L'orsa che dà alla testa
31 dicembre 2007 Archiviato in: Articoli
Una bella storia di Natale. Commovente. Per una volta la pigra gente trentina ha deciso di mobilitarsi e di scendere in piazza a manifestare contro l’ingiusta detenzione di Jurka, imprigionata da ben centosettanta giorni e zifola. Questo almeno quello che qualcuno vuol farci credere. In realtà, a sfilare lungo le strade di Trento illuminate a festa sono state solo poche decine di animalisti e Jurka non è un prigioniero politico, bensì una femmina di orso, una bestia che si è deciso di porre in cattività perché si era messa in testa di fare bene il suo mestiere di orso. Diciamo un’orso un po’ troppo orso per i nostri gusti.
(Certo che, però, è strano. Un tempo sotto Natale si sfilava per i mutilatini, per la Croce Rossa, per la pensione minima di Santa Lucia. Per un orso ancora non si era mobilitato nessuno. Segno dei tempi che stanno cambiando. Eccome se stanno cambiando. Poniamo il caso che proprio l’altro giorno un giornalista extraterrestre fosse atterrato in via Belenzani, e avesse cominciato a fare qualche domandina qua e là: “Chi siete? Per che squadra tifate? Panettone o pandoro? Che state facendo qui?” Bisogna ammettere che non sarebbe stato proprio facile per lui afferrare il concetto.)
In ogni caso, si era sperato che di quella dannata orsa non si parlasse più e ci si occupasse di cose più serie: sicurezza sul lavoro, educazione dei giovani, diminuizione del potere d’acquisto, ‘ste robette qua, insomma. Ed invece ci ritroviamo ancora una volta costretti a dare voce alla maggioranza silenziosa che del riportare le bestie nei boschi del Trentino e di tutti i soldi pubblici stanziati e spesi per tale operazione ne ha davvero le tasche piene. Una maggioranza reticente, schiacciata dalle maglie del politically correct. Un fetta enorme di paesani e cittadini che non porta striscioni in piazza, non affolla i blog animalisti e non ha nessuna voglia di finire sui giornali e ciononostante ha ugualmente il diritto di far valere le proprie ragioni.
Quella bestia è in gabbia perché i vertici del Ministero e quelli della P.a.t. hanno ritenuto opportuno non procrastinare la sua libera circolazione “in relazione alla necessità di garantire continuità e sostenibilità al progetto (Life Ursus n.d.r.), in coerenza con la finalità generale dello stesso”. Chiaro?
Gli animalisti, però, la vogliono libera. Bene. Accontentiamoli e poi vediamo quanto tempo passerà prima che qualcuno provveda ad accoppare l’animale con una dose di veleno, come è avvenuto qualche settimana fa per quei tre orsi marsicani. Perché davanti a fatti come quello avvenuto nel Parco Nazionale degli Abruzzi è facile puntare il dito e dare la colpa alla “gente cattiva”, ai bracconieri (ma quando mai?). La verità è un’altra. Chi ha avvelenato quegli orsi era esasperato. Le autorità – e i signori animalisti – prima di stracciarsi le vesti, dovrebbero cercare di capire cosa ci sta dietro questa esasperazione della gente; dovrebbero provare a vivere con loro per un po’, sul limitare di quei boschi, laddove i bambini giocano proprio accanto al pollaio. Voi li lascereste lì i vostri figli sapendo chi c’è nascosto tra gli alberi? Vi rassegnereste a dover tenere la doppietta dietro la porta d’entrata?
Ah sì, ma l’orso è buono, è bravo, è tanto simpatico e nel 2075 gli daremo pure il diritto di voto. Ma cos’è che certifica tanta bontà? È sempre così mansueto il plantigrado? Anche quando non ci vede più dalla fame?
Sul sito istituzionale curato dal Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, www.orso.provincia.tn.it (!), l’approfondimento in merito alla pericolosità di questo animale offre al lettore un attacco da libro Cuore: “…molti di noi, nell’infanzia, hanno avuto il proprio orsacchiotto da stringere, hanno ascoltato canzoni, favole e storie sull’orso buono”. Quanta tenerezza! Nonostante le centinaia di attacchi portati all’uomo in diverse zone del mondo, ancora si insiste con certi stereotipi disneyani.
Vediamo, invece, cosa ne pensa il signor Google in merito. Dunque.
Le notizie di avvistamenti e di attacchi sono numerose. Ma sono i più recenti e tragici fatti a lasciare senza fiato. Il 6 giugno del 2005, una donna che stava facendo jogging nei pressi di Alberta, in Canada, è stata attaccata e uccisa da un orso che solo una settimana prima era stato catturato e trasferito in altra zona.
Nell’estate di quest’anno, esattamente il 25 giugno, un gruppo di escursionisti americani ha subito l'attacco di un orso bruno inferocito, che ha ucciso una donna e ferito gravemente altre due persone. L'aggressione è avvenuta sulle montagne a nord di Bucarest, mica sulla Luna.
Raccapricciante – e qui, per decenza, ci fermiamo – la morte di un ragazzino di undici anni, rapito nel sonno e poi trovato in condizioni indicibili qualche centinaio di metri più in là. E’ successo in un campeggio, a 48 chilometri a sud-est di Salt Lake City (Usa), in occasione della festa dei papà.
A proposito: provate a raccontarle ai genitori di quel ragazzino quelle “favole e storie sull’orso buono” e poi – se ci riuscite – venite a dirci come hanno reagito.
(Articolo pubblicato su Trentinario.it)