Ancora in scena
02 marzo 2003
Cermis, cinque anni dopo. Si è conclusa i primi di
marzo la tournée dello spettacolo prodotto dal Teatro
Stabile per la regia di Paolo Bonaldi e
l’interpretazione dell’attore e drammaturgo trentino
Andrea Castelli: “Ciò che non si può dire. Il
racconto del Cermis” (testo di Pino Loperfido,
vincitore del Premio Bolzano Teatro e del premio
Chianciano) taglia così il traguardo del suo secondo
anno di successi, mantenendo vivo il ricordo
agghiacciante di una tragedia che ha profondamente
turbato l’opinione pubblica internazionale. Da
Trieste fino a Torino, passando per Trento e Bolzano,
la pièce ha sempre coinvolto gli spettatori in un
monologo di impegno civile con un riscontro
assolutamente positivo tra la critica e tra il
pubblico.
In occasione del V anniversario del
disastro la memoria di quel giorno terribile è stata
celebrata nel capoluogo trentino, presso il Centro S.
Chiara.
“ Ciò che non si può dire. Il racconto del
Cermis” è un monologo che ricostruisce i fatti del 3
febbraio 1998, quando un aereo Prowler, della base
americana di Aviano tranciò di netto i cavi della
funivia del Cermis , nota località sciistica della
Val di Fiemme, facendo precipitare nel vuoto una
cabina e causando la morte delle venti persone a
bordo.
La figura del narratore è ispirata al
manovratore superstite, quello della cabina appena
sfiorata dallo spericolato aereo statunitense e
rimasta “lì, appiccicata alla morte”. Loperfido
scrive un testo tanto di impegno civile, ispirato
dichiaratamente al “Vajont” di Marco Paolini, quanto
di forte coinvolgimento e di poetica umanità. Il
monologo del protagonista, caratterizzato da un
intreccio linguistico fra italiano e dialetto,
diventa il paradigma della solitudine umana, di una
certa incomunicabilità.
“ Ciò che non si può dire. Il
racconto del Cermis” è il grido di dolore di un uomo
che assiste impotente a una scena raccapricciante,
talmente assurda – un aereo contro una funivia – che
potrebbe far pensare ad un’allucinazione, ad un folle
inganno della psiche. Un grido affidato alla
sensibilità di un’eccezionale Andrea Castelli, capace
di far rivivere lo sgomento davanti a un dramma che
si poteva benissimo evitare. Lo spettacolo verrà
ripreso nella prossima stagione teatrale, rinnovando
il sodalizio nato tra Andrea Castelli e lo Stabile di
Bolzano, che proseguirà anche con una nuova
produzione dedicata al grande autore veneto del 500,
Ruzante.
Dal sito www.teatro-bolzano.it
Dal sito www.teatro-bolzano.it
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