Ugo Ronfani
20/03/02 15:34 Archiviato in:IL GIORNO
«Ciò che non si può dire», perché la stupidità e
l'ingiustizia, talvolta tagliano la parola in bocca,
Pino Loperfido trentenne scrittore trentino, l'ha
detto con un racconto onesto e disperato, premiato
col Bolzano teatro 2000, sulla tragedia del Cermìs.
Marco Bernardi ha fatto mettere in scena il testo
dallo Stabile di Bolzano affidando la regia a Paolo
Bonaldi e l'interpretazione ad Andrea Castelli,
attore popolare in Alto Adige ma non conosciuto come
meriterebbe altrove (al Litta fino al 24). Con questo
lavoro di impegno civile e sofferta partecipazione,
ben rispondente ai doveri di repertorio di un teatro
pubblico (…). Nella versione teatrale chi racconta è
il manovratore superstite dell'altra cabina, sfiorata
dall'aereo della morte: espediente che - in un
intreccio "alla Paolini" fra cronaca puntigliosa
della sciagura e testimonianze e ricordi dei
valligiani (assurda coincidenza: nel '76 c'era già
stata una disgrazia analoga) - dà spessore
drammaturgico e accenti di verità al monologo. Tanto
più efficace è il testo - che nella sua fatale
determinazione non può non ricordare "Il ponte di
Saint Louis Rey" di Thornton Wilder - in quanto non
indugia, se non per denunciare lo scandalo della
quasi impunità dei colpevoli, in un antiamericanesimo
di maniera. Odio, sì, dice il superstite della
tragedia, ma per l'incoscienza di chi stracciò i
piani di volo abbandonandosi ad acrobazie omicide:
"Non ce l'ho con l'America, ce l'ho con
l'imbecillità!". Perché "quei morti (i cui nomi, in
uno stillicidio funebre di note, compaiono alla fine
su uno schermo) restano morti". Il testo trova
l'interprete ideale in Andrea Castelli, attore -
orchestra che dà il colore di una varia umanità al
suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto
che parla, straziato, a nome della sua valle
oltraggiata e delle vittime.