Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Editoriale "Alto Adige" 3 febbraio 2001

A tre anni dalla tragedia del Cermis
QUANDO IL RICORDO NON BASTA

Sette operai di una fabbrica della Sassonia, cinque turisti belgi, il manovratore dei Masi di Cavalese, due amiche di Bressanone, madre e figlio polacchi, due giovani turisti viennesi e una studentessa olandese. Il manovratore e diciannove sciatori che tornano a casa dopo una splendida giornata sulla neve. Poi… un rombo. Qualcuno che scorge la sagoma di un aereo. Infine, l'iradiddio.
Si chiudono così venti esistenze; venti esseri umani passano repentinamente dalla vita al buio, dai sorrisi e dalle pacche sulle spalle alla morte. Cerco di immaginare il vuoto che queste persone hanno lasciato nelle rispettive famiglie. Posso solo intuirne l'entità.Cosa posso dire? Cosa posso scrivere che non sembri banale e retorico. Come posso fare compagnia a chi ha perduto una madre o un figlio?
Si fa presto a dire strage. È riduttivo. Venti storie, venti volti si sono spenti e per ognuno di essi c'è un amico che è rimasto solo, un orfano, un vedovo senza più lacrime.
Si fa presto a dire strage. E si fa presto pure a dire giustizia. Quale giustizia? Quella della Corte Marziale americana o quella che veramente non darà tregua a Capitan Ashby e ai suoi soci fino alla fine: la coscienza?C'è una parola che io amo molto e che cito spesso nei discorsi, parlando tra amici: questa parola è "ricordo". Forse la uso impropriamente; sarebbe più corretto parlare di memoria. Il ricordo delle volte ha più valenza del momento vissuto. Il ricordo dei momenti belli serve a far rivivere, seppure parzialmente, quella gioia; il ricordo dei momenti brutti può essere l'occasione per fare un esame, analizzare criticamente, trarre qualcosa pure dal dolore. Ma forse il ricordo a volte non basta.Eppure penso ai parenti delle venti vittime dei Masi di Cavalese. Che se ne fanno, loro, della memoria? Nessun ricordo, per quanto intenso e vivo, può riempire il vuoto che hanno attorno, il silenzio di quella assenza di cui compare Ashby li ha voluti gentilmente omaggiare.
No. A volte il ricordo non basta. Quando c'è di mezzo la morte di una persona cara, dire a qualcuno "Fai memoria; ricordati di lui" assomiglia in maniera paurosa ad un insulto.
Per risollevarsi occorre qualcosa di più. Quando si ripongono tutte le proprie speranze, i sogni sugli affetti si compie una forma di investimento in termini di cuore. E quando quegli affetti vengono meno, magari in una maniera tanto violenta, sembra che tutto crolli, che non ci sia più nessun motivo per continuare a vivere.
No. A volte il ricordo non basta. Purtroppo, quel pomeriggio di tre anni fa, l'allegra brigata Ashby non ha nemmeno preso in considerazione questo concetto.
Quel tre di febbraio una bravata ha spezzato venti vite umane. Gli autori della bravata, per quanto ne sappiamo, stanno prendendo il sole sulle spiagge della California. Ma i commenti politici voglio lasciarli agli addetti ai lavori. Con queste poche righe, io voglio solo fare memoria.
Sei nazioni europee oggi piangono i loro morti. Sei nazioni: una piccola guerra, una carneficina senza colpevoli.A bassa voce mi rivolgo ai parenti delle vittime. In punta di piedi, voglio entrare nelle loro case, in quelle case adesso tanto silenziose e pregne di un ricordo doloroso. Senza far rumore, mi siedo accanto a loro e provo a farli compagnia offrendo tutto quello che ho: un volto amico, una presenza discreta, la verità di un incontro, uno sciocco qualunque che vuole aiutarli a ritrovare il sorriso. Facendo memoria assieme.
Perché a volte il ricordo, da solo, non basta.

Pino Loperfido