Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Replica al prof. Zanotti, 9 aprile 2001

"l'Adige", 9 aprile 2001

Replica ad un articolo del prof. Zanotti

Gentile Direttore,
ha ragione Andrea Zanotti quando, nel suo peraltro buon articolo, dice che esistono forti correlazioni tra la vicenda dell'aereo cinese e la strage di Cavalese del 3 febbraio 1998. Tuttavia, mi è sembrato utile fare alcune puntualizzazioni.
Riguardo all'atteggiamento tenuto dall'Italia all'indomani della sciagura aerea, più che "rinunciatario e supino", a mio avviso, sarebbe più appropriato definirlo "arrabbiato, ma impotente". Non possiamo dimenticare, infatti, la sdegnata protesta di Romano Prodi, il quale non si limitò a "porgere le proprie condoglianze", ma parlò di "indiscutibile violazione di legge". Lo stesso Clinton ammise la possibile negligenza da parte dell'equipaggio Usa. Forte era la consapevolezza in entrambi, però, anche alla luce di quanto avvenuto per l'incidente di Ramstein, ed in virtù del Trattato di Londra, che i responsabili, o presunti tali, sarebbero stati senza dubbio giudicati dal loro paese d'origine.
Ciononostante, il 5 marzo 1999, sentita la sconcertante sentenza di assoluzione, Massimo D'Alema vola a Washington, deciso a far valere le ragioni italiane. E se il ritorno in Italia di Silvia Baraldini, il 25 agosto dello stesso anno, non è – come molti sono pronti a giurare – da mettere in relazione con questo episodio, si tratta comunque di una coincidenza molto, ma molto curiosa. Non dimentichiamo, poi, che – sebbene la cosa non attenui minimamente la loro colpa – gli Usa hanno lautamente risarcito i parenti delle vittime e l'unico superstite.
Un altro aspetto che l'ottimo Zanotti tralascia di sottolineare è quello che l'episodio di Cavalese era solo l'ennesimo di una lunga serie di pericolosi voli radenti sulla Valle di Fiemme. Già nell'agosto del 1996 la Giunta Provinciale, sollecitata dai cittadini, chiese ufficialmente al Ministro della Difesa il divieto di sorvolo sulle zone abitate. Se ne deduce che la gravità di quanto compiuto da Ashby e soci non è assolutamente paragonabile a quella dell'episodio cinese, il quale, per quanto grave, potrebbe davvero ricondursi ad una fatalità.
Su una cosa, però, devo dissentire in maniera decisa con il giornalista. Secondo Zanotti, siamo colpevoli pure noi italiani per essere "riusciti a costruire il silenzio" su questa storia, così "come il padrone voleva".
No, caro Zanotti, evidentemente non tutti hanno agito in tal senso, e le spiego il perché.
Io stesso ho dedicato due anni della mia vita a raccogliere informazioni su quel 3 di febbraio, a scriverci su un lavoro teatrale, ad attivare un sito Internet, ecc. proprio perché quell'ingiustizia abominevole non solo non si perdesse nei trafiletti delle ultime pagine dei giornali, ma perché fosse letta, pensata e raccontata a quanta più gente possibile, il più a lungo possibile.
E le posso assicurare, che a tale scopo, ci sono già un importante ente teatrale ed un editore che hanno investito tempo e denaro in questo progetto; tutto affinché nella prossima stagione di prosa nei nostri teatri si possa fare memoria di quelle venti vittime innocenti e della prepotenza di un paese che forse si crede il padrone assoluto dei destini dell'umanità.

pino loperfido