Ciao, Pippo



Ora che Pippo Mazzeo se n’è andato, chi in Trentino ama la cultura e, per lavoro o per passione, la promuove non può non sentirsi un po’ più solo. E non è retorica, ma la semplice constatazione di un fatto. Prima di tutto perché Mazzeo non era solo un appassionato che organizza eventi tentando freddamente di fare quadrare i bilanci, ma era soprattutto un uomo che amava l’arte, per l’arte viveva e nell’arte aveva completamente immerso la propria esistenza. La sua semplicità e la sua modestia erano spesso disarmanti. La sua ambizione più grande era che l’arte trionfasse comunque, anche a scapito dei propri interessi. Così, ad esempio, più che riportare a Trento buoni cantanti, gli dava soddisfazione il dovervi rinunciare perché ad un certo punto essi avevano “fatto carriera” erano divenuti troppo impegnativi per il modesto budget di cui disponeva. E chi lo conosceva sa bene di quanto lui gioisse e fosse orgoglioso dei successi dei “suoi” artisti nel mondo. Il suo rapporto con loro era prima di tutto umano, fatto di parole e gesti dettati dal cuore e dalla grande passione comune per la musica. La sua non era una cultura fatta di uffici stampa, bilanci e di velleitarie assemblee programmatiche, ma di semplice condivisione dell’arte, incontro di intenti avente come finalità ultima la fruizione del pubblico e, per quanto possibile, una sua educazione alla bellezza.
Quando tentava di trasmetterti una sua idea, poi, Pippo era un vero e proprio spettacolo. Un fiume in piena che da un momento all’altro può rompere gli argini. Voleva dirti tutto e subito, si crucciava del fatto che noi poveri esseri umani fossimo costretti ad usare le parole per comunicare, quando sarebbero potuti bastare un paio di sguardi eloquenti. La passione trascendeva la sua essenza umana e ne metteva a nudo la debolezza, l’insignificanza di fronte alla maestosità dell’arte. Così, poco tempo fa, quando mi chiese un nuovo lavoro per i suoi amati “Concerti della domenica”… Si era “innamorato” di un documentario, “Mi ricordo, sì io mi ricordo”, dove un Marcello Mastroianni oramai minato dal male, parla a ruota libera della sua vita e della sua carriera. Pippo non lo diceva, ma si capiva che si era immedesimato in quella figura sofferente che ha tante cose da raccontare, e si rende conto di avere ormai poco tempo a disposizione. “Ecco, vedi”, mi diceva “a me piacerebbe un testo così. Sul ricordo”. E certamente pensava alla sua vita, a ciò che di bello aveva fatto per la cultura della propria città, della propria provincia in tutti quegli anni. Aveva come il bisogno – una necessità quasi fisica – di mettere per iscritto il lavoro fatto, perché non corresse il rischio di perdersi nel mare inflazionato di manifestazioni, sagre, festival, rassegne che animano, spesso in maniera disordinata e infruttuosa, le nostre città.
La sua preoccupazione era tutta per il dopo, per il futuro di quella splendida avventura artistica da lui iniziata tanti anni prima. Aveva paura che senza di lui non se ne sarebbe fatto più nulla. Sin da quel giorno – anni fa – in cui mi annunciò, con quella sua dolce ironia, di avere un “ospite” poco gradito addosso. Ecco allora, che questo piccolo ricordo vuole essere, in chiusura, un grido d’allarme e un accorato appello a quelle Istituzioni che per tanti anni con Pippo Mazzeo hanno collaborato attivamente. Facciamo in modo che quanto seminato da quell’uomo illuminato non vada perduto. “I Concerti della Domenica” e “Musica nei Castelli” sono oramai diventati un punto di riferimento preciso e irrinunciabile per migliaia di appassionati. Sarebbe un delitto se essi, venuto meno il loro vero e unico motore propulsore, divenissero improvvisamente una cosa del passato, un bel periodo della nostra storia culturale da ricordare con nostalgia. L’auspicio è anzi che tali manifestazioni vengano rilanciate e su di esse si investano risorse con sempre maggiore convinzione. Per non deludere le attese di tanti affezionati spettatori, per non gettare alle ortiche un grandissimo valore aggiunto, ma soprattutto per onorare in maniera definitiva e costruttiva la memoria del loro ideatore.

"Trentino" del 31 ottobre 2006
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