Andrea Pedrinelli

Parafrasando il copione si può veramente dire che esistono ancora testi teatrali che insegnano molto di più di tanti bei discorsi. È il caso di «Ciò che non si può dire», sottotitolo «Il racconto del Cermìs» scritto dal trentaduenne Pino Loperfido e messo in scena dal Teatro Stabile di Bolzano per la regia di Paolo Bonaldi e l'interpretazione di Andrea Castelli, attore trentino che nel suo curriculum vanta soprattutto esperienze di commedia. Il lavoro, già vincitore del premio Bolzano Teatro 2001, è in scena questi giorni a Milano, al Litta: si tratta di una drammaturgia splendida, che alterna momenti di quotidianità e spunti di cronaca ad uno scavo psicologico profondo nell'animo umano, per riportare alla luce dal punto di vista di un testimone una tragedia purtroppo già dimenticata dall'opinione pubblica. Il climax della piece è magistralmente assecondato dalla regia, semplicissima però capace di coinvolgere gli spettatori durante e al termine dello spettacolo, e da Castelli, che sa mettere in primo piano un uomo dilaniato nel profondo da quanto ha visto e, cercando inutilmente di esorcizzarlo nell'ironia finisce per rimanere sul labile confine della follia. Lo spunto è cronaca: il 3 febbraio 1998 una cabina della funivia del Cermìs precipita nei vuoto, i cavi tranciati di netto, causando la morte di venti passeggeri sotto lo sguardo attonito del manovratore dell'altra cabina, miracolosamente illeso (il protagonista del monologo): responsabile del disastro è un aereo militare americano decollato dalla base di Aviano, i cui occupanti stavano effettuando un tragico gioco con la vita volando a quote ben più basse dei limiti di legge. Nel ricordo del nostro protagonista le venti vittime innocenti devono essere ricordate a qualunque prezzo (anche dicendo ciò che non si può dire): e non trova spazio neppure la pietà nei confronti dei colpevoli (tutti assolti dalla giustizia americana) anzi c'è la speranza che il rimorso li tormenti per sempre. Questo è teatro di fortissimo impatto sociale e nel contempo profondamente umano, un testo da portare nelle scuole di tutto il paese, per non dimenticare. Manca la pietà? Quando tutto è visto con gli occhi di chi ha sentito quello schianto, anche una chiave di lettura così terribile diventa naturale. Del resto da quando abbiamo visto questo monologo pure noi abbiamo nelle orecchie l'assordante silenzio della morte e sappiamo davvero, finalmente, cosa è stato il Cermìs. Spettacolo da non perdere.