Degasperi: politica e sentimenti
Il ricordo. Oggi la cerimonia a Borgo per
l'anniversario della morte dell'ex presidente del
Consiglio
Il ricordo del grande statista, attento
alle piccole cose e alla gente comune
di Pino Loperfido
Una volta Alcide Degasperi, Presidente del Consiglio,
visitò i Sassi di Matera. Quando gli dissero che lì
dentro ci vivevano intere famiglie senza acqua, luce
e fogna, lui pensò ad uno scherzo. Poi, realizzata la
verità, si fece scuro in volto e, come una furia,
tornò a Roma. In pochi anni, fece costruire La
Martella, un nuovo paese, dal nulla. Dette una casa a
tutta quella povera gente. Non lo fece per vanagloria
o propaganda: semplicemente non poteva tollerare che
all'uomo venisse tolta la dignità.
Oggi La Martella,
come tutte le periferie del mondo, è preda del
degrado urbanistico.
La desolazione, l'abbandono,
l'incuria di quella cittadina fanno il paio con quel
che rimane, oggi, del ricordo di Degasperi nelle
giovani generazioni. Nulla resta del cuore di questo
uomo che, come tutti i grandi uomini, è stato in
grado di provare sentimenti estremi, opposti, spesso
contrastanti e che, allo stesso tempo, è riuscito a
dosare, distribuire, amministrare. Come se i
sentimenti fossero gli ingredienti di una pietanza
immangiabile: buoni se presi uno alla volta,
rivoltanti se ingurgitati tutti assieme.
Vediamoli
allora, uno alla volta, alcuni ingredienti di questo
Degasperi Alcide Amedeo Francesco, nato a Pieve
Tesino, all'alba del 3 aprile 1881, da Amedeo fu
Luigi e Maria Morandini.
Partiamo dall'angoscia di
quando, incaricato dal Consiglio Comunale di Trento,
va a chiedere spiegazioni a Salisburgo riguardo alle
deportazioni dei trentini.
" Luogotenente, cos'è
questa storia dei campi profughi?" Quello per tutta
risposta gli notifica che da quel momento il
Consiglio Comunale è sciolto. E scendendo dal treno,
l'angoscia diventa paura nell'apprendere che l'Italia
ha dichiarato guerra all'Austria.
Poi la tenacia dei
deputati trentini che al Parlamento di Vienna battono
il pugno sul tavolo. "Signori, adesso basta! Qui
stiamo passando il segno" Già, eccoli là, aggrappati
agli scranni, Degasperi, Grandi, Conci, e gli
altri... con i prince-nez, i cravattini, i guanti
bianchi: indumenti d'altri tempi, ma una passione
modernissima per il Trentino.
Quindi lo stupore del
deputato Degasperi che parla per la prima volta a
Montecitorio. E quel realismo, quel parlare di cose
concrete, per i "baroni" romani, ha il suono di una
barzelletta.
Poi la titubanza dell'innamorato quando
nel chiedere la mano di Francesca Romani vuole subito
mettere in chiaro come stanno le cose: "Io sono
schiavo del servizio del pubblico", le dice "crede
lei che sia giusto ch'io le domandi di adattarsi ad
una simile schiavitù?"
Quindi la disperazione
dell'imputato quando il Tribunale fascista lo
condanna al carcere per aver tentato l'espatrio. E
lui, la notte che segue, non riesce nemmeno a pregare
e, affondata la faccia sul pagliericcio, per tutta la
notte mormora il nome di Dio.
Ecco, adesso,
l'incredulità per la caduta di Mussolini, per
quell'evento atteso venti anni. Quando un notizia
riesce a farti dimenticare chi sei e cosa fai; come
se l'abitudine al dolore e al sacrificio possano fare
di una gioia insperata ed improvvisa solo un altro
dolore.
Poi, l'orgoglio di rappresentare il proprio
Paese in qualsiasi consesso: dall'umiliazione di
Parigi al viaggio trionfale negli Stati
Uniti.
Infine, la semplicità con cui Degasperi Alcide
Amedeo Francesco lascia questa vita, in Sella di
Valsugana, lontano dai palazzi del potere, tra la
gente semplice, che sarà quella che, pur standogli
lontano, meglio lo capirà e saprà amarlo.
Ecco alcuni
ingredienti. Squisiti solo se assaggiati uno per
volta. Perché per metterli assieme occorre un bravo
cuoco che, nella nostra storia, non può essere che il
ricordo. Quel paesino del materano, oggi così
desolato, potrebbe risorgere molto facilmente: calce,
vernice e un po' di buona volontà.
Più difficile è
attizzare il ricordo di un uomo morto da
cinquant'anni, di cui a malapena, chi non sia storico
né politico né studioso, conosce il nome. Come
tentare di dar fuoco alla legna bagnata: è difficile
da accendere, quasi impossibile. Poi, però, una volta
partiti, tener viva la fiamma diventa un gioco da
ragazzi.