Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Autogrill

Dopo Padova, infiliamo una stazione di servizio tanto per far riposare la punto che per lo sforzo è diventata cianotica. Smontiamo e finalmente, sono le dieci e un minuto, posso aprire le danze. Io ordino un rosso ordinario che da queste parti non dev'essere molto di più di una nostra scatarrata; il Ferdi e gli altri si giostrano allegramente tra cappuccini e cagose minerali.

Tento di fottermi uno di quei prosciutti con tanto pepe sopra, ma mi rendo subito conto che sotto al giubbotto di jeans non ci sta. Allora, inizio a starnutire come un torta e la cassiera mi sgama.

«Prego», mi fa porgendomi la mano. Io le porgo il salume.

«Volevo vedere se riuscivo a rubarlo», le dico con l'alito che sa di misterioso vino padovano.

Quella si fa una risatina.

«L'ho capito sa, da come mi sta guardando, che sta esprimendo un giudizio, tuttavia, per quanto io possa condividere la teoria kantiana dei giudizi sintetici a priori, non mi sento di far rientrare le sue supposizioni mentali tra le condizioni essenziali della conoscenza: necessità, universalità, lei mi capisce, no?!» non so nemmeno io dove le ho lette ste cazzate. Quella mi guarda con compassione e a me la compassione mi fa girare le palle.

«Sarìa quindici euro e sessanta centesimi», mi fa sta stronza senza prestare la minima attenzione a ciò che le ho appena detto.

«Ecco, troia» le dico porgendole un biglietto da venti.

«Come alo dìto?»

«Ho detto: "et voilà". E' francese, signorina. Lo conosce?»

«No, non conosso il francese».

«E allora se non conosce il francese sono io che dovrei guardarla con compassione».

«Sentime, no g'ho tempo da perdere, volemo pagarlo il prosciutto o devo ciamar el Bepi?!»

«Vede, mi perdoni se insisto, ma la sua è presunzione bell'e buona. Lei è convinta che io volessi rubare questo prosciutto. Ma vede, sostanza e apparenza sono cose differenti, viaggiano su binari diversi; come se la sostanza fosse sul trenino della Valsugana e l'apparenza sul Pendolino Milano-Roma».

«Beepiiii», la troia comincia a perdere la calma. Intanto giunge il resto della truppa, chi più chi meno, tutti segretamente imbottiti di ricordini dell'autogrill.

«Che succede?» domanda il Longobardo con la mano sull'arma.

«Niente. Stavo insegnando un po' di francese alla signorina, la troia qui».

«Adesso ciamo 'l Bepi, vedemo se xe ancora da divertirse. Beepiiii» ma Bepi tarda a venire.

«Cazzo ragazzi, adesso chiama il grande Bepi sarà meglio darsela a gambe».

«CIAO-TROIA!» la salutiamo in coro correndo verso la punto. Qualche trofeo di guerra (una provola, due cappellini e un cd di Alanis Morrissette) rimane sul campo, ma l'importante è riprendere la marcia verso il check-point di Jesolo.

Geopolitica

Le sperequazioni economiche e sociali esistenti tra le parti ricche e quelle povere dell'umanità hanno raggiunto un limite invalicabile, oltre il quale non poteva che esserci la rottura. I sistemi politico-economici dei paesi occidentali sono apparentemente perfetti, regolati dalla legge della domanda e dell'offerta. Visti in un'ottica mondiale, però, non solo non sono perfetti, ma tendono in maniera molto rilevante verso il collasso.

L’utopia della convivenza pacifica tra popoli di razze e di culture diverse è miseramente fallita. Si era cominciato a credere, sul finire del ventesimo secolo, che la civiltà multietnica, il villaggio globale potesse essere quantomeno ipotizzabile. Il problema è che il miscuglio di razze in realtà era una invasione bella e buona perché le uniche civiltà ad essere coinvolte in questo processo sono state quelle occidentali. Ad oriente niente di nuovo. Loro sono rimasti lì, con la loro testa dura, le loro moschee, il nocciolo atomico. Gli elettroni, invece, sono stati mandati in missione laddove le etnie si stanno lentamente estinguendo a causa del benessere, della mancanza di figli e di quant’altro. I paesi occidentali a natalità zero o sottozero pullulano di elettroni che di figli ne fanno dieci a botta. Se due più due fa quattro, si capisce che la società multietnica è solo un nome decente per un fenomeno che potremmo tranquillamente definire “invasione”.

Chiesa

Sapete, a noi giovani, 'ste storie della messa, i santi e quant'altro non è che ci prendano più di tanto. O meglio. La tentazione di convertirsi ogni tanto ci sarebbe pure, ma ogni volta ci prende come un groppo qui alla gola, un senso di angoscia soffocante. Eppure dicono che la chiesa è gioia, praticare la religione dovrebbe garantire il centuplo quaggiù e compagnia bella. Voglio dire, quel Gesù sarà pure esistito, esiste e tornerà a farci risorgere in carne e ossa. Ma se non fosse così? Ho capito che il credere dà un senso a tutta questa esistenza schifa. Ma se a me sembrasse un po' troppo favolistica 'sta storia dei miracoli, dei trenta denari, del dio che scende da lassù, come la mettiamo?

Sapete cosa vi dico? Che sono quelle cose che uno è predestinato a non doverle capire mai. Come i motori, ad esempio, per chi di motori non ci capisce un accidente.

Sms4

In quel mentre il nokia mi chiama a rapporto.

SAICHESEIPROPRIOUNOSTRONZOLECCACULO?!QUAND’ÈCHETIDECIDIAFARTIVEDERE? B. :-6

Quando le donne diventano tanto intraprendenti non so che li farei. A pensarci bene un salto dalla mia Beata non dovrebbe portare via troppo del mio preziosissimo tempo.
Per me si tratta di una scelta epocale da compiere. Svoltare verso la valle dei Mocheni o proseguire dritto dritto in mezzo alle gambe della Beata-mia-beato-il-fischietto-mio. Sarei propenso alla seconda allettante ipotesi, ma sono troppo spompato e con il serbatoio vuoto per affrontare un’altra gara di libido.

Sms3

Mi arriva un sms.

Seiilsolitoguastafeste.Mi toccasfiorarmeladasolapurestavolta. B. :-(

Porta pazienza bella. La guerra è uno sporco affare. Non c’è spazio per l’amore in trincea. Il tuo Lillo sta difendendo con coraggio gli ideali e gli interessi della maggioranza ariana, quella che non appartiene a nessuna sottocategoria merceologica. Siamo solo noi, come dice il saggio Poeta.

Sms2

Ancora telefonino. Short Messages System.

HAICAPITODOVETELOPRENDEREI? B. ;-)

Sì, vecchia, certo che ho capito. Ma anche per un superatleta esistono dei limiti.

Sms

Ho caldo. Guardo l’ora sul display: le dodici meno cinque. Lampeggia la bustina dei messaggi. Una delle cose che mi piace di questi aggeggi sono questi messaggini. È una forma di comunicazione immediata. Sapete quanta gente ha scoperto di avere qualcosa da scrivere a qualcun altro dopo l’avvento tecnologico? La comodità, a parte il fatto che praticamente non costa una eva, ed è V-E-L-O-C-E, accidenti se è veloce… Mica come quelle lettere che dovevi schiodare fino al tabacchi per un francobollo fetente e poi slinguartelo per bene neanche fosse un gelato.

Apro e leggo.

TELOPRENDEREIINBOCCA. B. ;-()

Ma torno al mio sms con una rattigna da record. Lo rileggo al rallenty, per gustarmi meglio l’effetto. Ma mentre giro attorno all’auto per verificare i danni del paracarro, il monoblocco mi si incasina nell’elastico degli slip. A me i peli pubici incastrati mi fanno un male boia. Infilo una mano nella patta e do una sistematina, attento a non provocarli troppo i gioielli di famiglia.

Lo so chi ha scritto il messaggio. Il numero del mittente non si leggeva, ma quella gran gnocca della Beata ha un modo di fare inconfondibile. La diverte provocarmi. Se non ci fosse di mezzo questa menata del generatore…

Ma niente Trento, per oggi. La missione è prevista tra le insidie della giungla mochena. Tutto per colpa del Ferdi. Gli sta bene a lui e alla sua Punto asfittica. Che gli va pure da dio che c’ha lo zio che fa il carozziere.