Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

"La sua visione europea ", Trentino 17.08.2006

Tra pochi giorni a Trento, Carlo Azeglio Ciampi riceverà dalle mani dell’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Premio internazionale “Alcide Degasperi: Costruttori dell’Europa”. Il Premio è stato istituito due anni fa a riconoscimento e omaggio degli sforzi profusi dallo statista di Pieve Tesino per giungere alla creazione di un’Europa unita. Ma cos’era in parole povere l’Europa per Alcide Degasperi? A quali valori si ispirava l’unione politica che lui aveva in mente? Quanto può dirsi veramente “degasperiano” questo Premio?
Dell’Europa Degasperi ne aveva fatto più di una malattia. Per lui l’Europa unita era un’ansia, un’ossessione. Perché non poteva tollerare, non voleva accettare che due disastrose guerre mondiali tanto vicine non avessero insegnato nulla ai popoli; nemmeno che, a quel punto, avevano il dovere di “tenersi stretti”. Il virgolettato sottolinea il fatto che si tratta di parole uscite direttamente dalla sua bocca. L’ansia “Europa” lo divorerà come un animale affamato, gli darà una forma e gli impedirà di vivere in pace con se stesso l’ultimo tratto della sua esistenza. Perché il suo pensiero andava incessantemente a tutti quei ragazzi – italiani, francesi, americani, inglesi – morti in guerra, a tutti coloro che avevano combattuto contro i regimi totalitari. Perché lo avevano fatto? Per la difesa di una libertà comune, per il trionfo di un’idea di libertà. Secondo Degasperi era necessario non tradire quanto avevano dato quei ragazzi. Bisognava a tutti i costi salvare in un periodo di pace quello che essi avevano difeso in tempo di guerra.
Questi concetti gli venivano dettati dalla sua grande lungimiranza politica. Sarà lui uno dei primi ad intuire quel che sarebbe potuto accadere dell’Europa di lì a cinquant’anni. Qualcuno – specie gli avversari politici – gli darà del visionario, del mistico; lo accuseranno di essere andato in bambola per via di una Fede troppo grande, di una religiosità più da sacrestia che da scranno politico. Ma certe accuse per Degasperi lasciavano il tempo che trovavano. Lui ne era certo. L’Europa unita non era una fesseria. Al contrario, era una “fatalità”, così diceva lui, un’incombenza inevitabile. Cultura, civiltà e storia erano le stesse per tutti quei Paesi. Un’unione da quel punto di vista c’era già. Si trattava “solo” di ratificarla a livello politico ed economico.
E per cominciare ci volevano due o tre personaggi che avessero qualcosa in comune, che, anche se di nazioni differenti, parlassero la stessa lingua a livello di tensione ideale, di spirito comunitario. E allora eccoli quei due: Adenauer, il tedesco, e Schuman, il francese. Come Degasperi, anche loro cattolici, figli di una terra di confine (Schuman alsaziano sotto la Germania e Adenauer nato nella Renania filofrancese); tutti e tre con addosso quel richiamo irresistibile a superare i vecchi antagonismi nazionali e fare un’Europa che, in nome della comune civiltà, annullasse i confini. È così che dopo qualche tempo, col coinvolgimento di altre personalità illuminate, nasce la Comunità sovrannazionale del carbone e dell’acciaio. La piccola Europa emette il suo primo vagito.
Tre cattolici i padri fondatori dell’Europa. Eppure, nel progetto di Costituzione Europea firmato a Roma il 29 ottobre 2004 dai venticinque Stati membri manca il riferimento alle comuni origini cristiane del continente. Non sappiamo come Degasperi avrebbe reagito ad una notizia del genere. Sappiamo però cosa disse in merito a Parigi, il 21 aprile del 1954, quattro mesi prima di morire: “Io affermo che all'origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo... non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale, esclusivo, nell'apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità umana col suo fermento di fraternità evangelica... col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatasi attraverso i secoli...”
E questo aspetto della visione degasperiana dell’Europa sembra essere diventato oggi poco più che un imbarazzante cavillo da seppellire sotto altisonanti motivazioni dei premi intitolati al suo nome. E da questo punto di vista il Premio Degasperi, encomiabile iniziativa della Provincia Autonoma di Trento, forse pure quest’anno ha perso l’occasione per essere “degasperiano” fino in fondo, rendendo omaggio al Credo comune che animava i tre principali padri fondatori dell’Europa unita, ad esempio inserendo un riferimento al Cristianesimo nella motivazione che assegna il Premio al cattolico Ciampi.
Alcide Degasperi, prima che un grande Statista, era un uomo schietto e sincero, animato da una straordinaria passione politica e, soprattutto, guidato dai fermi valori della tradizione cristiana. Questo Premio in due anni ha raggiunto una grande autorevolezza, è diventato un riconoscimento assolutamente prestigioso per la memoria di Degasperi e per l’immagine del Trentino a livello europeo. Tuttavia fa sorgere lo stesso il dubbio che porti il nome “dell’Alcide”, ma forse non gli assomigli ancora abbastanza.