Apro
gli occhi e ti penso
Romanzo
Beat
Certo.
Mister Mihail Tal, I suppose. Converrà con me che molte volte nel gioco
degli scacchi si devono valutare le forze rimaste. Rischiare va bene solo fino
a un certo punto.
La scacchiera ti è sempre davanti. Le due torri ti danno una inattaccabile
sicurezza. Santo e Concetto erano come due cardini nonostante i nomi ed il sicuro
destino di piccolo-borghesi, ma fu Claudio ad iniziarti al sesso o meglio a
darti le istruzioni necessarie a soddisfare certe voglie e a come farsele venire.
Tu per tutto ringraziamento ti facesti la sorella macchiando di sangue il sofà,
perché confondesti le urla di dolore con delle non meglio precisate urla
di piacere. La conseguenza più immediata di questo gesto atletico fu
che Claudio provò ad ammazzarti. In ogni caso, più della sorella
ti piaceva la sua bici, una Graziella; un sogno a due ruote che tu non avresti
mai avuto. E quella del Claudio, per di più, aveva le frecce e gli stop
come le automobili.
Ricordi? Pomeriggi two-to-eight passati a tirare pedate ad un pallone vero,
di cuoio cucito, come quelli che spazzava via Giacinto Facchetti. Solo che Facchetti
non faceva fatica, voi, nel campetto segreto, vi procuravate microfratture solo
per giocare di rimessa. However, eri tra gli eletti del club del pallone. Non
si sa il perchè, ma ti avevano giudicato idoneo a far parte della compagnia:
una sorta di loggia massonica dei piccoli. Infatti, nessuno al di fuori degli
adepti era a conoscenza dellesistenza di questo venti-metri-per-dieci
con un bel tiglio a centro campo che faceva da arbitro. Ed era davvero un arbitro
inamovibile. Ma non ti vantavi di questo privilegio di casta, di niente ti vantavi.
Ancora. E nel parco giochi, quasi una Via Pal, avevi il tuo albero sul quale
ti rifugiavi staccandoti dal mondo, inebriandoti di quel profumo di foglie e
di legno ancora giovane. Piccolo uomo che vive. Le prendesti da una ragazzina,
ricordi? Che vergogna, anzi, no. Ti giustificasti con la presunta ambiguità
della persona: era più un efebo che una ragazzina. Già, lhai
sentita quella canzone che, dopo un coinvolgente arpeggiato, dice: Come
qualche tempo fa, stare sotto al tuo portone (
) senza avere il coraggio
di dirti una parola. Così, come un investigatore privato poco professionale,
ti sei messo a bazzicare quel famoso angolo di Via Cavour, quello dellincidente.
Ilaria, certo, stiamo pensando proprio a lei.
Hai fatto il turno di notte e sono le nove del mattino, e invece di dormire
te ne stai lì, intirizzito dal freddo, ad aspettare qualcuno che non
solo non conosci, ma che probabilmente nemmeno vedrai. Forse era un caso che
passasse di lì. Perché dovrebbe abitare nei paraggi? Solo perché
lo senti? E cosé che contano le tue sensazioni? Forse è
arrivato il momento di non accontentarsi più della fantasia. Le mille
donne che ti sei portato a casa nascondendole in testa, facendo crepare dinvidia
i conoscenti, non sono state certo loro la causa dei mali di cui adesso soffri.
La causa è una mancanza, mai unabbondanza. E cosa vorrà
dire sta frase non lo saprà mai nessuno.
Un ragazzotto dalla brutta faccia sta urlando che la sua verdura è la
migliore della città sebbene il venditore sia un disgraziato che gli
mancano pure i denti. Così realizzi di essere in un mercato dove i venditori
hanno eretto baracche fatte di niente, armati di volontà e occhiaie modello
tre-del-mattino. Ma le occhiaie te le senti pure tu che, nellintento di
assomigliare sempre più ad un palo della luce, cominci a sentire la stanchezza.
Cambi posizione il più possibile per non dare nellocchio e prepari
una spiegazione plausibile a quel tuo immobilismo in attesa di nessuno. Perché
di nessuno si tratta. Ilaria non sa niente di te, anzi, probabilmente non sa
più niente di nessuno, ma il tuo amore è di unaltra dimensione.
Poco male.
Hai la sciccosa idea di accenderti una sigaretta tanto per sembrare Mickey Rourke
in Angel Heart e una donzella bella da fischiarle dietro ti è
passata a un palmo. Ma a differenza del bel Mickey che ha lo zippo, tu sfregoli
svedesi che è una meraviglia: si spengono ad uno ad uno, o meglio, si
accendono per un attimo come per uscire da uno stato comatoso e poi si spengono
concludendo la loro vita di un istante. Hai desiderato che a questa culona le
cadesse un libro tanto per poter correre a raccoglierlo e dirle: Permette
che laiuti, oh, ma che combinazione, ecc. Naturalmente la sceneggiatura
mattutina avrebbe previsto un finale da copione: a letto, fumanti dopo la trombata
del secolo. Ah, Boris, Boris! Ma comè che sei così? Guardi
una donna e chissà perché devi per forza immaginartela nuda sopra
un talamo, mentre tu la fai impazzire. Sono i desideri che fanno gli uomini
o gli uomini che desiderano?
In ogni caso Ilariopoli è volata via senza nemmeno accorgersi di te.
Compri un chilo di verze tanto per far tacere il ragazzotto che già stava
perdendo la voce e ti ha fatto due palline così.
Buon appetito! , ha detto laspirante muto e ti ha passato
un sacchetto della Standa che con le verdure proprio non centrava niente.
Metà mattina, angolo via Cavour. Boris, diversi pensieri nella testa,
una strafiga appena dileguata e un meraviglioso chilo di verze acquistate a
scopo benefico. Devi decidere il da farsi: hai tutto il giorno libero davanti
e un casino cosmico nella testa. Non puoi mica startene lì a comprare
verze e gettare svedesi fino a sera
Vado a trovare la mamma, ti sei proposto come un bimbo ferito a
un ginocchio. Sei contento di ricordare la strada e nel frattempo formuli pensieri
ridicoli del tipo le mamme imbiancano e di mamma ce nè
una sola. Sorridendo fumi la tua sigaretta che alla fine è stata
accesa da uno svedese particolarmente intraprendente e coraggioso.
Ecco il loco. Pigi il tasto del citofono fino a farti venire un cerchio rosso
allindice. Un comunistazzo, vicino alla morte per quanto aveva la guancie
scavate, ha urlato Maria, aprimi! con il tono di chi annuncia la
fine del mondo. Tu lo guardi con compassione, più per le sue idee politiche
che per lurlaccio.
Guarda che il citofono non funziona , si è giustificato
un attimo dopo.
E tu, guarda che a me non può fregarmene di meno dei tuoi strilli.
Ma chi sei? Che cerchi rogne?
No, cerco mia madre.
Allora entra nel portone e sali le scale. Sai farlo?
Ciao bello, salutami baffone tuo.
E guancia-scavata è corso dalla sua squaw con lUnità
sotto il braccio.
È spaventoso di quanto poco tempo impieghi una mamma a trasformarsi in
nonna. Roba degna di Kafka. Sul pianerottolo, invece della genitrice si sono
presentati un ammasso di capelli turchini tipo la Lollobrigida in Pinocchio
e alcuni spazi vuoti tra i denti. Hai una gran voglia di domandare a questi
oggetti: Sei tu mamma, vero?. E poi ci sono quelli che dicono che
i vecchi sono pieni di umanità come se la cosa debba o possa in qualche
modo renderli felici; dove dovrebbero mettersela quella umanità quando
non riescono nemmeno a farla nella tazza?
Sei Boris, vero? , ti ha domandato lo spazio vuoto tra i denti.
Si sono io. Volevo farti la stessa domanda , hai trattenuto una
risata di compassione. Vicendevole.
È un bel pezzo che non ci vediamo?
Oh, io non ci vedo dal settantatré. Questi occhialoni servono
a poco.
Sì, ma io volevo dire, che non ci vediamo noi due.
Anche tu hai problemi con la vista? Ma allora è ereditario.
Sì, mamma! , e ti sei arreso Mi fai entrare?
Senti Boris, prima che ti togli le scarpe, sai ho passato la cera, mi
andresti a comprare un chilo di verze?
Eccole le verze!
Ah
Lei si è stupita, ma mica poi tanto. Forse avresti dovuto abbracciarla,
ma non le hai dato nemmeno un buffetto. Ti sei fatto un po pena. Le parentele
sono come le piante: se non le coltivi, se non le innaffi a dovere, appassiscono.
La cosa non ti meraviglia. Poi il rancore che porti a quella vecchina è
ancora vivo benché sia difficile provare rancore per un moribondo. La
mamma ha preso una vecchia scatola di Plasmon e ha tirato fuori le foto. Già
lo sapevi che sarebbe andata così. Lei ce lha sempre avuta la fissa
delle fotografie. Daltronde è un modo come un altro per non restare
lì a guardarsi nelle palle degli occhi senza sapere che diavolo dirsi.
Affogare il presente in un mare di ricordi fotografici, immagini di vita, testimonianze
di un evento regalate ad una pellicola, per la gioia delle tasche del fotografo
e la malinconia del cliente.
Ti va di guardare
Sì, certo, ho la giornata libera.
Lavori sempre allospedale?
Sì, mi hanno pure promosso. Adesso sto al terzo piano.
Ecco papà! Ti sei sporto per vedere a quale dei due la
mamma si stava riferendo. E si riferisce a quello vero, quello con le corna.
Se ne sta lì con il suo costume anni Settanta e lespressione pare
voler dire: Vedrete come sembrerò kitsch tra dieci anni.
E chi te li stira i camici?
Me li stiro da solo.
Il liquore al limone ha dato un contributo alleffetto nostalgia. Ogni
tanto, tra unistantanea e un'altra, lanci occhiate alla casa: tutto è
rimasto come una volta, come quando eri Borissuccionostro. Ma ecco Amilcare,
in tutto il suo splendore. I denti lunghissimi come le zanne di uno squalo e
la mamma era ancora troppo carina per darsi ad uno con un nome da idiota che,
con tutto il rispetto per la categoria dei facchini, fa un lavoro da idiota.
La foto è rimasta nascosta per trentanni. Trentanni di clandestinità
con una famiglia alle spalle. Oddio, una famiglia
una famiglia di merda,
certo, ma pur sempre una famiglia. Tu sei sicuro che lei li amava entrambi,
già, tutti e due. Ma a papà sarebbe stato impossibile tentare
di spiegarglielo dacché era difficile perfino annunciargli che era finito
il caffé. Alla mamma sarebbe piaciuto presentare Amilcare a papà
come fosse un amico e perlomeno riuscire a rispondergli al telefono in quei
trenta lunghissimi anni, ma lei non aveva diritto ad avere amici personali come
non aveva diritto a fare molte altre cose. Si è dovuta attendere la fine
e quando papà è morto la mamma tratteneva a stento la gioia. Adesso
era libera di. Ma non poteva immaginare che Amilcare si sarebbe sposato poco
tempo dopo perché con un nome da idiota si possono fare perfino cose
idiote: ci si sposa.
Per me è come se fossero qui, accanto a me. Sai, la morte non
esiste. Esiste il distacco. Tu pensi che io sono una povera scema
No mamma, ma che
, hai obiettato tu, falso come sai essere
delle volte.
Ti leggo nel pensiero.
E ti è venuto un dubbio sagace, sarà vero, ma è possibile?,
ti domandi. Un terrore ti è corso lungo la spina dorsale cifotica che
ti ritrovi. Per un attimo hai creduto di essere nella studio di una medium,
diciamo Whoopy Goldberg in Ghost.
Sai, riguardo alla morte
Ce lhai la ragazza? ti ha interrotto la genitrice.
Io?
Pochi secondi di pausa per inventarti la storiella del giorno. Vediamo
una brunona? Oppure una nordica? Una parigina? Eppure senti che stavolta ti
sarà difficile mentire come fai così bene con Arturo. Quellambiente
così magico, così zeppo di passato ti spinge a dire incredibilmente
la verità.
No, ma ne conosco una che mi piace
Ebbravo Boris, e come si chiama questa giovanotta?
Si chiama
beh, ecco, si chiama
Vabbé, non me lo dire, a me importa sapere se sei solo o no.
Io? Solo? Figurati, cho tanti di quegli amici.
Ma il pensiero di Ilariuzza-tua ti fa leffetto di quattro Roipnol ingoiati
con il gin. Guardando quella madre a cui solo adesso riesci a tenere una mano,
che sta dando un nome ad ogni personaggio delle foto, pensi a lei, al paio di
gambe più fuori di testa che esista. Basta un niente e, paff, tutto comincia;
un altro niente, anzi, meno che niente e, aripaff, tutto finisce. Non sai più
se serva realmente amare o se basti farlo con la testa come hai sempre fatto
tu; non ti convince ancora la faccenda. Forse non accetti di attraversare un
oceano di palpitazioni, litigi, riappacificazioni, di nuovo litigi, di nuovo
riappacificazioni, effusioni e scopate in un lungo viaggio verso il niente perché
lamore, in ogni caso, semmai sia nato, finisce. E come dice quella faccia
da bandito di Drupi, poi si resta soli e non si canta più.
Sei uscito di corsa, come si fa quando scappi da un palazzo che sta per esplodere.
La mamma ti voleva a pranzo, ma le hai sparato una scusa qualsiasi tanto per
rientrare nei tuoi panni quotidiani. Sul portone, due bambini urlano di restituirli
il pallone. Uno dei due ha la stessa faccia che avevi tu sulle foto. Hai mandato
alla mamma quel bacio che non hai avuto il coraggio di darle e, giunto in pellegrinaggio
allangolo di via Cavour, poco prima di abbandonarti ai soliti pensieri,
ti sei rammaricato di una cosa: non le hai chiesto come stava.Due brani per
introdurre un nuovo spezzone di passato. Plastic Bertrand che twisteggia sul
Ping Pong e quel bocciolo di rosa di Liò che, mimando un
orgasmo, canta gli Amoreux solitaires. Un vero e proprio periodo
francese, di paranoie francesi, in cui non ti dispiaceva la nuova residenza.
Avevi scoperto che quel branco di case non era il paese dei balocchi, ma i sapori
erano sapori buoni, e linflazione era solo una parola difficile. Eri spaesato,
certo, ma è comprensibile per chi piombi allimprovviso sulla base
lunare Alfa del comandante Koenig.
Ma il ricordo che più di tutti ti arriva da quel periodo è la
solitudine. Osservavi il mondo che era tutto un brulicare di gente che stava
assieme: ragazzo e ragazza, amico e amica, coetaneo e coetanea, ma tu niente.
Te la facevi con chi poteva essere tuo padre o un tuo cuginetto più piccolo.
Isolato in un angolo della scacchiera, pedone naturalmente che
con un passo alla volta crepa di inedia prima di giungere allaltro lontanissimo
capo della scacchiera.
Ricordi quelle domeniche, i pomeriggi nel bar a combattere contro il senso di
estraneità? a rubare brioche? ad eccitarsi per gli interventi di Ciotti
su Ameri e di Ameri su Ciotti? Per avere conferma della tua esistenza, ti vedevi
costretto a pizzicare il sedere di qualcuno, tanto eri ignorato. Poi magari
ti arrivava un rovescio da cento chili, ma tu ti sentivi ignorato lo stesso.
Eri un piccolo barbone di lusso. Alla fine di lunghe giornate inani, tornavi
a casa ferito e troppo infante per capire quel male che taffliggeva. Facevi
più attenzione ai vestiti della festa che non ti andavano mai a genio:
pantaloni troppo larghi, scarpe troppo grosse, maglia troppo aderente... E ti
piaceva eh, come ti piaceva
la ragazza della villetta, una
mezza parente che assomigliava a Margaux Hemingway trenta chili e quarantacinque
Ballantines al giorno fa. Immaginavi di entrare in casa sua di notte e di infilarti
nel suo letto. Lei naturalmente sarebbe stata daccordo, non aspettava
altro dalla vita. In sottofondo, le suadenti note del Guardiano del Faro, uno
che faceva musica e aveva il coraggio di chiamarsi così.
In ognuno di quegli anni, nella faccia di ogni persona cera un non so
ché di squallido e deprimente. Sarà stato per via dei borselli,
di quelle basette così, dei pantaloni a zampa di elefante. Anche adesso,
che come per gioco ricordi, non cè la nostalgia, che il ricordo
di solito evoca, ad impregnarti lanima. Cè, anzi, una senso
di soddisfazione per non essere più lì. Un fatto, però,
è innegabile. Non era certo la vita che avresti voluto per te. E non
stiamo trascrivendo un brano di Luigi il triste Tenco, che era triste solo quando
non le rimorchiava giovani e tre alla volta.
Miniboris e cartella-libro-di-lettura-sussidiario, più eventuale cancelleria.
Davanti alla scuola non facevi capannello con nessuno; eri lì ad attendere
la seicento grigia della maestra santa, quella che se la faceva di nascosto
con il missionario. E tu ti mettevi a pregare con il pensiero. Di Padre-nostro-che-sei-nei-cieli
in Padre-nostro-che-sei-nei-cieli solo perché lei non venisse. E non
sei ancora riuscito a capire se lo facevi perché la scuola ti pesava
o per una misteriosa propensione alla solitudine. In ogni caso ti credevi un
piccolo genio, uno tipo Arnold il negretto che a quattro-cinque anni conosce
già linglese. Tu realizzavi di capire sempre qualcosa in più
degli altri. Facevi ragionamenti, peripezie mentali che pochi a quelletà
sanno sfornare.
Ricordi? La gente in piazza a festeggiare la squadra di calcio del paese, un
entusiasmo esagerato per una promozione in serie dì. Ma lì erano
fatti così: genuini, spontanei, un po stronzi magari, ma non anteponevano
mai troppi calcoli alle azioni. Non si aveva la pretesa di sconvolgere le regole
del tempo. I bambini erano bambini, si comportavano da bambini, facevano le
cose che ci si aspetta siano fatte da bambini. Lo stesso dicasi per gli adolescenti,
perché ladolescenza esisteva ancora. Uno dei più rilassanti
momenti dellesistenza, ora è in via destinzione, come le
balene o le foche monache. Save the whales, save the childhood. Una non meglio
identificata coerenza dei minori rendeva tutto più genuino,
come i biscotti fatti in casa che si portavano al fornaio o i carretti dei contadini
trainati dal mulo. Niente motori, niente tivvucolor, niente finto benessere.
Daltronde se un alfiere minaccia il pedone da dietro, al pedone mai gli
passerebbe per la mente di sottrarsi al suo destino, alla prossima fine. Così
se un ragazzo di quinta ti sputava in un occhio tu dovevi sottostare perché
lui era un cazzuto di quinta e tu una nullità di seconda. Sono queste
gerarchie che ora sono scomparse, queste leggi non scritte del rispetto e dellanzianità.
La nostalgia di equilibri alterati aleggia tra le pagine della tua vecchia collezione
di pacchetti di sigarette. E come ignorare le spedizioni a caccia di pezzi rari,
di sigari Avana, di Aston, Davidoff, Galoises? E tuffi a pesce tra le gambe
di chi aveva appena cestinato una marca pregiata? E lo schiaffone della mamma
quando ha gettato la raccolta nelle immondizie? Gli avevi solo chiesto chi fosse
questo Amilcare che le sentivi invocare al telefono.
Ricordi? La scuola media, la sensazione di essere diventato grande rispetto
al mondo e non solo rispetto a chi rimaneva alle elementari? E la malizia ha
cominciato ad apparire nella tua vita di succhiavite, manipolatore di trame,
ladro di sfaccettature esistenziali. Se adesso pensi a cosa potrebbe ridursi
lamicizia
luno che prende dallaltro il necessario, tu
mi dai questo e io ti do questaltro. E non stiamo parlando di uno scambio
pedone per pedone. No, non sono gli scacchi queste vite in attesa, questo te
che aspetti il minibus e tua madre piena dansia perché Amilcare
è pronto a salire non appena Boris va a fare la ginnastica correttiva.
Era scaltro Amilcare, sapeva bene che i mariti che piombano in casa e accoppano
moglie e amante esitono solo nei film, nei teleromanzi a puntate o nelle barzellette.
Gli amanti veri sono più accorti, perché è quellamore
(sempre che di amore si tratti) lo stesso che ridà linfa ad esistenze
altrimenti spente che aguzza lingegno e lattenzione.
Ma dicevamo della scuola media. Di cose rilevanti da ricordare, a parte i sogni
erotici su Brunella e su Mariangela, ce ne sono pochine. Nella recita scolastica
facesti Mago Baldassare, sicuramente il più intelligente dei tre. Poi
dovevi recitare A livella, ma ti ritirasti allultimo momento,
dopo aver passato un mese per imparare la giusta dizione di nuie simme
serie: appartenimma morte, daltronde tuo zio era Zar di Russia
non di Torre del Greco.
La Cicala era la prof di musica e come hobby ditribuiva note di demerito. Eppure
era una grande. Lhai capito qualche decennio dopo, riflettendo sul fatto
che questa precaria che avrebbe potuto farvi suonare quattro milioni di volte
il Carnevale di Venezia vi faceva sentire il Barbiere di Siviglia, vi spiegava
la trama. Spiegare la lirica a ragazzini brufolosi che non vedono lora
di correre a casa è un atto coraggioso; quantomeno rischioso. Così
la Cicala alternava Rossini a Pupo che cantava su di noi il cielo è una
favola o a Francuzzo Battiato con le sue serenate allistituto magistrale.
Ma non dirmi che non ricordi quella mora e brutta? Era la ragazza del bullo
locale, ma tu osasti metterle una mano sulla spalla ed una tra le gambe. Più
di una volta. E lei gemeva e mentre gemeva acquistava una forza sovrumana, na
roba fuori di testa, e stentavi a tenerla a bada. Si trasfigurava in volto,
e chiamando il suo amore per nome il bullo ti tirava i capelli
o provava a staccarti un orecchio. Di solito allorgasmo venivi letteralmente
lanciato sul pavimento. Cosa non si fa per un po damore. Per provarlo
questo cavolo damore; assaggiare il suo sapore acre, come un limone mandato
giù intero.
Lamore cè quando si soffre per amore. Sennò cè
solo il sesso, la scopata, come ripeté il vecchio Beckett ordinando la
quinta Guinness. E loste, dublinese da venti generazioni, iniziò
a preoccuparsi.
Mihail Tal
Giacinto Facchetti
Gina Lollobrigida
Plastic Bertrand
Comandante Koenig

Arnold e la sua famiglia

Franco Battiato

Pupo