L'estate che si portò via l'Alcide
20/01/04 06:34 Archiviato in:LA REPUBBLICA
"E' morto el Presidente! L' Alcide l' è morto l' Alcide!". E' il 19 agosto del 1954 a Sella, paese del Trentino orientale: "I contadini nei campi si fermano, posano la falce smarriti, e si guardano intorno, alla ricerca di un segno, di qualcosa da seguire". Con un taglio cinematografico inizia dall' annuncio della morte di De Gasperi nell' estate "luminosa e normale" che si portò via lo statista trentino, "Caro Alcide," (Edizioni Curcu & Genovese), omaggio di Pino Loperfido allo statista, quasi il saluto affettuoso che si rivolge a uno sconosciuto, incontrato per caso lungo un sentiero di montagna.
"E' morto el Presidente! L' Alcide l' è morto l' Alcide!". E' il 19 agosto del 1954 a Sella, paese del Trentino orientale: "I contadini nei campi si fermano, posano la falce smarriti, e si guardano intorno, alla ricerca di un segno, di qualcosa da seguire". Con un taglio cinematografico inizia dall' annuncio della morte di De Gasperi nell' estate "luminosa e normale" che si portò via lo statista trentino, "Caro Alcide," (Edizioni Curcu & Genovese), omaggio di Pino Loperfido allo statista, quasi il saluto affettuoso che si rivolge a uno sconosciuto, incontrato per caso lungo un sentiero di montagna. Loperfido è nato a Milano da genitori pugliesi, ma ha trascorso l' adolescenza ad Acquaviva delle Fonti, prima di trasferirsi in Trentino, dove vive attualmente, sul Lago di Caldonazzo. Per lo stesso editore, nel 2001, ha pubblicato "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis", dal quale è stato tratto un monologo che ha girato con successo i teatri del Nord Italia, vincendo il Premio Bolzano Teatro e la Targa Premio Speciale "Il Mulinello" (presidente Mario Luzi). Con "Caro Alcide,", un romanzo in forma di appassionata lettera, ripercorre "con solerzia, costanza e amore" la vita del De Gasperi (o Degasperi, secondo quella che sarebbe la corretta grafia) politico e uomo, "trentino prestato all' Italia". Pochi hanno capito, scrive Loperfido, che "dietro quel tuo aspetto un po' severo difendi un' anima sensibile di fronte al dolore e alla povertà altrui". Quella figura altera, a volte un po' antipatica, spiega, si scioglie con il tempo, come una statua di ghiaccio. Per questo De Gasperi, uomo dalla "vita lunga e densa come mille vite" era amato dalla gente: "una partita a bocce svelerà loro il tuo cuore meglio di quanto avrebbero potuto fare mille interpellanze parlamentari, meglio di tanti discorsi". Un libro, ammette Loperfido, che ad alcuni potrà sembrare revisionista, ma per dirla con Benedetto Croce: "ogni lavoro storico che si rispetti deve essere una revisione, altrimenti è meglio che rimanga nella penna". (ignazio minerva)