cermis diventi l'occasione per insegnare ai più giovani nelle scuole, perché no che il bene e il male non stanno mai sempre dalla stessa parte. È questa visione manichea della società che dobbiamo insegnare a rifuggire perché è da questa visione che sono partite tutte le più grandi tragedie dell'umanità.