Il cuoco di Mozart
16 dicembre 2005
"Il cuoco di Mozart" è il monologo concertato, sulla
vita di Lorenzo Da Ponte – celebre librettista di
Mozart, che ha aperto i Concerti della Domenica 2006,
l'8 gennaio a Trento, Sala FIlarmonica. Il programma
dei Concerti e il libretto edito da Curcu &
Genovese sono stati presentati venerdì 16 dicembre a
Palazzo Geremia a Trento, ore 11.
(Pagine 48 - Euro 5,00)
Prefazione
COME BATTISTI E MOGOL
Siamo tutti d’accordo: di Lorenzo Da Ponte oggi resterebbe solo un dimenticato busto alla Columbia University di New York e qualche scartoffia impolverata negli archivi del comune di Vittorio Veneto se tra i piedi non gli fosse capitato quel Mozart là. È normale che sia così. Pure il buon Giulio-Rapetti-in-arte-Mogol si sarebbe sciolto nella mediocrità senza l’incontro con il grande Lucio Battisti.
Eppure, nonostante tutto, sarebbe un delitto non nutrire almeno un poco di curiosità nei confronti di questa figura straordinaria, di questo ebreo-italiano-americano che visse novant’anni quando l’età media di un uomo arrivava a malapena a quarantacinque. Le vicende di un mattacchione, libertino, avventuriero geniale, capace di procurarsi tanto di fama e amori, quanto di risentimenti e veleni. Uno di quei personaggi che, nel corso dei secoli, il nostro Paese ha spesso sguinzagliato in giro per il mondo, pensiamo ai Cagliostro, ai Casanova, solo per citarne un paio. Erano costoro in grado di vivere esistenze che parevano più paradossi che esistenze. Perennemente in fuga, ricercati da creditori, amanti, mariti cornuti eppure in grado di avere vite talmente avventurose e pregne di vicende da farle sembrare vere e proprie opere teatrali.
Ma chi fu veramente Lorenzo Da Ponte? Da dove veniva? Cosa fece prima e, soprattutto, dopo l’irripetibile evento della collaborazione con Mozart? Fu soltanto l’ambiguo librettista, il privo di scrupoli e l’opportunista incallito descritto nelle malevole biografie mozartiane? Ne “Il cuoco di Mozart” si tenta di farlo raccontare a lui stesso, immaginandolo calato nella nostra contemporaneità ipertecnologica e depressa, nella quale, ne siamo sicuri, Lorenzo Da Ponte si sarebbe trovato a meraviglia.
Certo se non fosse stato Mozart a musicare quei tre libretti di Da Ponte, non staremmo qui a parlarne, ma Da Ponte ebbe il merito indiscutibile di rispondere in maniera incredibilmente felice alle esigenze, a volte difficili, del musicista. L’opera lirica è un lavoro a più mani ove il libretto fa da struttura portante alla costruzione musicale che verrà poi. Fu, quella con Mozart, una collaborazione magica, rara, quasi una catarsi che i due geni si indussero a vicenda.
Raccontare la vita di Lorenzo Da Ponte è come intraprendere un viaggio affascinante e pericoloso attraverso l’Europa di quegli anni – da Venezia a Vienna a Londra – per giungere alla fine, addirittura, nella lontanissima Nuova York. Perché Da Ponte non attraversò solamente gli Stati, non solcò gli oceani e basta, ma fu capace di attraversare la Storia e di trascenderla tout-court, passando dalle Corti europee dei sovrani mecenati alla nascente democrazia americana. Scrisse più di trenta libretti d’opera, ma anche fini componimenti poetici, oltre al volume delle memorie. Conobbe gente come Gozzi, Metastasio e Foscolo, Casanova, Mozart, Salieri, gli imperatori Giuseppe e Leopoldo, il suo successore. Diffuse l’opera lirica e la letteratura italiana in America. Fu il primo professore italiano alla celebre Columbia University. Ma la sua grandezza fu un’altra. Nel corso della sua lunga esistenza terrena, Da Ponte riuscì a conquistarsi l’onore dei grandi, la fama e la gloria e allo stesso tempo aveva un’abilità tutta particolare per cacciarsi nei guai; poteva correre dalle stelle alle stalle con una rapidità assoluta. Aveva il dono di non annoiarsi mai dando continuamente fuoco alle polveri della creatività e della fantasia. Genio e avventuriero sono le parole che lo spiegano meglio. Eppure, ingiusto o no che sia, scherzo del Fato o demerito imperdonabile, siamo tutti d’accordo: furono quei cinque anni passati accanto a Mozart a collocarlo nell’Olimpo della celebrità.
p.l.
(Pagine 48 - Euro 5,00)
Prefazione
COME BATTISTI E MOGOL
Siamo tutti d’accordo: di Lorenzo Da Ponte oggi resterebbe solo un dimenticato busto alla Columbia University di New York e qualche scartoffia impolverata negli archivi del comune di Vittorio Veneto se tra i piedi non gli fosse capitato quel Mozart là. È normale che sia così. Pure il buon Giulio-Rapetti-in-arte-Mogol si sarebbe sciolto nella mediocrità senza l’incontro con il grande Lucio Battisti.
Eppure, nonostante tutto, sarebbe un delitto non nutrire almeno un poco di curiosità nei confronti di questa figura straordinaria, di questo ebreo-italiano-americano che visse novant’anni quando l’età media di un uomo arrivava a malapena a quarantacinque. Le vicende di un mattacchione, libertino, avventuriero geniale, capace di procurarsi tanto di fama e amori, quanto di risentimenti e veleni. Uno di quei personaggi che, nel corso dei secoli, il nostro Paese ha spesso sguinzagliato in giro per il mondo, pensiamo ai Cagliostro, ai Casanova, solo per citarne un paio. Erano costoro in grado di vivere esistenze che parevano più paradossi che esistenze. Perennemente in fuga, ricercati da creditori, amanti, mariti cornuti eppure in grado di avere vite talmente avventurose e pregne di vicende da farle sembrare vere e proprie opere teatrali.
Ma chi fu veramente Lorenzo Da Ponte? Da dove veniva? Cosa fece prima e, soprattutto, dopo l’irripetibile evento della collaborazione con Mozart? Fu soltanto l’ambiguo librettista, il privo di scrupoli e l’opportunista incallito descritto nelle malevole biografie mozartiane? Ne “Il cuoco di Mozart” si tenta di farlo raccontare a lui stesso, immaginandolo calato nella nostra contemporaneità ipertecnologica e depressa, nella quale, ne siamo sicuri, Lorenzo Da Ponte si sarebbe trovato a meraviglia.
Certo se non fosse stato Mozart a musicare quei tre libretti di Da Ponte, non staremmo qui a parlarne, ma Da Ponte ebbe il merito indiscutibile di rispondere in maniera incredibilmente felice alle esigenze, a volte difficili, del musicista. L’opera lirica è un lavoro a più mani ove il libretto fa da struttura portante alla costruzione musicale che verrà poi. Fu, quella con Mozart, una collaborazione magica, rara, quasi una catarsi che i due geni si indussero a vicenda.
Raccontare la vita di Lorenzo Da Ponte è come intraprendere un viaggio affascinante e pericoloso attraverso l’Europa di quegli anni – da Venezia a Vienna a Londra – per giungere alla fine, addirittura, nella lontanissima Nuova York. Perché Da Ponte non attraversò solamente gli Stati, non solcò gli oceani e basta, ma fu capace di attraversare la Storia e di trascenderla tout-court, passando dalle Corti europee dei sovrani mecenati alla nascente democrazia americana. Scrisse più di trenta libretti d’opera, ma anche fini componimenti poetici, oltre al volume delle memorie. Conobbe gente come Gozzi, Metastasio e Foscolo, Casanova, Mozart, Salieri, gli imperatori Giuseppe e Leopoldo, il suo successore. Diffuse l’opera lirica e la letteratura italiana in America. Fu il primo professore italiano alla celebre Columbia University. Ma la sua grandezza fu un’altra. Nel corso della sua lunga esistenza terrena, Da Ponte riuscì a conquistarsi l’onore dei grandi, la fama e la gloria e allo stesso tempo aveva un’abilità tutta particolare per cacciarsi nei guai; poteva correre dalle stelle alle stalle con una rapidità assoluta. Aveva il dono di non annoiarsi mai dando continuamente fuoco alle polveri della creatività e della fantasia. Genio e avventuriero sono le parole che lo spiegano meglio. Eppure, ingiusto o no che sia, scherzo del Fato o demerito imperdonabile, siamo tutti d’accordo: furono quei cinque anni passati accanto a Mozart a collocarlo nell’Olimpo della celebrità.
p.l.
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Un racconto su "Autobahn"
15 dicembre 2005
Il racconto "Il Paradiso è sold out" è stato inserito nella raccolta "Autobahn", edita da Traven Books e curata da Reinhard Christanell. Il volume verrà presentato giovedì 15 dicembre alle ore 18 al Caffè letterario di Laives (Aula Magna zona scolastica).
Autobahn è, in primo luogo, un‘antologia di racconti ispirata al celebre racconto di Pier Vittorio Tondelli, di cui nel 2006 ricorre il quindicesimo anniversario della morte e al quale la raccolta è dedicata. L‘Autobahn/autostrada di cui si parla e che fa da sfondo a molti dei racconti inseriti nel volume è quella del Brennero, la A 22, che collega non solo quattro regioni italiane (Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Emilia Romagna) ma soprattutto il Nord e il Sud, il freddo al caldo, le montagne al mare, territori, culture, lingue ma anche speranze, illusioni e disperazione racchiuse, per il breve tempo del loro passaggio, nei piccoli recipienti metallici che corrono - o scorrono - ininterrottamente sul nastro d‘asfalto in una direzione e nell‘altra. E proprio questo brulicare di vita – e a volte di morte - gli autori qui raccolti, alcuni affermati ed altri alla prime esperienze ma di sicuro talento narrativo, quasi tutti residenti nelle regioni attraversate dalla A 22, hanno raccontato nelle loro storie.
Autori presenti: Vivian Lamarque, Marco Aliprandini & Alessandro Banda, Daniele Benati, Alex Boschetti, Francesca Califano, Francesca Caprini, Paolo Crazy Carnevale, Bruna Maria Dal Lago Veneri, Luca De Feo, Paolo De Martin, Alessandro Genovese, Ivan Levrini, Pino Loperfido, Gianfranco Mammi, Dacia Maraini, Eliana Agata Marchese, Carlo Martinelli, Laura Mautone, Astrid Mazzola, Gabriele Muscolino, Asuka Ozumi & Fulvia De Luca, Fulvio Panzeri, Davide Pivetti, Luis Pusteria, Maria Pia Quintavalla, Alina Rizzi, Andrea Rossi, Flora Sarrubbo, Andrea Sarti, Gregorio Scalise, Gisela Scerman, Alessandro Tamburini, Michela Turra, Dario Voltolini, Stefano Zangrando, Gigi Zoppello, Nadia Scappini.
A settembre in libreria
20 agosto 2005
Lillo Gubert ha ventidue anni e odia proprio tutti:
donne, immigrati, politici, veneti, meridionali, bolzanini,
camerieri, casellanti e chiunque non sia praticamente identico a lui.
Odia il suo paese, Febbre Valsugana, borgo impossibile
incastrato tra il confine veneto e quello trentino.
Odia se stesso e il mondo politicamente corretto in cui si ritrova a dover vivere.
“Teroldego” è un romanzo di formazione e di distruzione.
La storia di un compagno di sbronze, di un figlio trascurato,
di un nipote strafottente. La cronaca di un anno vissuto pericolosamente che,
proprio come la vita, diverte, agita, sorprende.
E fa paura.