"Caro Alcide" a Trento

La Sala è magnifica: affrescata, grande, elegante e suggestiva. Profuma di antico. Quello che posso pensare e aspettarmi io da un pomeriggio come questo perde importanza. La realtà trascende la nostra piccola mente umana. Così, accolgo quanti vengono ad ascoltare il mio racconto come un bravo padrone di casa in una casa non sua. Gli ospiti sono l'usuale trentina. E stavolta, finalmente, le persone a cui "tenevo di più": l'Assessora Bertoldi, il Presidente del Centro S. Chiara, Fait, don Giacometti dell'Arcivescovile. Il futuro di "Caro Alcide" potrebbe non chiudersi qui. Nonostante la multazza beccata in chiusura di serata.



Mercoledì 15 dicembre - Trento
Biblioteca Comunale, Sala degli Affreschi, ore 17.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
con la partecipazione di Bruno Vanzo
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"Caro Alcide" ad Isera

Arrivare ad Isera ti dà la sensazione di aver infranto una barriera spazio-temporale, tanto riesce a sottrarsi, questa grazioso borgo, alla logica metropolitana di Rovereto e sobborghi. La sala della Biblioteca è grande, per questo la trentina di persone presenti “scompaiono” un po’. Mi aiuta Mario Cossali (foto sotto), con il suo peso carismatico e un vocione baritonale che ben si presta a spezzare la narrazione. Tutto ok, alla fine. Recito in piedi, con una presenza scenica sempre più sicura. Anche se sono stanco marcio. E le due sere consecutive me le sento tutte addosso.



Venerdì 26 novembre 2004

Biblioteca Comunale di Isera, ore 20.30.
“Caro Alcide, - Storia di un italiano”
IL RACCONTO

con la partecipazione di Mario Cossali


Info: tel. 0461.362155.
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"Caro Alcide" a Bolzano

Bolzano è una città fredda. E non mi riferisco solo alla temperatura. Strade, segnali, strisce che ti fanno sentire a disagio, ti mettono addosso una specie di angoscia. Sarei tentato di confidare questa sensazione al Sindaco, Salghetti Drioli, che è venuto a vedermi, ma la sua presenza mi lusinga troppo per inquinarla con le mie osservazioni sociologiche. Mi rendo conto che stasera il mio racconto si fa davvero teatro fin dalle prove luci che faccio assieme al simpatico e bravo Carlo Varolo. Recito in piedi, davanti alle trenta persone che la città mi ha elemosinato, in una sera indigesta che oltre al mio “Caro Alcide” offriva un paio di spettacoli teatrali, un musical, e una mezza dozzina di altri appuntamenti.

Giovedì 25 novembre 2004

Bolzano
Centro Trevi, via Cappuccini, 28
ore 20.30
“Caro Alcide, - Storia di un italiano” - IL RACCONTO
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Torna il Racconto del Cermis

Dopo le 120 repliche totalizzate nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004, il Teatro Stabile di Bolzano ripropone il monologo tratto dal libro omonimo. Le recite si terranno a BOLZANO, al Nuovo Teatro Comunale (Teatro Studio), da martedì 22 a venerdì 25 marzo 2005 (h. 20.30). Ad interpretare il manovratore superstite della tragedia sarà naturalmente Andrea Castelli, mattatore della passata messa in scena.

Rassegna stampa
* Il testo trova l’interprete ideale in Andrea Castelli, attore-orchestra che dà il colore di una varia umanità al suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto che parla, straziato, a nome della sua valle oltraggiata e delle vittime”. (Ugo Ronfani – Il Giorno)

* Sulla strada delle operazioni civili inaugurata da Marco Paolini, Loperfido ricostruisce l’andamento del terribile incidente, dando voce a un superstite: il conduttore della cabina che viaggiava in senso inverso. Quel che emerge è la crudeltà, l’insensatezza e la prevedibilità di un disastro che si poteva benissimo evitare”. (Ugo Volli – la Repubblica)

* Dal racconto, misto di italiano e dialetto, del manovratore superstite prende vita Il racconto del Cermis di Pino Loperfido, testo vincitore del Premio Bolzano Teatro 2001. Da vedere”. (Claudia Cannella – Il Corriere della Sera)

* Il risultato di questo sforzo di riflessione, prodotto dallo Stabile di Bolzano, è affidato alla sensibile interpretazione di Andrea Castelli”. (Renato Palazzi – delteatro.it)

* Il climax della pièce è magistralmente assecondato dalla regia semplicissima e però capace di coinvolgere gli spettatori e da Castelli che sa mettere in primo piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo nell’ironia, finisce per rimanere sul labile confine della follia. Spettacolo da non perdere”. (Andrea Pedrinelli – La Padania)

* Si sviluppa così una sorta di flusso di coscienza, fino alla descrizione angosciosa e angosciata di quel pomeriggio da inferno reso con molta partecipazione dall’interprete, Andrea Castelli, non dimentico della lezione attorale di un Marco Paolini o di un Marco Baliani, ma anche di quella più dichiaratamente satirica di un Dario Fo”. (Mario Brandolin – Messaggero Veneto)
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