Un Trentino da “1984”
07/04/11 04:47 Archiviato in:QUESTOTRENTINO
di Irene Maggiorini
Stuzzicati dalla vittoria del Premio Nazionale “Maria Pina Natale” di Messina, abbiamo ripreso un libro di qualche tempo fa: “Le meccaniche dell’infelicità” di Pino Loperfido, che dopo ben due anni continua a mantenere un discreto successo.
Già dalla prima delle sette giornate in cui è composto il libro si intuisce che Giacomo Andreatti non riesce a vivere nella società che lo circonda: un uomo che accetta senza remora il disinteresse affettivo della propria famiglia, imprigionato tra la professione priva di stimoli (medico della mutua) e l’aspirazione di scrittore, che ha lasciato si affievolisse tra la noia e il discredito di se stesso. Nel momento in cui il fratello Giorgio lo invita a tornare a Trento per la morte del padre, tutte le sue latenti ansie e timori esistenziali sembrano prendere vita. Leggi tutto...
Stuzzicati dalla vittoria del Premio Nazionale “Maria Pina Natale” di Messina, abbiamo ripreso un libro di qualche tempo fa: “Le meccaniche dell’infelicità” di Pino Loperfido, che dopo ben due anni continua a mantenere un discreto successo.
Già dalla prima delle sette giornate in cui è composto il libro si intuisce che Giacomo Andreatti non riesce a vivere nella società che lo circonda: un uomo che accetta senza remora il disinteresse affettivo della propria famiglia, imprigionato tra la professione priva di stimoli (medico della mutua) e l’aspirazione di scrittore, che ha lasciato si affievolisse tra la noia e il discredito di se stesso. Nel momento in cui il fratello Giorgio lo invita a tornare a Trento per la morte del padre, tutte le sue latenti ansie e timori esistenziali sembrano prendere vita. Leggi tutto...
Le geometrie esistenziali dell’umanità
23/01/10 15:41
Il protagonista, Giacomo Andreatti, 48 anni, è un medico di base e conduce la solita vita di routine, ambulatorio e casa. La storia è ambientata in un futuro non lontano (è già stato costruito il Ponte sullo Stretto, la tecnologia si comanda con gesti delle mani, le auto, anche quelle veloci, sono elettriche e silenziose, oppure vanno ad idrogeno, agli immigrati è stato concesso il diritto di voto, i preti possono sposarsi, il papa si chiama Paolo VII).
L’apparizione di una vecchia sdentata che, appostata sul marciapiede, irride ai passanti, offre al protagonista l’occasione di ripensare alla sua vita. È sposato con Margherita, agente immobiliare in proprio, ed ha due figli, il maggiore si chiama Francesco, fidanzato con Debora; l’altro è Nicola. Ha un fratello, Giorgio, maggiore di lui di tre anni. Leggi tutto...
L’apparizione di una vecchia sdentata che, appostata sul marciapiede, irride ai passanti, offre al protagonista l’occasione di ripensare alla sua vita. È sposato con Margherita, agente immobiliare in proprio, ed ha due figli, il maggiore si chiama Francesco, fidanzato con Debora; l’altro è Nicola. Ha un fratello, Giorgio, maggiore di lui di tre anni. Leggi tutto...
INFELICITÀ. Le meccaniche di Loperfido
16/01/10 07:55 Archiviato in:Didascalie
Incipit enigmatico.
Un attacco curvato al misterioso (cosa è accaduto di irrimediabile?) per un libro dal titolo (bello) ironicamente esplicativo, da leggere quasi come il referto finale di un’analisi positivista sulla condizione del vivere. In realtà questo più che un incipit è una sorta di prologo nel quale un narratore esterno, dopo aver detto che a pensarci bene anche quando tutto è accaduto, si fa sempre in tempo a rimediare, ci rivela che l’uomo è un medico, si chiama Giacomo Andreatti, ha quarantotto anni e «la storia che vorrebbe raccontare è la sua» e «comincia alla pagina seguente ». Ed è appunto dalla pagina successiva che prende l’avvio il racconto vero e proprio, un lungo racconto, che dipana con passo sicuro ma non prevedibile una vicenda assai tesa e tortuosa. A narrarla in prima persona è il protagonista, Giacomo Andreatti, medico di base, scrittore per hobby (tale egli vuole essere considerato, pur avendo centrato un successo pieno con il suo libro d’esordio) che vive con la moglie e due figli a Bologna, dove ha studiato e si è laureato. Leggi tutto...
Un attacco curvato al misterioso (cosa è accaduto di irrimediabile?) per un libro dal titolo (bello) ironicamente esplicativo, da leggere quasi come il referto finale di un’analisi positivista sulla condizione del vivere. In realtà questo più che un incipit è una sorta di prologo nel quale un narratore esterno, dopo aver detto che a pensarci bene anche quando tutto è accaduto, si fa sempre in tempo a rimediare, ci rivela che l’uomo è un medico, si chiama Giacomo Andreatti, ha quarantotto anni e «la storia che vorrebbe raccontare è la sua» e «comincia alla pagina seguente ». Ed è appunto dalla pagina successiva che prende l’avvio il racconto vero e proprio, un lungo racconto, che dipana con passo sicuro ma non prevedibile una vicenda assai tesa e tortuosa. A narrarla in prima persona è il protagonista, Giacomo Andreatti, medico di base, scrittore per hobby (tale egli vuole essere considerato, pur avendo centrato un successo pieno con il suo libro d’esordio) che vive con la moglie e due figli a Bologna, dove ha studiato e si è laureato. Leggi tutto...
Un incubo orwelliano per Trento
29/12/09 06:56 Archiviato in:l'ADIGE
È ambientato nel futuro, ma non è certo un libro di fantascienza, il secondo romanzo di Pino Loperfido , bensì un'ipotesi narrativa su ciò in cui potrebbe un domani trasformarsi il Trentino. E speriamo quanto ci viene raccontato in «Le meccaniche dell'infelicità» non accada davvero, perché il quadretto umano, sociale e politico tratteggiato dall'io narrante è davvero penoso, squallido nonché inquietante. Protagonista della vicenda è Giacomo Andreatti, medico di mezza età, debitamente (ma non proprio felicemente) coniugato, due figli a carico e una certa mole di amarezza sulle spalle per un lavoro a cui l'uomo non crede più come un tempo e che forse ha intrapreso seguendo il sogno puerile d'un «potere taumaturgico» che, agli occhi del ragazzino Giacomo, «aveva sempre una risposta per tutto». Leggi tutto...
Visioni dal futuro - Tra Orwell e Foucault
08/11/09 07:01 Archiviato in:CORRIERE DELLE SERA
Ci si intravede un po’ di Foucault, di quella microfisica del potere con cui Michel Foucault aveva stupito i francesi nel 1977 e con cui aperse gli occhi ai lettori di mezzo mondo sul principio degli anni ottanta. Quel tipo di potere, millimetrico, che non è concepito come una proprietà da parte di chi lo esercita ma come una strategia politica a uso e consumo delle istituzioni. Un controllo. Il controllo. Addirittura, una “tecnologia politica” del controllo. Che i controllori – lo stato – esercitano sui controllati e quindi in fin dei conti sui dei corpi in carne e ossa. “Anatomia” politica del potere. Ci si intravede questo ma ci si intravede anche dell’altro. Leggi tutto...