Ancora in scena

Cermis, cinque anni dopo. Si è conclusa i primi di marzo la tournée dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile per la regia di Paolo Bonaldi e l’interpretazione dell’attore e drammaturgo trentino Andrea Castelli: “Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” (testo di Pino Loperfido, vincitore del Premio Bolzano Teatro e del premio Chianciano) taglia così il traguardo del suo secondo anno di successi, mantenendo vivo il ricordo agghiacciante di una tragedia che ha profondamente turbato l’opinione pubblica internazionale. Da Trieste fino a Torino, passando per Trento e Bolzano, la pièce ha sempre coinvolto gli spettatori in un monologo di impegno civile con un riscontro assolutamente positivo tra la critica e tra il pubblico.
In occasione del V anniversario del disastro la memoria di quel giorno terribile è stata celebrata nel capoluogo trentino, presso il Centro S. Chiara.
“ Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” è un monologo che ricostruisce i fatti del 3 febbraio 1998, quando un aereo Prowler, della base americana di Aviano tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis , nota località sciistica della Val di Fiemme, facendo precipitare nel vuoto una cabina e causando la morte delle venti persone a bordo.
La figura del narratore è ispirata al manovratore superstite, quello della cabina appena sfiorata dallo spericolato aereo statunitense e rimasta “lì, appiccicata alla morte”. Loperfido scrive un testo tanto di impegno civile, ispirato dichiaratamente al “Vajont” di Marco Paolini, quanto di forte coinvolgimento e di poetica umanità. Il monologo del protagonista, caratterizzato da un intreccio linguistico fra italiano e dialetto, diventa il paradigma della solitudine umana, di una certa incomunicabilità.
“ Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” è il grido di dolore di un uomo che assiste impotente a una scena raccapricciante, talmente assurda – un aereo contro una funivia – che potrebbe far pensare ad un’allucinazione, ad un folle inganno della psiche. Un grido affidato alla sensibilità di un’eccezionale Andrea Castelli, capace di far rivivere lo sgomento davanti a un dramma che si poteva benissimo evitare. Lo spettacolo verrà ripreso nella prossima stagione teatrale, rinnovando il sodalizio nato tra Andrea Castelli e lo Stabile di Bolzano, che proseguirà anche con una nuova produzione dedicata al grande autore veneto del 500, Ruzante.
Dal sito www.teatro-bolzano.it
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