Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Le meccaniche dei nostri politici

Esce oggi «Le meccaniche dell'infelicità» (Curcu&Genovese editore, 15 euro), il nuovo libro di Pino Loperfido. Un volume di oltre 400 pagine ambientato nella Trento del 2050. Intrecci tra politica e affari e una società sempre più allo sbando popolano un futuro fosco, gravato dagli effetti di un enorme inceneritore.

Come e quando è nata l'idea di questa nuova fatica letteraria?

«È stato un work in progress immenso, che ha cambiato forma con il passare del tempo. Quando ci si appresta a scrivere un romanzo non si sa mai dove si andrà a finire, tanto che l'idea iniziale, nata parecchi anni fa, era completamente diversa rispetto a quello che poi il libro è diventato».

Perché «Le meccaniche dell'infelicità»?
«Ho voluto indagare i meccanismi delle leggi naturali della felicità e dell'infelicità. Una riflessione filosofica dunque sull'esistenza dell'uomo, tanto che uno dei titoli a cui avevo pensato era proprio «Il dolce fastidio di stare al mondo» (scartato in seguito ad una sorta di sondaggio proposto in Facebook). Questo tema portante si articola in altri temi: la politica, l'amore letto in tutti i suoi possibili aspetti, la religione». Entrando nello specifico, la trama ruota intorno alla vicenda di un personaggio che torna a Trento, dopo 25 anni. Tra cinquant'anni.

Quale scenario ha immaginato?
«L'anno non è specificato con precisione, ma si aggira intorno al 2050. Un futuro ipotetico, ma non fantascientifico, anzi, piuttosto realistico. Gli intrecci tra politica e imprenditoria che avevo immaginato hanno trovato un riscontro sulle pagine dei giornali. La realtà supera di gran lunga la finzione».

Quanto pesa la lezione di Orwell?
«Di Orwell ho preso il tema del trionfo del potere, che ha vinto non con la forza, ma con la persuasione. Ha avuto la meglio senza farlo capire alla gente, convinta di essere ancora libera».

Trento diventa dunque specchio di una situazione molto più estesa…
«Mi piace scrivere del luogo in cui vivo e credo di avere il dovere di raccontare quello che vedo. È assurdo ambientare le vicende in scenari esotici, anche perché credo che una città come Trento offra molto materiale. Mi sono divertito ad esasperare in forma romanzata situazioni dell'autonomia, ambientando la vicenda in un futuro cupo, pieno di minacce. Una città preda dell'inquinamento e degli effetti devastanti di un enorme inceneritore».

Cosa si ritrova dell'attualità trentina?
«Ho scelto il futuro per evitare imbarazzanti paragoni con il presente, ma sono certo che il lettore troverà molti aspetti della realtà odierna - e non solo trentina - ben riconoscibili, pur portati all'esasperazione. Aspetti legati ad un certo modo di fare politica e alla riflessione che questa, spesso sottovalutata, sia in realtà un'arma molto pericolosa. Per questo mi sono servito molto del pensiero di Alcide De Gasperi, il primo che ha capito dove il potere poteva portare». «Teroldego», il suo romanzo precedente, aveva scatenato molte polemiche.

Crede che questo nuovo libro, nella sua diversità, possa fare arrabbiare qualcuno?

«È vero, rispetto a "Teroldego" questo è un libro molto diverso, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio utilizzato, più classico, vicino all'impostazione dei grandi romanzi dell'Ottocento. Ma ci sono anche delle affinità. Ne "Le meccaniche dell'infelicità" i protagonisti di "Teroldego" sono cresciuti, hanno intrapreso strade diverse, ma altrettanto discutibili. Sono molto curioso di vedere le reazioni, soprattutto quelle politiche. Quello che ho cercato di fare è stato trasferire i pregi e i difetti del politico trentino, le grandi illuminazioni e le cadute. Ma di questo non parlo. Vorrei le ritrovassero i miei lettori». (Manuela Pellanda - l'Adige del 26 settembre 2009).