Cermis e teatro civile



Dopo le 120 repliche totalizzate nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004, nell'ambito del "Progetto teatro Civile", il Teatro Stabile di Bolzano ripropone il monologo tratto dal libro omonimo. Le recite si terranno a BOLZANO, al Nuovo Teatro Comunale (Teatro Studio), da martedì 22 a venerdì 25 marzo 2005 (h. 20.30). Ad interpretare il manovratore superstite della tragedia sarà naturalmente Andrea Castelli, mattatore della passata messa in scena. previste anche alcune matinée riservate alle scuole a Merano, Bressanone e Brunico. "Progetto teatro Civile" vede la partecipazione dei più affermati autori italiani: da Marco Paolini a Pippo Delbono, da Maurizio Donadoni a Ascanio Celestini.

Rassegna stampa
* Il testo trova l’interprete ideale in Andrea Castelli, attore-orchestra che dà il colore di una varia umanità al suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto che parla, straziato, a nome della sua valle oltraggiata e delle vittime”. (Ugo Ronfani – Il Giorno)

* Sulla strada delle operazioni civili inaugurata da Marco Paolini, Loperfido ricostruisce l’andamento del terribile incidente, dando voce a un superstite: il conduttore della cabina che viaggiava in senso inverso. Quel che emerge è la crudeltà, l’insensatezza e la prevedibilità di un disastro che si poteva benissimo evitare”. (Ugo Volli – la Repubblica)

* Dal racconto, misto di italiano e dialetto, del manovratore superstite prende vita Il racconto del Cermis di Pino Loperfido, testo vincitore del Premio Bolzano Teatro 2001. Da vedere”. (Claudia Cannella – Il Corriere della Sera)

* Il risultato di questo sforzo di riflessione, prodotto dallo Stabile di Bolzano, è affidato alla sensibile interpretazione di Andrea Castelli”. (Renato Palazzi – delteatro.it)

* Il climax della pièce è magistralmente assecondato dalla regia semplicissima e però capace di coinvolgere gli spettatori e da Castelli che sa mettere in primo piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo nell’ironia, finisce per rimanere sul labile confine della follia. Spettacolo da non perdere”. (Andrea Pedrinelli – La Padania)

* Si sviluppa così una sorta di flusso di coscienza, fino alla descrizione angosciosa e angosciata di quel pomeriggio da inferno reso con molta partecipazione dall’interprete, Andrea Castelli, non dimentico della lezione attorale di un Marco Paolini o di un Marco Baliani, ma anche di quella più dichiaratamente satirica di un Dario Fo”. (Mario Brandolin – Messaggero Veneto).
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"Caro Alcide" in Puglia




Altamura (Ba) - 27 gennaio 2005

Ad Altamura non fanno bene solo il pane, ma pure un sacco di altre cose. La Giornata della Memoria, ad esempio. La vulcanica Preside Bianca Tragni mi ha invitato a celebrare i sessant’anni della Shoah, col mio racconto di “Caro Alcide”. E’ una scelta coraggiosa e intelligente. Perché, come giustamente dice la Tragni, commemorare la Shoah e lo sterminio degli ebrei può – soprattutto nella mente di un giovane liceale – cadere facilmente nella retorica, se non si collega la tragedia di quel popolo con ciò che ne seguì più tardi: la rinascita economica e l’Europa Unita. E chi, più di Degasperi, può ergersi a simbolo di ciò? Lo stesso Degasperi che, dotti denigratori, accusano di un non meglio specificato “antisemitismo” per alcuni suoi scritti giovanili. Se Degasperi era antisemita io sono Indro Montanelli.
Comunque, l’atmosfera nel Liceo “Federico II” è a dir poco elettrica. L’entusiasmo circola per i corridoi e traspare dagli occhi degli studenti che sciamano come api industriose. Leggo con molto interesse l’opuscolo “Intervista a Degasperi” realizzato da alcune classi con l’ausilio del mio libro.
Poi, accompagnato al pianoforte dal bravissimo Edoardo, mi lancio nel racconto davanti ad una platea gremita e vociante. La sfida è conquistare quei ragazzi, avvolgerli nel pathos del ricordo e trasportarli indietro nel tempo. Pur non essendo Montanelli, riesco nell’impresa di ottenere l’attenzione di trecento liceali che non vedono l’ora di andarsene a casa e di tenermela per quasi un’ora.
Alla fine, i ragazzi sembrano diversi. Mentre, incuriositi, fanno domande al sottoscritto, la storia di Degasperi e di cinquant’anni di tragedie gliela si può leggere direttamente negli occhi.
Ad Altamura sanno fare bene un sacco di altre cose, oltre al pane.
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