Processo al Romanino

Trento, Castello del Buonconsiglio, giovedì 10 agosto 2006



Un vero e proprio processo con tanto di avvocati e giudice. Questa l’intelaiatura di “Processo al Romanino”, lo spettacolo da me ideato, scritto e interpretato che verrà presentato al Castello del Buonconsiglio sotto forma di lettura scenica. L’aula di questo immaginario tribunale verrà allestita giovedì 10 agosto, alle ore 21, sotto la Loggia del Romanino. Mi si ritroverò a discutere le tesi della accusa e quelle difensive riguardo a tre aspetti della pittura del celebre pittore bresciano: le disuguaglianze stilistiche, la blasfemia e la rozzezza. Temi che già animarono un celebre dibattito, in occasione dell’ultima mostra del Romanino, 40 anni fa, tenutosi fra gente come Renato Guttuso, Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali dell’epoca. È proprio dagli atti di quella discussione che ho preso lo spunto per inscenare il mio “Processo” che, come ogni procedimento che si rispetti, prevede alla fine una sentenza inappellabile, oltre che sorprendente. La serata, che prevede un accompagnamento musicale, si inserisce nel ciclo di manifestazioni collaterali alla mostra sul Romanino, allestita al Castello del Buonconsiglio. (p.l.)
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Il Racconto del Cermis - La prima

25 febbraio, Teatro comunale di Gardolo, ore 20.45
Una nuova versione di “Ciò che non si può dire”, con Mauro Bandera





Certo l'ultimo sabato di Carnevale non è quello che si dice il giorno adatto per rappresentare la tragedia del Cermis. Nessun problema. Quando si tratta di tener viva la memoria su una tragedia come quella che avvenne il 3 febbraio del 1998 a Cavalese, ogni giorno è quello giusto. Arrivo in teatro sotto una leggera pioggerellina. In teatro c'è molta curiosità per questa nuova versione. Appena si apre il sipario rivedo la scenografia che mi ero immaginato in origine, voglio dire quando ho concepito il testo: un tavolo, delle sedie, una radio e una gigantografia di Paul Newman. Mauro Bandera va subito al cuore dello spettatore affrontando alla grande la scena della prima tragedia, quella del 1976. Sulla sinistra del palco compaiono (in dissolvenza, come in un film) gli altri due attori, Dino Patton e Robert Kerschbaumer, a mimare e ad impersonare i personaggi che via via si presentano nella narrazione. In un paio di occasioni mi scopro commosso, soprattutto per come i tre attori riescono a rendere "trentina" la tragedia, a farla vedere al pubblico dal punto di vista di un trentino vero. Una prestazione, quella della Filodrammatica "La Logeta", che merita senz'altro di essere ripresa in altri teatri trentini, in particolari in quelli della Val di Fiemme. (p.l.)

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Un "Cermis" tutto nuovo

Una nuova versione di “Ciò che non si può dire”, il 25 febbraio e il 4 marzo a Gardolo



Torna in scena “Ciò che non si può dire – Il racconto del Cermis”, lo spettacolo scritto da Pino Loperfido che negli anni passati è stato portato in scena dal Teatro Stabile di Bolzano, nell’interpretazione di Andrea Castelli. Il nuovo allestimento, curato dalla Filodrammatica “La Logeta” di Gardolo, prevede la presenza in scena di tre attori che si alterneranno in questa sorta di orazione civile sul disastro del 3 febbraio 1998 quando, non dimentichiamolo, un aereo della marina U.S.A. tranciò i cavi della funivia del Cermis, causando la morte di venti persone. A recitare la parte principale, quella del manovratore superstite, sarà Mauro Bandera. Ad affiancarlo sulla scena, Dino Patton e Roberta Kerschbaumer, che daranno voce agli altri personaggi della storia. La filodrammatica “la Logeta” di Gardolo vuole, con questa rappresentazione, in occasione del 30° anno di attività, mettere in scena un testo inusuale rispetto al consueto repertorio. Un testo drammatico, rielaborato per l’occasione dall’autore stesso, che vuole ribadire ancora una volta l’assurdità di quella tragedia e l’ancora più assurdo suo epilogo, con l’incredibile assoluzione dei marines responsabili. Teatralmente, pare inevitabile un confronto col monologo recitato da Andrea Castelli nel 2002. “Non vogliamo certo paragonare il nostro spettacolo a quello prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano”, sottolinea Federico Gozzer, il regista dello spettacolo. “Loperfido ci ha fornito una nuova versione, a più voci, che come obiettivo precipuo conserva la voglia di fare memoria su questa triste vicenda che ha ferito il Trentino e l’Italia tutta”. “Ciò che non si può dire – Il racconto del Cermis” sarà in scena al Teatro Comunale di Gardolo sabato 25 febbraio e, in replica, sabato 4 marzo, con inizio alle 20.45.

Il Cast: Mauro Bandera nasce teatralmente nel 1983 con il gruppo di “Gli amici di Serravalle” per poi collaborare con Adriana Zardini nella compagnia “Perché no”, con la compagnia di Martignano “La Baraca”, con l’associazione teatrale Alense, con i “Rusteghi” di Avio e con “La Logeta” di Gardolo. Attualmente è anche regista nella filodrammatica di Aldeno.
Dino Patton è con la filodrammatica “Gig” di Vigo Meano nel 1983 e quindi nel 1993 entra a far parte della filodrammatica “La Logeta” con la quale vince il premio come migliore attore nella commedia “Sen tuti paroni” .
Roberta Kerschbaumer fa parte de “la Logeta” dal 1992, ha interpretato diversi personaggi con molta professionabilità, come Silvia in “Voia de nespole”, Mariella in “Sen tuti paroni”, Chiara in “El silenzio de Angela” e Adriana in “El palaz”. Attualmente fa parte anche del gruppo “I 4 Cantoni”, la branca cabarettistica della filodrammatica “La Logeta”.
Regia: Federico Gozzer nasce con la “Logeta” nel 1976” ed è rimasto il solo dei rifondatori della stessa filodrammatica ancora in attività, fa parte anche lui del gruppo “I 4 Cantoni”. Con il gruppo ha raggiunto la bella cifra di oltre 500 rappresentazioni. È il presidente della filodrammatica da oltre tre anni.
La scenografia e le luci sono curate da Franco Kerschbaumer, le musiche da Tarcisio Mosna.
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“Il Cuoco di Mozart”: la prima

Trento, 8 gennaio 2006 - Sala della FIlarmonica

La domenica mattina Trento si fa voler bene, senza il traffico e il caos dei giorni lavorativi. Giungo alla sala di Via Verdi verso le dieci e qualcosa e la fila delle persone in coda per il biglietto arriva quasi in strada. Qualche autografo, qualche amabile chiacchiera con i cantanti, le ultime raccomandazioni a Riccardo Gadotti e si parte.


Riccardo Gadotti alias Lorenzo Da Ponte

Grazie alla magia del teatro, Lorenzo Da Ponte in persona si presenta al numerosissimo pubblico trentino e inizia a raccontare la sua incredibile storia. Storia che tutti si bevono come una bevanda gelata sotto il sole di agosto. Gadotti riesce a divertire e a commuovere allo stesso tempo, mostrando sempre di avere il personaggio in pugno, così come il nostro factotum, il buon Pippo Mazzeo, auspicava. Alla fine, gli applausi che sembrano avere davvero poco del rituale, per quanto sono intensi e prolungati. (A proposito, che imbarazzo l’inchino al pubblico assieme a dei veri cantanti d’opera!). Nuova ed appagante questa esperienza con l’opera lirica. Lorenzo Da Ponte è uno di quei personaggi scomodi che la storia spesso produce, lascia agire e poi, attraverso l’invidia e il conformismo della gente, provvede a nascondere nei meandri della dimenticanza. Dalla quale abbiamo provato a strapparlo una volta per tutte.


Trascinato sul palco per gli applausi finali


Giuseppe Mazzeo, Pino Loperfido e Riccardo Gadotti
"La Compagnia dell'Anello"
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