Un rimorso che cambia la vita
07/11/09 08:05 Archiviato in:VITA TRENTINA
Ambientato in una Trentino del futuro, molto simile a quello attuale, il romanzo “Le meccaniche dell'infelicità” affronta temi decisivi della vita
Quanto un ricordo rimosso può sconvolgere la vita di un uomo, rendendolo schiavo della propria esistenza, passivo nelle scelte e completamente infelice?
E' una delle pressanti domande che si pone il lettore impegnato tra le righe dell’ultimo romanzo di Pino Loperfido, “Le meccaniche dell’infelicità”, uscito per le edizioni Curcu & Genovese a fine settembre (pp. 414, euro 15).
Si tratta di un racconto intenso e travolgente, che non si ferma ad una trama ricolma di suspence. Se così fosse, all’autore non sarebbero servite quattrocento pagine per raccontare sette giorni della vita di un insolito protagonista, Giacomo Andreatti.
Attraverso un narratore incarnato proprio nella figura di Giacomo, Loperfido torna ad affrontare temi cruciali della vita a lui cari - la religione, l’amore, l’amicizia, la morte - e va ad affrontare nello stesso tempo aspetti di rilievo sociale come la dialettica politica, il sistema di sicurezza, il potere imprenditoriale e la funzione della stampa.
Ambienta il racconto nella Trento del futuro, un futuro non molto lontano, che egli sa descrivere con tale realismo da sembrare uno squallido presente. Non mancano critiche su alcuni tratti della città come, ad esempio, la sua autonomia. Ma l’intento non è affatto provocatorio, bensì un invito a offrire spunti di riflessione.
La storia ruota attorno alla morte del padre di Giacomo, esponente di spicco della politica trentina. Giacomo è costretto a tornare nella città natale per il funerale, ma il suo fermarsi nei luoghi in cui è cresciuto, all’ombra di un padre celebre e potente e di un fratello destinato ad esserne l’erede, lo riporterà indietro nel tempo, con flashback inaspettati che sconvolgono la lettura, ma allo stesso tempo la rendono straordinariamente appassionante. Molte pagine sono interamente dedicate ai monologhi interiori del protagonista che fanno emergere la sua personalità complessa, segnata da un remoto avvenimento, colpevole della sua apatia nei confronti della famiglia, del lavoro, della vita in generale. Ma sarà proprio il confronto con il passato a cambiarlo: quel suo ritornare dal vecchio amico, dal vecchio amore, dai vecchi e dimenticati posti, lo aiuterà a capovolgere l' esistenza. Di qui, nella conclusione, l’esaltazione della sensibilità della natura umana, marcata da gioie e dolori ma sempre anelante ad un'idea di felicità eterna, forse irraggiungibile, ma che non smettiamo mai di rincorrere.
(Sharal Albarello - “Vita Trentina” del 26 ottobre 2009)
Quanto un ricordo rimosso può sconvolgere la vita di un uomo, rendendolo schiavo della propria esistenza, passivo nelle scelte e completamente infelice?
E' una delle pressanti domande che si pone il lettore impegnato tra le righe dell’ultimo romanzo di Pino Loperfido, “Le meccaniche dell’infelicità”, uscito per le edizioni Curcu & Genovese a fine settembre (pp. 414, euro 15).
Si tratta di un racconto intenso e travolgente, che non si ferma ad una trama ricolma di suspence. Se così fosse, all’autore non sarebbero servite quattrocento pagine per raccontare sette giorni della vita di un insolito protagonista, Giacomo Andreatti.
Attraverso un narratore incarnato proprio nella figura di Giacomo, Loperfido torna ad affrontare temi cruciali della vita a lui cari - la religione, l’amore, l’amicizia, la morte - e va ad affrontare nello stesso tempo aspetti di rilievo sociale come la dialettica politica, il sistema di sicurezza, il potere imprenditoriale e la funzione della stampa.
Ambienta il racconto nella Trento del futuro, un futuro non molto lontano, che egli sa descrivere con tale realismo da sembrare uno squallido presente. Non mancano critiche su alcuni tratti della città come, ad esempio, la sua autonomia. Ma l’intento non è affatto provocatorio, bensì un invito a offrire spunti di riflessione.
La storia ruota attorno alla morte del padre di Giacomo, esponente di spicco della politica trentina. Giacomo è costretto a tornare nella città natale per il funerale, ma il suo fermarsi nei luoghi in cui è cresciuto, all’ombra di un padre celebre e potente e di un fratello destinato ad esserne l’erede, lo riporterà indietro nel tempo, con flashback inaspettati che sconvolgono la lettura, ma allo stesso tempo la rendono straordinariamente appassionante. Molte pagine sono interamente dedicate ai monologhi interiori del protagonista che fanno emergere la sua personalità complessa, segnata da un remoto avvenimento, colpevole della sua apatia nei confronti della famiglia, del lavoro, della vita in generale. Ma sarà proprio il confronto con il passato a cambiarlo: quel suo ritornare dal vecchio amico, dal vecchio amore, dai vecchi e dimenticati posti, lo aiuterà a capovolgere l' esistenza. Di qui, nella conclusione, l’esaltazione della sensibilità della natura umana, marcata da gioie e dolori ma sempre anelante ad un'idea di felicità eterna, forse irraggiungibile, ma che non smettiamo mai di rincorrere.
(Sharal Albarello - “Vita Trentina” del 26 ottobre 2009)