Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Premio Maria Pina Natale: motivazione della giuria

Con la densità di una scrittura onnicomprensiva dei diversi livelli della realtà l’autore, adoperando con  abilità le tecniche codificate della narrativa e soprattutto, portando innovazioni sulla struttura dell’opera,ha vivificato il romanzo tradizionale  immergendolo nel fiume rapido dell’attualità formale. Egli,acuto osservatore del nostro tempo, dentro questo contenitore preparato ad esprimere la postmodernità con introiezione ed elaborazione del pensiero degli scrittori eminenti della grande letteratura narrativa, saggistica, poetica ,ha descritto una città del nord il cui tempo narrativo è  borderline tra passato e futuro, muovendo efficacemente vicende e personaggi  nella temperie di ipocrisia e corruzione della classe borghese e dell’ambiente politico . 

Un io narrante medico, scrittore, è  il personaggio principale  efficacemente connotato dal punto di vista psicologico e intellettuale;affetto da un’ amnesia post-traumatica (un incidente automobilistico con morte di un amico) che lo ha reso insicuro e  irritabile, svolge, servendosi della scrittura come mezzo di liberazione dagli impacci psicologici , una lucida autoanalisi con un processo di indagine su di sé e intorno a sé, dentro un discorso memoriale anche regressivo sulla propria vita  per riportare alla memoria e quindi alla coscienza  il ‘’rimosso’’che, legato alla dinamica del tragico incidente, rappresenta nella sua vita un’ombra nera che svilisce i rapporti interpersonali.

Del medico scrittore si può contemplare tutto il percorso psichico: da uomo inquieto e irresoluto a causa della rimozione del trauma subìto, a un uomo  che,nel giro di sette giorni (come sette sedute psicanalitiche)ritrovata la memoria e  conosciuta la causa sconvolgente  del proprio male psico-fisico, perviene alla piena coscienza ,al conseguente equilibrio interiore con cui ritroverà i  valori umani perduti  e i sentimenti  autentici che annulleranno il suo nichilismo.Il libro si avvale di un ricco repertorio di personaggi,di uno stile colto venato di ironia, di suggestive descrizioni della città e dell’ambiente provinciale e, soprattutto, della tecnica profusa ed efficacissima del dialogo condotto con intelligenza e vivacità.

Rina Pandolfo

L’ultimo romanzo di Pino Loperfido finalista a Roma

«Le meccaniche dell’infelicità»dello scrittore trentino Pino Loperfido, è tra i sette finalisti del premio nazionale di narrativa «Alberoandronico». La cerimonia avverrà l’8 aprile, alle 16, nella sala Protomoteca in Campidoglio a Roma, alla presenza del sindaco Gianni Alemanno.
«Il libro - commenta Loperfido - sta andando molto bene; ho girato il Trentino per incontrare i lettori, una bellissima esperienza. Il premio, poi, mi gratifica e mi riempie d’orgoglio. Sono convinto che il romanzo avrà una coda lunga, così come fu già per “Teroldego”. Chi legge un romanzo tanto articolato e pregno di significato ha bisogno di tempo: per digerirlo, ripensarlo e amarlo. La struggente storia di Giacomo Andreatti è la storia di ognuno di noi, quando guardandosi allo specchio non si riconosce più. Non solo. Non riconosce più nemmeno i luoghi della propria esistenza, perciò tenta di rifugiarsi disperatamente nel passato. Ma il passato è quasi sempre distorto dalla mitizzazione che ne facciamo, ecco perché sovente delude e spinge a riabbracciare il presente, le piccole cose di tutti i giorni». In questo periodo Loperfido è impegnato sul fronte teatrale: «Sono già in corso le prove de “La Nuda Roccia – Canto per le Dolomiti”, il mio ultimo testo, scritto per gli Amici di Parola, una compagnia di Trento. Poi, sto lavorando ad un testo originale sulla famiglia Thun che metterò in scena nell’omonimo castello il prossimo 23 luglio».

Pino Loperfido e "Le meccaniche dell'infelicità"



Girovagando in Trentino, puntata Anteprima inverno 2009-2010. "Le meccaniche dell'infelicità" il nuovo romanzo di Pino Loperfido, intervistato da Luciano Da Canal.

Le meccaniche dei nostri politici

Esce oggi «Le meccaniche dell'infelicità» (Curcu&Genovese editore, 15 euro), il nuovo libro di Pino Loperfido. Un volume di oltre 400 pagine ambientato nella Trento del 2050. Intrecci tra politica e affari e una società sempre più allo sbando popolano un futuro fosco, gravato dagli effetti di un enorme inceneritore.

Come e quando è nata l'idea di questa nuova fatica letteraria?

«È stato un work in progress immenso, che ha cambiato forma con il passare del tempo. Quando ci si appresta a scrivere un romanzo non si sa mai dove si andrà a finire, tanto che l'idea iniziale, nata parecchi anni fa, era completamente diversa rispetto a quello che poi il libro è diventato».

Perché «Le meccaniche dell'infelicità»?
«Ho voluto indagare i meccanismi delle leggi naturali della felicità e dell'infelicità. Una riflessione filosofica dunque sull'esistenza dell'uomo, tanto che uno dei titoli a cui avevo pensato era proprio «Il dolce fastidio di stare al mondo» (scartato in seguito ad una sorta di sondaggio proposto in Facebook). Questo tema portante si articola in altri temi: la politica, l'amore letto in tutti i suoi possibili aspetti, la religione». Entrando nello specifico, la trama ruota intorno alla vicenda di un personaggio che torna a Trento, dopo 25 anni. Tra cinquant'anni. Leggi tutto...