Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Degasperi, un messaggio per i giovani

In questi giorni di vacanza ho finito di leggere il libro di Pino Loperfido intitolato ad Alcide Degasperi ed edito da Curcu&Genovese. Mi permetto di entrare anch'io nel dibattito che la presentazione del libro ha aperto. Lo faccio come Pievese, cittadino di Pieve Tesino. Innanzitutto mi compiaccio che l'autore abbia riportato la grafia del nome dello statista come «Degasperi», tutto unito, quale risulta dall'atto di nascita nel registro della parrocchia di Maria Assunta di Pieve, con l'aggiunta (per conferma dell'avvenuta consultazione) ad Alcide dei nomi Amedeo, Francesco (forse perché uno dei «santoli», al posto di Morandini Luigi, è stato mio nonno Francesco?)
In questi giorni di vacanza ho finito di leggere il libro di Pino Loperfido intitolato ad Alcide Degasperi ed edito da Curcu&Genovese. Mi permetto di entrare anch'io nel dibattito che la presentazione del libro ha aperto. Lo faccio come Pievese, cittadino di Pieve Tesino. Innanzitutto mi compiaccio che l'autore abbia riportato la grafia del nome dello statista come «Degasperi», tutto unito, quale risulta dall'atto di nascita nel registro della parrocchia di Maria Assunta di Pieve, con l'aggiunta (per conferma dell'avvenuta consultazione) ad Alcide dei nomi Amedeo, Francesco (forse perché uno dei «santoli», al posto di Morandini Luigi, è stato mio nonno Francesco?)
A Pieve per Alcide Degasperi vi sono due lapidi, sulla casa natale e in municipio. Anche la vecchia scuola, ora sede della sezione staccata dell'Università della Tuscia di Viterbo, è stata intitolata allo statista. Devo dire che la presentazione del volume, prima di Natale, con la presenza dell'autore, e dei professori Maria Garbari e Armando Vadagnini è stata attenta e particolarmente curata. Mi è piaciuto il modo con cui un giovane autore ha approfondito la figura di Alcide Degasperi, ricavandone la figura di uomo più che di politico. Simpatico il riferimento diretto alla persona nel discorso, vivo ma sempre profondo e documentato l'impianto del libro, con lo schema dei fonogrammi, l'introduzione in dialetto dei diversi capitoli che fa apparire Degasperi vicino alla gente, com'era realmente, e poi le fotografie, significative dei momenti più importanti della vita dello statista.
Mi auguro che il libro sia letto soprattutto dai giovani, ma anche da qualche politico, perché sappia ricavarne indicazioni e motivi di approfondimento. Così mi auguro che la trasformazione del libro in un testo teatrale non ne svilisca il contenuto, ma lo esalti.
Tullio Buffa PIEVE TESINO


Il riconoscimento del dottor Tullio Buffa, profondo conoscitore della storia locale anche per esserne stato protagonista con la sua famiglia (Buffa è dirigente della Regione a riposo, ed è stato per molti mandati vicepresidente della Sat) è forse uno dei più significativi per il libro con il quale Pino Loperfido ripercorre la vita e le vicende politiche di Degasperi. Significa che questo autore giovane, di origini non trentine, ma capace di sentire le vicende locali (così è stato anche per il Cermis) più degli stessi trentini che spesso le danno per scontate o le rimuovono, è riuscito a colpire, con il suo scritto e con il suo «montaggio» quasi da copione teatrale, non solo gli storici, ma anche lettori attenti e «difficili» che alle «historiae» sono avvezzi. Questo è un buon segno, una buona partenza per il «Degasperi» di Loperfido. Perché egli ha scritto il libro proprio perché i trentini si accorgano di chi era Degasperi, per recuperarne la figura fuori dai paludamenti e dai monumenti. Degasperi è un uomo attuale, cui riferirsi, non un simbolo da usare per ogni stagione (come fa la politica) da commemorare e poi dimenticare. «Ho scritto questo libro - ci ha confidato Loperfido - perché Degasperi entri nell'esperienza dei giovani d'oggi. Se non si raggiungono i giovani è inutile scrivere. Ma se i giovani trentini non sentono parte della loro storia, della loro vita, un «uomo» come Degasperi lo stesso Trentino, non potrà che banalizzarsi, decadere».
Il «Degasperi» di Loperfido è dunque un libro da far leggere ai giovani, da far entrare nelle scuole, da ridurre a testo teatrale o cinematografico. E' vero però quanto scrive Buffa: non devono leggerlo solo i giovani, ma anche i politici, perché riprendano gusto alla nobiltà della loro professione. Ma anche perché non si verifichi quel che accade per la tutela della natura: che si ammoniscono sempre i giovani a non gettare cartacce e cicche in terra, quando poi a disseminare il territorio di brutture, capannoni e speculazioni, sono gli adulti, non i giovani.
Franco de Battaglia