Officina del Monte Bondone



L'esperienza dell'
Officina del Monte Bondone è il classico esempio di lavoro che fai per gli altri, ma che alla fine serve soprattutto a te. E questo l'ho capito non appena arrivato all'auditorium di Vaneze martedì 10 luglio, guardando le facce dei ragazzi che si bevono le mie parole sull'arte del racconto. C'è qualcosa nell'entusiasmo, nella forza d'animo e nella spontaneità degli adolescenti che spesso è proprio ciò di cui noi quarantenni abbastanza annoiati necessitiamo. La gioia di vivere, la curiosità del confronto e dell'esperienza. È per questo che mi sento di ringraziare il direttore artistico Mauro Pedron per aver pensato anche a me quando ha stilato la lista dei cosiddetti maestri da spedire sul Monte Bondone.



Non si è trattato di un semplice laboratorio, ma di un vero e proprio happening delle arti, concretizzato in incontri fruttuosi e scambio di esperienze (oltre che di numero di cellulare). Interessanti, per quanto mi riguarda, l'interazione con gli altri maestri: i Zoldester, Bertazzon, la fotografa Alice Belcredi, ma soprattutto con la forza espressiva e la simpatia di Giuseppe Cederna.

Per quanto riguarda il lavoro con i ragazzi, nel brevissimo tempo a disposizione siamo riusciti a mettere in piedi un piccolo giallo ambientato sulle pendici del Monte Bondone, dal titolo "Chi l'ha finito con il ketchup". Una faticaccia, certo, ma ne è valsa la pena considerato che si è trattato della prima produzione originale dell'Officina. Tanto l'entusiasmo incontrato a Vigo Cavedine alla "prima" del nostro spettacolo, giovedì 12 luglio. Era bello vedere i ragazzi agitati per l'evento, andarsene in giro per strade e stradine a provare la loro piccola parte della recita. Ancora più fonte di soddisfazioni vederli dopo, felici per aver recitato davanti ad un pubblico vero ma soprattutto per aver visto concretizzato il loro lavoro di allievi dell'Officina del Monte Bondone.