Una storia a lieto fine
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La foto è sempre la stessa. L’abbiamo vista nei libri di scuola, sui giornali, nei convegni, sulle monografie. Alcide Degasperi, elegantissimo, col fazzoletto bianco che gli spunta dal taschino, ha un’espressione che sembra voler dire: “Hai visto che alla fine ce l’abbiamo fatta? L’abbiamo trovato ‘sto accordo.” Karl Gruber gli porge la destra, con la sinistra si tiene elegantemente la giacca chiusa. Il suo sorriso è sincero e aperto. Sorride come si sorride allo scampato pericolo o dopo un atto liberatorio.
È il 5 settembre del 1946 e siamo a Parigi, nell’ambito della Conferenza della pace seguita alla fine della seconda Guerra. Degasperi è il Capo del Governo italiano ed è anche ministro degli Esteri ad interim. Gruber è il ministro autriaco, si capisce. Hanno appena conlcuso gli accordi per l’autonomia del Trentino Alto Adige. E qui va subito sfatato un mito. Vanno subito smentiti coloro – e sono tanti – che accusano Degasperi di aver scippato l’Alto Adige all’Austria.
Nel 1946 l’Italia è un paese perdente. Esce dalla guerra con le ossa rotte e la dignità sotto le scarpe. C’è ben poco da scippare. E poi pochi ricordano che presentandosi come vittime “ufficiali” di Adolf Hitler, gli austriaci, appoggiati da quegl’infidi degl’inglesi, avevano già provato a rivendicare il territorio altoatesino. Voglio dire, contrariamente a quanto si possa pensare i confini settentrionali del Paese non sono stati stabiliti quel giorno. Già nel settembre del 1945, durante la prima sessione del Consiglio dei ministri degli esteri delle quattro potenze vincitrici (Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia), viene accolta la proposta degli Stati Uniti di mantenere immutato il confine del Brennero, salvo minori rettifiche che l’Austria avrebbe potuto chiedere in suo favore. Continuava ad esistere, quindi, il pericolo che saltasse fuori l’ipotesi di un’autodeterminazione del gruppo sudtirolese. È per questo, essendo la faccenda ancora aperta, che Degasperi declina per due volte la richiesta di un incontro da parte di Gruber. La questione altoatesina è ancora pendente. E forse pure lui, umanamente provato dalla guerra appena finita, non ha ancora la lucidità necessaria per cercare una soluzione alla crisi. Le sue parole pronunciate a Roma, al Consiglio Nazionale della D.C., ancora oggi, pesano come macigni. “Fui tra i pochi deputati che mai chiesero l’annessione della zona del Brennero (…) Meno tedeschi abbiamo entro i confini meglio sarà perché avremo meno fomiti di guerra”.
Per fortuna, il 24 giugno 1946, le potenze vincitrici chiudono la questione sul confine, confidando nella buona volontà di Italia e Austria per un successivo accordo. La buona volontà c’è, ma l’accordo non si presenta di facile esecuzione. Gli austriaci chiedono un’autonomia garantita internazionalmente solo per l’Alto Adige. Le richieste trentine di un’autonomia “agganciata” a quella südtirolese suonano strane non solo oltralpe, ma pure a Roma ove il governo acconsente alla concessione solo in un’ottica regionale a maggioranza italiana, onde poter meglio “controllare” la minoranza tedesca.
Gruber e Degasperi, quindi, partono da posizioni molto divergenti, contrastanti in alcuni punti. E il trentino è seriamente preoccupato. Ha capito che un’Alto Adige autonomo, chiuso, isolato come il fortino assediato dagli indiani, è una bomba a tempo destinata, prima o poi, ad esplodere. Concedere quelll’autonomia ristretta al Südtirolo significherebbe un po’ perderlo. E in quei giorni solo lui pare rendersi conto di ciò, tanto gli altri sono occupati a correre dietro a Trieste e alla questione giuliana.
Per quanto anacronistici potevano essere parse le motivazioni dei generali italiani alla fine della Grande Guerra, quel richiamare in ballo le “frontiere naturali”, Degasperi pensava agli venticinque anni in cui l’Italia aveva riversato un’enorme mole di lavoro e di opere in quella provincia. Se non che ciò che lo statista trentino rivendica non è una mera usucapione, bensì la necessità di una pacifica convivenza tra la popolazione di lingua tedesca e le migliaia di italiani immigrati sotto il fascismo.
E poi c’è il Trentino. La storia di questa provincia, la sua specificità di terra di confine, l’autonomia di cui ha sempre goduto sotto l’Impero austro-ungarico sono connotazioni che meritano rispetto e questo Alcide Degasperi lo sa bene. E l’idea di agganciare il Trentino al treno in corsa dell’autonomia speciale altoatesina e la bravura e la diplomazia impiegate per convincere il ministro autriaco, per vincere le sue sacrosante perplessità, sono il capolavoro politico dello statista di Pieve Tesino.
Quando al termine dell’accordo, Degasperi e Gruber si stringono la mano, un anonimo fotografo immortala la scena. La stretta di mano, alla fine, è quella tra due persone di buon senso che si sono trovate nel posto giusto al momento giusto a gestire il futuro di migliaia di cittadini.
L’accordo del 5 settembre 1946, che verrà poi inserito come allegato nel trattato di Pace con l’Italia del 10 febbraio 1947, viene comunicato alla Conferenza di pace e le potenze vincitrici restano piacevolmente meravigliate dal modo con cui i due ministri degli Esteri hanno saputo risolvere la delicata questione del Südtirolo. Il quadro dell’autonomia sarebbe quindi sfociato in ambito regionale.
La decisione di mantenere il confine al Brennero e l’accordo Degasperi-Gruber daranno l’abbrivio ai progetti autonomistici dei partiti politici locali. Ma questa è davvero un’altra storia.
"Il Trentino - Rivista della Provincia Autonoma di Trento"
n. 274, giugno 2006