La Trento più brutta che c'è
25 giugno 2007 Archiviato in: Articoli
Dopo essersi arrampicata fino alle vette
della modernità grazie ai dotti interventi e
alle illustri partecipazioni del Festival
dell’Economia, la città di Trento sembra ripiombare
nel medioevo a causa di quello che – se non lo è –
assomiglia molto ad un grave episodio di censura.
Sono in pochi a saperlo. Giusto gli addetti ai lavori e qualche attento lettore. La sera del 25 giugno, nel pieno dei festeggiamenti per il Santo Patrono, il Teatro Sociale di Trento resterà desolatamente chiuso. Beh? E che problema c’è, domanderà qualcuno. Nessuno. Peccato che fino a qualche settimana fa era programmato un elaborato dramma teatrale, frutto di un’attenta ricerca storica, che avrebbe visto in scena oltre quaranta attori. Una piece che vuole fare chiarezza su una delle pagine più oscure della storia cittadina a cui però gli abitanti del capoluogo non potranno assistere. La recita del 25 giugno è stata cancellata.
Volendo vederci un pelo più chiaro, la prima cosa che abbiamo pensato di fare è stata quella di telefonare agli organizzatori. “Come mai lo spettacolo non si farà anche se era presente sui primi programmi delle Feste Vigiliane?” La segreteria risponde con voce ferma e sicura che si è trattato di un semplice problema di “location” in quanto il Teatro Sociale era risultato non “adatto” ad uno spettacolo del genere; spettacolo che, comunque, “non è annullato, ma soltanto rimandato a data da destinarsi, probabilmente questo autunno”. Quando comunque – ovvio – non sarà il Comune di Trento a provvedere alla sua organizzazione.
Di più non è dato sapere.
Lo spettacolo teatrale in questione si intitola “Via del Mercato Vecchio” ed è stato scritto una decina di anni fa da Antonia Dalpiaz, una delle più note e apprezzate figure della cultura trentina. Il testo affronta in maniera aperta e senza pregiudizi di sorta la nota vicenda del Simonino che nel 1475 sconvolse la città di Trento.
“Tutto sembrava ormai incanalato nel giusto percorso – dice la Dalpiaz – Gli organizzatori avevano letto il testo e concordato la data: il 25 giugno.”
Il 3 maggio l’autrice, il regista e gli attori avrebbero dovuto visionare il Teatro Sociale per i dettagli tecnici e per l’adattamento dello spettacolo. Ma pochi giorni prima… “la doccia fredda. Dopo la comparsa sui quotidiani della programmazione relativa alle Feste Vigiliane, gli organizzatori avvisano il Presidente della Co.f.as. (produttore dello spettacolo, N.d.r.) Gino Tarter, che lo spettacolo non si farà perché «non adatto»”.
Azzardando, saremmo portati a dire il Simonino fa ancora paura a qualcuno. Il Trentino “moderno” guarda avanti, ma pare far fatica a nascondere gli scheletri nei propri armadi rinascimentali. La vicenda del bimbo sfuggito al controllo materno e caduto nella roggia nel 1475 è abbastanza nota. Il suo corpo esamine si fermò proprio vicino alla cantina di Samuele, il rabbino. Ne nacque un tragico malinteso. Diciotto ebrei vennero torturati ed uccisi, mentre il Simonino venne innalzato ad una posticcia santità con tanto di culto e processioni votive. La Chiesa – come spesso avveniva allora – tacque per ragioni di opportunità, cogliendo al volo la possibilità di tenere un piede in due scarpe, cogliendo i benefici derivanti dal nuovo culto e omettendo di porre fine ad una ingiusta persecuzione nei confronti degli ebrei. Solo nel 1965, l’illuminato vescovo Gottardi porrà fine a questa sorta di follia popolare, riconoscendo ufficialmente l’innocenza degli ebrei.
In definitiva, perché “Via del mercato vecchio” è stato cancellato? Chi è stato a suggerire che venisse tolto dalle Feste Vigiliane dopo che ne era stata concordata la programmazione?
A domandare chiarezza è soprattutto l’autrice, delusa, amareggiata non solo dall’atmosfera pesante che circola attorno a questa vicenda, ma pure dal muro di silenzio che le si è parato dinanzi, da quella solidarietà che si aspettava per lo meno dai colleghi del mondo della cultura locale e che invece non s’è fatta vedere.
Ma a domandarne ragione sono pure i quaranta attori dilettanti, e quindi volontari, che sacrificando il loro tempo libero, si sono impegnati con entusiasmo e passione convinti di rendere un servizio alla propria comunità.
Esige una risposta anche il comune cittadino, incuriosito da questa misteriosa vicenda, una pagina di cultura non certo bella, di quelle di cui non si vorrebbe mai essere costretti a scrivere. Episodi che in una città veramente moderna proprio non dovrebbero accadere. Mai.
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)
Sono in pochi a saperlo. Giusto gli addetti ai lavori e qualche attento lettore. La sera del 25 giugno, nel pieno dei festeggiamenti per il Santo Patrono, il Teatro Sociale di Trento resterà desolatamente chiuso. Beh? E che problema c’è, domanderà qualcuno. Nessuno. Peccato che fino a qualche settimana fa era programmato un elaborato dramma teatrale, frutto di un’attenta ricerca storica, che avrebbe visto in scena oltre quaranta attori. Una piece che vuole fare chiarezza su una delle pagine più oscure della storia cittadina a cui però gli abitanti del capoluogo non potranno assistere. La recita del 25 giugno è stata cancellata.
Volendo vederci un pelo più chiaro, la prima cosa che abbiamo pensato di fare è stata quella di telefonare agli organizzatori. “Come mai lo spettacolo non si farà anche se era presente sui primi programmi delle Feste Vigiliane?” La segreteria risponde con voce ferma e sicura che si è trattato di un semplice problema di “location” in quanto il Teatro Sociale era risultato non “adatto” ad uno spettacolo del genere; spettacolo che, comunque, “non è annullato, ma soltanto rimandato a data da destinarsi, probabilmente questo autunno”. Quando comunque – ovvio – non sarà il Comune di Trento a provvedere alla sua organizzazione.
Di più non è dato sapere.
Lo spettacolo teatrale in questione si intitola “Via del Mercato Vecchio” ed è stato scritto una decina di anni fa da Antonia Dalpiaz, una delle più note e apprezzate figure della cultura trentina. Il testo affronta in maniera aperta e senza pregiudizi di sorta la nota vicenda del Simonino che nel 1475 sconvolse la città di Trento.
“Tutto sembrava ormai incanalato nel giusto percorso – dice la Dalpiaz – Gli organizzatori avevano letto il testo e concordato la data: il 25 giugno.”
Il 3 maggio l’autrice, il regista e gli attori avrebbero dovuto visionare il Teatro Sociale per i dettagli tecnici e per l’adattamento dello spettacolo. Ma pochi giorni prima… “la doccia fredda. Dopo la comparsa sui quotidiani della programmazione relativa alle Feste Vigiliane, gli organizzatori avvisano il Presidente della Co.f.as. (produttore dello spettacolo, N.d.r.) Gino Tarter, che lo spettacolo non si farà perché «non adatto»”.
Azzardando, saremmo portati a dire il Simonino fa ancora paura a qualcuno. Il Trentino “moderno” guarda avanti, ma pare far fatica a nascondere gli scheletri nei propri armadi rinascimentali. La vicenda del bimbo sfuggito al controllo materno e caduto nella roggia nel 1475 è abbastanza nota. Il suo corpo esamine si fermò proprio vicino alla cantina di Samuele, il rabbino. Ne nacque un tragico malinteso. Diciotto ebrei vennero torturati ed uccisi, mentre il Simonino venne innalzato ad una posticcia santità con tanto di culto e processioni votive. La Chiesa – come spesso avveniva allora – tacque per ragioni di opportunità, cogliendo al volo la possibilità di tenere un piede in due scarpe, cogliendo i benefici derivanti dal nuovo culto e omettendo di porre fine ad una ingiusta persecuzione nei confronti degli ebrei. Solo nel 1965, l’illuminato vescovo Gottardi porrà fine a questa sorta di follia popolare, riconoscendo ufficialmente l’innocenza degli ebrei.
In definitiva, perché “Via del mercato vecchio” è stato cancellato? Chi è stato a suggerire che venisse tolto dalle Feste Vigiliane dopo che ne era stata concordata la programmazione?
A domandare chiarezza è soprattutto l’autrice, delusa, amareggiata non solo dall’atmosfera pesante che circola attorno a questa vicenda, ma pure dal muro di silenzio che le si è parato dinanzi, da quella solidarietà che si aspettava per lo meno dai colleghi del mondo della cultura locale e che invece non s’è fatta vedere.
Ma a domandarne ragione sono pure i quaranta attori dilettanti, e quindi volontari, che sacrificando il loro tempo libero, si sono impegnati con entusiasmo e passione convinti di rendere un servizio alla propria comunità.
Esige una risposta anche il comune cittadino, incuriosito da questa misteriosa vicenda, una pagina di cultura non certo bella, di quelle di cui non si vorrebbe mai essere costretti a scrivere. Episodi che in una città veramente moderna proprio non dovrebbero accadere. Mai.
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)