Lillo Gubert e i suoi amici mi hanno incantato
05/02 08 22:42
Caro Pino, mi chiamo Teresio Isaia ho 50 anni e vivo a
Savigliano in provincia di Cuneo. Ho scoperto il tuo
libro per caso nella biblioteca del paese e devo dire
che mi ha letteralmente folgorato. Bellissimo.
Io sono un lettore feroce, quasi compulsivo da circa 40 anni, si può quasi dire che lavoro, in questo momento, come facchino solo per permettermi di acquistare libri che poi divoro. Beh, devo ammettere che la storia di Lillo Gubert e dei suoi amici mi ha incantato. Personaggi a tutto tondo che puoi amare o detestare ma che di certo non ti lasciano indifferente. L'ambientazione poi mi ha ricordato la provincia sonnacchiosa in cui vivo dove, quando si è giovani, non puoi far altro che odiare tutto e tutti. Credo che la storia che tu racconti non sia solo riferibile ai giovani trentini di oggi, ma che sia riconducibile all'eterna storia dei giovani di sempre col loro disagio e la violenta voglia di vivere che, a volte, porta anche a morire di vita come accade a Lillo.
Bravo, tre volte bravo. Un unico appunto, se mi permetti, quando ci regalerai un altra perla letteraria?
Io sono un lettore feroce, quasi compulsivo da circa 40 anni, si può quasi dire che lavoro, in questo momento, come facchino solo per permettermi di acquistare libri che poi divoro. Beh, devo ammettere che la storia di Lillo Gubert e dei suoi amici mi ha incantato. Personaggi a tutto tondo che puoi amare o detestare ma che di certo non ti lasciano indifferente. L'ambientazione poi mi ha ricordato la provincia sonnacchiosa in cui vivo dove, quando si è giovani, non puoi far altro che odiare tutto e tutti. Credo che la storia che tu racconti non sia solo riferibile ai giovani trentini di oggi, ma che sia riconducibile all'eterna storia dei giovani di sempre col loro disagio e la violenta voglia di vivere che, a volte, porta anche a morire di vita come accade a Lillo.
Bravo, tre volte bravo. Un unico appunto, se mi permetti, quando ci regalerai un altra perla letteraria?
Un libro che parla di noi
09/09 07 08:07
Flash della nostra adolescenza
16/04 07 14:30
Caro Pino, lo diceva il giovane Holden che certi libri
sono tanto speciali che ti piacerebbe, appena terminata
la lettura, poter attaccare discorso con l'autore e non
mollarlo più? Ecco, "Teroldego" mi ha fatto questo
preciso effetto. Le sensazioni, oltre al piacere della
lettura di qualcosa scritto con i veri controcazzi, si
sono succedute in tre fasi distinte: all'inizio mi
sembrava di rivivere dei flash della nostra adolescenza
(soprattutto la macchina scassata, i localini sudati,
le cannette nello scenario impagabile del
chiantishire), poi mi ha fatto tanto schifo ("oh, ma io
sono di sinistra!" e roba simile) e da ultimo ho
pensato che invece di disgustarci forse è più
costruttivo vedere quanto di Lillo c'è in tutti noi. Il
finale mi farebbe venir voglia di rileggere tutto
puntando l'attenzione sul personaggio di Ferdinando,
secondo me lui e Lillo avevano l'amore e la felicità a
portata di mano, tutto il resto è venuto dal fatto che
hanno rinunciato a prendere in mano davvero la loro
vita. Beh, un'ultima cosa: io sono un'insegnante di
sostegno nella scuola media, i nostri ragazzi di
seconda hanno letto con la collega di lettere dei brani
di "Teroldego"... Ci verresti in quel di Greve in
Chianti a fare quattro chiacchiere con loro? in ogni
caso grazie per il buon tempo che ho passato con Lillo
e compagnia. Valentina.
Cara Valentina,
il problema è che il più delle volte l'autore del libro è diversissimo da ciò che ha scritto. Magari a conoscerlo potremmo scoprire che ci sta pure un po' sugli zebedei. Secondo me Holden si sbagliava in questo. Io infatti sono diverso, ecc. ecc. Ma quello che mi fa tornare alla mente le tue parole è la fatica che mi è costata scrivere quel libro. Una spremitura di idee, concetti, descrizioni, caratteri da cui, onestamente, non mi sono ancora ripreso. Mi spaventa intraprendere una nuova avventura editoriale. Un po' perché ho paura di non bissare il successo del primo libro, un po' perché – considerata l'età, gli impegni crescenti, le paranoie, ecc. – temo di metter su o 'na roba moralistica alla De Carlo, oppure un pout-pourrì di noiose esagerazioni senza filo conduttore come – ahimé – nell'ultimo Ammaniti.
In ogni caso, è interessante davvero l'evoluzione del tuo stato d'animo nel leggere "Teroldego". Attrazione-repulsione e poi di nuovo attrazione. Come se in noi ci fosse qualcosa che ci spinge ad esser diversi. Come il sentire comune, la mentalità dominante ci imponesse dei comportamenti e delle inutili regole e noi non potessimo fare nulla per accorgercene. Possiamo solo intuire un barlume del nostro stato davanti ad un'opera d'arte, ad una melodia pazzesca, o ad un libro sincero come "Teroldego". Non un capolavoro, per carità, ma 400 pagine che chiedono al lettore di lasciarsi prendere per mano e di fidarsi ché la strada, per un pezzo, sarà lui ad indicarla.
E voi, sciagurati, avete letto questo libro a ragazzi di seconda media!?! Certo che avete un bel coraggio. Oddio, meglio di quella professoressa che scandalizzata dalla mia proposta di far leggere il libro in classe, mi ha risposto che stanno già leggendo "Cento colpi di spazzola"...
Riguardo al Ferdi, beh, anche lì c'è la repressione, il rifiuto di accettarsi, o forse la voglia – imposta o meno – di assimilarsi alla massa di teledipendenti incalliti che siamo diventati noi italiani.
p.l.
P.S. Venire a Greve? Beh, una scappata si potrebbe fare tipo in autunno. Ma tieni presente che io a parlare non me la cavo benissimo (anche se chi mi ascolta di solito dice che non è vero). Però una bottiglia di Chianti dopo tanto vino trentino ci vorrebbe proprio, o no?
Cara Valentina,
il problema è che il più delle volte l'autore del libro è diversissimo da ciò che ha scritto. Magari a conoscerlo potremmo scoprire che ci sta pure un po' sugli zebedei. Secondo me Holden si sbagliava in questo. Io infatti sono diverso, ecc. ecc. Ma quello che mi fa tornare alla mente le tue parole è la fatica che mi è costata scrivere quel libro. Una spremitura di idee, concetti, descrizioni, caratteri da cui, onestamente, non mi sono ancora ripreso. Mi spaventa intraprendere una nuova avventura editoriale. Un po' perché ho paura di non bissare il successo del primo libro, un po' perché – considerata l'età, gli impegni crescenti, le paranoie, ecc. – temo di metter su o 'na roba moralistica alla De Carlo, oppure un pout-pourrì di noiose esagerazioni senza filo conduttore come – ahimé – nell'ultimo Ammaniti.
In ogni caso, è interessante davvero l'evoluzione del tuo stato d'animo nel leggere "Teroldego". Attrazione-repulsione e poi di nuovo attrazione. Come se in noi ci fosse qualcosa che ci spinge ad esser diversi. Come il sentire comune, la mentalità dominante ci imponesse dei comportamenti e delle inutili regole e noi non potessimo fare nulla per accorgercene. Possiamo solo intuire un barlume del nostro stato davanti ad un'opera d'arte, ad una melodia pazzesca, o ad un libro sincero come "Teroldego". Non un capolavoro, per carità, ma 400 pagine che chiedono al lettore di lasciarsi prendere per mano e di fidarsi ché la strada, per un pezzo, sarà lui ad indicarla.
E voi, sciagurati, avete letto questo libro a ragazzi di seconda media!?! Certo che avete un bel coraggio. Oddio, meglio di quella professoressa che scandalizzata dalla mia proposta di far leggere il libro in classe, mi ha risposto che stanno già leggendo "Cento colpi di spazzola"...
Riguardo al Ferdi, beh, anche lì c'è la repressione, il rifiuto di accettarsi, o forse la voglia – imposta o meno – di assimilarsi alla massa di teledipendenti incalliti che siamo diventati noi italiani.
p.l.
P.S. Venire a Greve? Beh, una scappata si potrebbe fare tipo in autunno. Ma tieni presente che io a parlare non me la cavo benissimo (anche se chi mi ascolta di solito dice che non è vero). Però una bottiglia di Chianti dopo tanto vino trentino ci vorrebbe proprio, o no?
Ho comprato il tuo libro un anno fa
01/01 07 16:26
Ho comprato il tuo libro un anno fa, Teroldego. Mi è
piaciuto, è piaciuto anche ai miei che hanno già 65
anni. Uno stile molto impattante, tematiche molto
sottovalutate nel memotipo delle nostre valli. Oggi per
caso mi sono imbattuto nel tuo sito e mi è venuto in
mente che già dall'anno scorso avrei voluto farti una
domanda. Ti riconosci almeno in parte nel gruppo di
scrittori conosciuto come "Gioventù Cannibale" o anche
come "Nevroromanticismo"? Mi riferisco a Niccolò
Ammaniti, Aldo Nove, Isabella Santacroce ed altri.
Grazie, a presto! Nicola
A dirti la verità non mi sono mai interrogato su questa cosa. Non mi riconosco in nessun gruppo non per boria o superiorità, ma perché, soprattutto, non mi sento nemmeno uno scrittore. Per me lo scrittore è il professionista, quello è pagato per farlo. Io sono solo un hobbista che deve strappare ore alla notte per poter fare ciò che più amo a questo mondo (a parte i miei figli). Uno scrittore-operaio che tenta di mettere su carta storie e situazioni con l'intento di emozionare il lettore e portarlo, se possibile, a ragionare su aspetti che la normale vita quotidiana cela, esorcizza o cancella con la sua superficiale velocità. Grazie per gli apprezzamenti. A presto. p.l.
A dirti la verità non mi sono mai interrogato su questa cosa. Non mi riconosco in nessun gruppo non per boria o superiorità, ma perché, soprattutto, non mi sento nemmeno uno scrittore. Per me lo scrittore è il professionista, quello è pagato per farlo. Io sono solo un hobbista che deve strappare ore alla notte per poter fare ciò che più amo a questo mondo (a parte i miei figli). Uno scrittore-operaio che tenta di mettere su carta storie e situazioni con l'intento di emozionare il lettore e portarlo, se possibile, a ragionare su aspetti che la normale vita quotidiana cela, esorcizza o cancella con la sua superficiale velocità. Grazie per gli apprezzamenti. A presto. p.l.
Il Teroldego siamo praticamente noi...
01/01 07 16:26
Il Teroldego siamo praticamente noi... razzismo e
misoginia a parte. Tra l'altro....tra 24 ore abbiamo un
esame di FILOSOFIA!!!!!impareggiabile il discorso di
Lillo in sede d'esame...abbiamo paura di
annoiarti...perchè dietro il tuo libro ci stanno
infiniti delirii notturni e non, coincidenze a non
finire..DICCI DOVE HAI PIAZZATO LA TELECAMERA!?!?!
Le Baccantihh, Miren e Alex.
Le Baccantihh, Miren e Alex.
Salve, sono un diciassettenne trentino
01/01 07 16:23
Salve, sono un diciassettenne trentino, e ho
recentemente letto "Teroldego". Sinceramente, credo che
sia uno dei migliori libri che ho letto in vita mia. Ho
letto alcuni commenti nel sito da parte dei giornali, e
mi fanno veramente sorridere. Non nascondo che in certi
aspetti di Lillo Gubert mi ci sono riconosciuto pure
io. Ciò che mi ha entusiasmato di questo libro è il
vero schiaffo ai finti moralismi che pervadono la
nostra regione e probabilmente non solo quella: mi
sembra strano che tutti cadano dalle nuvole. Il
protagonista è certo un'esagerazione, ma dividendo il
tutto per il giusto divisore la realtà che ne salta
fuori calza a pennello, e onestamente i commenti che
tendono a dover a tutti i costi smentire una situazione
scomoda per proteggere l'etica del territorio mi
sembrano ipocriti e esagerati.
Giordano
Gentile Giordano, mi sembra che tu abbia centrato tutti gli obiettivi da me prefissati nel momento in cui ho ideato quella bomba ad orologeria che risponde al nome di "Teroldego". Le tue parole sono per me di grande conforto; la fatica immane di concepire un romanzo può essere talvolta ripagata dallo scoprire di non essere i soli a pensarla in una certa maniera. In effetti la cultura dominante ci sta facendo da balia. Sai com'è: al potere fa comodo un popolo di anticonformisti che però vestono alla moda e votano sempre per lo stesso simbolo. Stammi bene. p.l.
Giordano
Gentile Giordano, mi sembra che tu abbia centrato tutti gli obiettivi da me prefissati nel momento in cui ho ideato quella bomba ad orologeria che risponde al nome di "Teroldego". Le tue parole sono per me di grande conforto; la fatica immane di concepire un romanzo può essere talvolta ripagata dallo scoprire di non essere i soli a pensarla in una certa maniera. In effetti la cultura dominante ci sta facendo da balia. Sai com'è: al potere fa comodo un popolo di anticonformisti che però vestono alla moda e votano sempre per lo stesso simbolo. Stammi bene. p.l.
Sto leggendo il tuo "Teroldego"
01/09 06 16:28
Sto leggendo il tuo "Teroldego". 130 pagine alla volta.
Complimenti (e credo non sia il primo a farteli) Una
curiosità, quanto di autobiografico c'è nel tutto? Ti
seguo anche sul Trentino ed ho sentito del tuo Cermis
(ma non l'ho visto - ho solo partecipato a raccogliere
i resti del passaggio del USA) Abito a Tesero, vieni da
queste parti? Ti organizziamo una serata o visto che
produco vini e grappe referisci fare una salto a cena?
Siamo una famiglia di 8 (due ragazzi ormai grandi e
laureati gli altri crescono, il nonno 91 anni e Rita la
padrona di casa che è un amore) Ti aspettiamo.
Gianpietro
Gentile Gianpietro, ti ringrazio per il calore con cui segui le cose che scrivo. "Teroldego" non è certamente un libro autobiografico, è stato soprattutto per me un grosso e grasso esercizio di scrittura. Tuttavia, tra le righe, qualcosa di me la si può scorgere. È quasi impossibile staccarsi completamente. Ovviamente ciò che mi riguarda è soprattutto negli aspetti positivi del romanzo, anche se qualche lato oscuro, si sa, ce l'abbiamo tutti. Ti saluto e ti ringrazio per l'invito. Ciao. p.l.
Gentile Gianpietro, ti ringrazio per il calore con cui segui le cose che scrivo. "Teroldego" non è certamente un libro autobiografico, è stato soprattutto per me un grosso e grasso esercizio di scrittura. Tuttavia, tra le righe, qualcosa di me la si può scorgere. È quasi impossibile staccarsi completamente. Ovviamente ciò che mi riguarda è soprattutto negli aspetti positivi del romanzo, anche se qualche lato oscuro, si sa, ce l'abbiamo tutti. Ti saluto e ti ringrazio per l'invito. Ciao. p.l.
Mi hai divertito, mi hai fatto incazzare...
01/09 06 16:27
Caro Pino, da un po' di tempo voglio scriverti (ho
letto TEROLDEGO un paio di mesi fa) perchè mi hai
divertito, mi hai fatto incazzare... rattristare
(ire?)... vergognare... e potrei continuare.
Giorgio
Giorgio
Cazzo ...se penso a quanti dostoieschi e mallarmè
06/08 06 16:28
Cazzo ...se penso a quanti dostoieschi e mallarmè e
gionfanti e bucoschi...e sticazzi mi sono fatto...e
mentre ero lì che mi sbrodolavo del e nel mio leggere e
pensavo che il signorediocristo o chiccazzo, ci aveva
fatti per leggere e pensavo che qualcuno doveva
dirglielo a quell'ostia di Pieri che il suo scrivere ci
portava il cuore in areoplano, ci menava gli occhi a
tropici e capricorni dell'altro mondo e dell'altro
ancora! Qualcuno doveva pur dirglielo! ....e invece
adesso che mi sono preso un cazzo di giorno per finirlo
e che ti parlo agitato e cazzone come sono solo quando
sono in volo....adesso è più facile....www e
...CONTATTI e sono quì a dirtelo che IL RUTILANTE MONDO
DELLE LETTERE...non potrà più respirare senza
TEROLDEGO....sarà un enfisema....singulto....buco
nero...perchè è proprio così che deve essere ed è così
che è.Altro che balle! Cristo che bello leggerti
vecchio mio!Ti si perdona tutto! Ti si perdonano le
labbra naziste...e 'sto fante e 'sto cheruac che
invadono ed evadono.... vabbè...Grazie. Andrea
Fra tutte le mail che ho ricevuto, caro Andrea, nessuna è rutilante e piena di colori come la tua. Si direbbe davvero un pezzetto di Teroldego che si è perso per strada e anziché essere parte di un romanzo, è divenuto chissà perché – "solo" una e-mail. Grazie per la sincerità. p.l.
Fra tutte le mail che ho ricevuto, caro Andrea, nessuna è rutilante e piena di colori come la tua. Si direbbe davvero un pezzetto di Teroldego che si è perso per strada e anziché essere parte di un romanzo, è divenuto chissà perché – "solo" una e-mail. Grazie per la sincerità. p.l.
Egregio signor Loperfido, ho letto il suo lavoro
06/05 06 16:29
Egregio signor Loperfido, ho letto il suo lavoro e le
inoltro alcuna note. Innanzi tutto mi presento, il mio
nome già lo conosce, ho quasi 44 anni, trentino di
nascita (senza entusiasmi), sono un assiduo lettore di
libri ma leggo pochissimi romanzi. I miei interessi
sono altri. Faccio il dirigente aziendale e la mia
faccia (o facciata), farebbe storcere il naso a tutti i
suoi personaggi; dietro la facciata (o faccia), vi è un
passato, non necessariamente remoto, molto diverso dal
presente.
Ciò avvertito, mi corre l’obbligo, altrettanto schietto, di parteciparle i miei complimenti per l’impegno e per il risultato della sua fatica che, complessivamente, ritengo possa tenere compagnia per qualche ora a molte persone, in cerca di evasione o di una alternativa alla tele.
Permetta (o come si usa dire oggi, mi consenta), di farle anche amichevolmente un paio di critiche. Pur apprezzando lo sforzo (notevole), di mantenere una prosa arida di parole volgari, mi è difficile slegare i dialoghi dei personaggi dal linguaggio loro proprio, che aprirebbe uno squarcio anche sulla struttura dei loro ragionamenti. L’avesse fatto, mi rendo conto, l’avrebbero lapidata, pertanto meglio così: a proposito, ho molto ammirato la sua scelta di espressioni trentine, forse il guizzo linguistico più meritevole del libro.
Non mi ha disturbato la negatività del (dei?), personaggi, solo trovo che a fronte di descrizioni (precise divertenti, surreali ecc.), il maggior difetto (sia ben chiaro SECONDO ME), consiste in una dimensione, come dire, “monotona”: la storia di un uomo (ragazzo), che guarda il mondo senza parteciparvi e che perciò lo vede deforme sotto la lente di ingrandimento usata a sproposito. Altre due cose (che mi piacerebbe approfondire): la vicenda della omosessualità è confusa, in qualche modo ammiccata, poco comprensibile e per ciò ha l’unico gusto quello della provocazione (se questo era l’obiettivo, fatto che dubito, mi parrebbe banale); altro elemento è il mancato tentativo di offrire al lettore anche una altra prospettiva di alcuni caratteri (per esempio dei genitori o di quel bellissimo personaggio che è il pelide), dei loro valori e di quanto siano persone perdenti rispetto alla storia, da generazioni, da sempre. Quest’ultima è forse la vera occasione perduta, una osservazione del prisma rappresentato della personalità, attraverso una angolatura sentimentale che avrebbe dato al suo racconto ciò che manca (sempre SECONDO ME), cioè la poesia. Perdoni l’invadenza e la spregiudicatezza e la modestia delle mie opinioni ma, come si sa, quando uno legge un libro si crea uno speciale rapporto pertanto…
Sono stato recentemente all’estero ed è stato proprio in un pomeriggio uggioso davanti all’Atlantico che ho chiuso l’ultima pagina del libro. L’amico che era con me, più che altro attratto dalle forme della ragazza in copertina, mi ha detto: “allora, quindese euro trati via?” – gli ho risposto di no, poi gli ho parlato per due ore (vere), del racconto e di come io lo inquadravo, e dei difetti, e dei pregi, e di che personaggio fosse l’autore, e di come da un frattale si possa ricostruire (o demolire), il mondo: ma lì eravamo a spasso. Cordialmente.
Italo
Ciò avvertito, mi corre l’obbligo, altrettanto schietto, di parteciparle i miei complimenti per l’impegno e per il risultato della sua fatica che, complessivamente, ritengo possa tenere compagnia per qualche ora a molte persone, in cerca di evasione o di una alternativa alla tele.
Permetta (o come si usa dire oggi, mi consenta), di farle anche amichevolmente un paio di critiche. Pur apprezzando lo sforzo (notevole), di mantenere una prosa arida di parole volgari, mi è difficile slegare i dialoghi dei personaggi dal linguaggio loro proprio, che aprirebbe uno squarcio anche sulla struttura dei loro ragionamenti. L’avesse fatto, mi rendo conto, l’avrebbero lapidata, pertanto meglio così: a proposito, ho molto ammirato la sua scelta di espressioni trentine, forse il guizzo linguistico più meritevole del libro.
Non mi ha disturbato la negatività del (dei?), personaggi, solo trovo che a fronte di descrizioni (precise divertenti, surreali ecc.), il maggior difetto (sia ben chiaro SECONDO ME), consiste in una dimensione, come dire, “monotona”: la storia di un uomo (ragazzo), che guarda il mondo senza parteciparvi e che perciò lo vede deforme sotto la lente di ingrandimento usata a sproposito. Altre due cose (che mi piacerebbe approfondire): la vicenda della omosessualità è confusa, in qualche modo ammiccata, poco comprensibile e per ciò ha l’unico gusto quello della provocazione (se questo era l’obiettivo, fatto che dubito, mi parrebbe banale); altro elemento è il mancato tentativo di offrire al lettore anche una altra prospettiva di alcuni caratteri (per esempio dei genitori o di quel bellissimo personaggio che è il pelide), dei loro valori e di quanto siano persone perdenti rispetto alla storia, da generazioni, da sempre. Quest’ultima è forse la vera occasione perduta, una osservazione del prisma rappresentato della personalità, attraverso una angolatura sentimentale che avrebbe dato al suo racconto ciò che manca (sempre SECONDO ME), cioè la poesia. Perdoni l’invadenza e la spregiudicatezza e la modestia delle mie opinioni ma, come si sa, quando uno legge un libro si crea uno speciale rapporto pertanto…
Sono stato recentemente all’estero ed è stato proprio in un pomeriggio uggioso davanti all’Atlantico che ho chiuso l’ultima pagina del libro. L’amico che era con me, più che altro attratto dalle forme della ragazza in copertina, mi ha detto: “allora, quindese euro trati via?” – gli ho risposto di no, poi gli ho parlato per due ore (vere), del racconto e di come io lo inquadravo, e dei difetti, e dei pregi, e di che personaggio fosse l’autore, e di come da un frattale si possa ricostruire (o demolire), il mondo: ma lì eravamo a spasso. Cordialmente.
Italo
Volevo farti i complimenti
06/05 06 16:29
Ciao Pino, volevo farti i complimenti per il tuo libro
"Teroldego", me lo sono letto in due giorni! Mi ha
fatto molto ridere e anche molto pensare... Grazie
mille!
SIlvia
SIlvia
Io da grande vorrei fare il Lillo
06/01 06 16:30
Nata a Madonna Bianca, V. Ora Marighetto (solo oggi ho
scoperto la sua storia... thanks...), e dopo 30 anni di
viaggi e trentinaggine vivo a Roncegno, col culo
appoggiato vicino alla caneva di qualche Gionni.
Sposata con un expunk (nel cuore lo è ancora ma i
capelli viola li ha persi...) londinese che i vecchi di
qua si ostinano ancora a salutare in tedesco.
Ah, dimenticavo, la foto di mio figlio è finita sul calendario dei pompieri di Roncegno... (esercitazioni all'asilo!) e chiaramente adesso vuole fare il pompiere. Io da grande vorrei fare il Lillo, ma avendo passato l'età ormonale mi accontenterò, il giorno in cui ne avrai un disperato bisogno, di tradurre il tuo romanzo in inglese. Fai bel tempo e scrivi ancora,.
Isa
Fare il Lillo da grande vuole dire in un certo senso avere voglia di tornare indietro, a quell'età rara in cui sguazzavamo come pesciolini spensierati. Eppure una parte di Lillo (non la sua cattiveria ovviamente) esiste in ognuno di noi. Basta scovarla e portarla alla luce. Ciao, e grazie per l'incoraggiamento. P.L. PS Ti dirò: c'è già che mi ha proposto di tradurlo in dialetto. Chi vivrà...
Ah, dimenticavo, la foto di mio figlio è finita sul calendario dei pompieri di Roncegno... (esercitazioni all'asilo!) e chiaramente adesso vuole fare il pompiere. Io da grande vorrei fare il Lillo, ma avendo passato l'età ormonale mi accontenterò, il giorno in cui ne avrai un disperato bisogno, di tradurre il tuo romanzo in inglese. Fai bel tempo e scrivi ancora,.
Isa
Fare il Lillo da grande vuole dire in un certo senso avere voglia di tornare indietro, a quell'età rara in cui sguazzavamo come pesciolini spensierati. Eppure una parte di Lillo (non la sua cattiveria ovviamente) esiste in ognuno di noi. Basta scovarla e portarla alla luce. Ciao, e grazie per l'incoraggiamento. P.L. PS Ti dirò: c'è già che mi ha proposto di tradurlo in dialetto. Chi vivrà...
Io, trentenne, cresciuto nella bassa Valsugana
06/12 05 16:31
Ho letto con gusto il suo romanzo e l’ho trovato molto
bello, devo essere sincero e dirle che all’inizio lo
trovavo esagerato, al limite dello stereotipo ma
proseguendo queste riserve si sono liquefatte. Io,
trentenne, cresciuto proprio nella bassa Valsugana,
posso esserle testimone di discorsi e situazioni
analoghe. Inizialmente forse avevo una certa resistenza
a riconoscerlo. Una cosa mi incuriosisce: l’espressione
“tuttimodi” è una sua invenzione o l’ha sentita in giro
per la valle? Mentre leggevo di Lillo per contrasto mi
venivano alla mente alcune considerazioni sulla realtà
trentina: per esempio un certo feticismo del passato;
un paternalismo diffuso e troppo spesso violento; il
desiderio quasi nevrotico delle generazioni più vecchie
di tener legate alle proprie convinzioni le più
giovani. Il romanzo forse può ispirare una domanda,
magari anche nei lettori più “vecchi” (è una speranza),
cioè: per far si che la reazione giovanile a questo
ambiente non sia quella autodistruttiva servirebbe
lasciare loro la libertà di agire, di sbagliare, di non
prendersi troppo sul serio, senza opprimerli con
continue critiche? Saluti
Marco
Gentile Marco, sono contento che alla fine il "buon" Lillo sia riuscito a conquistarla. Non è certo un eroe positivo. Anzi, forse non è neppure un eroe, ma solo un mezzo che permette alla narrazione di compiersi e di raggiungere i propri scopi. Riguardo alle riflessioni sui giovani trentini, io ritengo che, paradossalmente, essi di libertà ne hanno fin troppa. Quello che manca è piuttosto un anello di congiunzione, qualcosa che riesca a tenere assieme mondi tanto diversi. Un dialogo frequente e costruttivo potrebbe fare tanto: costituirebbe una valvola di sfogo e allo stesso tempo permetterebbe ai giovani di uscire da quella sorta di isolamento in cui, volenti o nolenti, si stanno andando a cacciare. A presto. p.l. PS Il termine tuttimodi è un'invenzione linguistca, anche se talvolta mi capita di coglierla in alcune conversazioni.
Marco
Gentile Marco, sono contento che alla fine il "buon" Lillo sia riuscito a conquistarla. Non è certo un eroe positivo. Anzi, forse non è neppure un eroe, ma solo un mezzo che permette alla narrazione di compiersi e di raggiungere i propri scopi. Riguardo alle riflessioni sui giovani trentini, io ritengo che, paradossalmente, essi di libertà ne hanno fin troppa. Quello che manca è piuttosto un anello di congiunzione, qualcosa che riesca a tenere assieme mondi tanto diversi. Un dialogo frequente e costruttivo potrebbe fare tanto: costituirebbe una valvola di sfogo e allo stesso tempo permetterebbe ai giovani di uscire da quella sorta di isolamento in cui, volenti o nolenti, si stanno andando a cacciare. A presto. p.l. PS Il termine tuttimodi è un'invenzione linguistca, anche se talvolta mi capita di coglierla in alcune conversazioni.
Complimenti anzi complimentoni
06/11 05 17:21
Complimenti anzi complimentoni per il suo libro,
scorrevole simpatico e divertente. una eventuale
edizione tutta in dialetto trentino sarebbe da
morire!!!
Tiziano
Tiziano
Sei forte, Pino!
06/11 05 17:20
Dobbiamo guardarci un po' dentro e deve venire il Pino
a farlo per noi. A tirarci fuori dalla merda del finto
tutto ok nel quale nuotiamo. Sei forte Pino! Grazie.
Carleto
Ringrazio dei complimenti. A volte il male diventa talmente ovvio da divenire normalità. A presto, p.l.
Carleto
Ringrazio dei complimenti. A volte il male diventa talmente ovvio da divenire normalità. A presto, p.l.
El me piasest
06/10 05 17:23
Bello quel Teroldego, el me piasest...
Michele
Michele
Come trentina non mi sento affatto offesa
06/10 05 17:23
Ho appena finito di leggere il nuovo libro.
Complimenti! e come trentina non mi sento affatto
offesa o altro per tutto quello che scrivi. In fondo è
la vita, e anche se non si vuole anche nel nostro bel
Trentino succedono realmente certe cose!
Diana
Diana
Insomma: quel Gubert ne combina troppe
06/10 05 17:22
Caro Loperfido, ho letto con gusto il tuo Teroldego: si
legge bene, diverte, interessa, attira, preoccupa e -
soprattutto - prende per il culo i trentini, attività
quantomai meritoria e troppo poco praticata: credo che
qualsiasi quantità di presa per il culo dei trentini
sia, sempre e comunque, una troppo modica quantità.
Però il tuo Lillo Gubert non esiste: cioè, non credo
che esista un giovin trentino (classe 1979) in grado di
parlare come lui (con quella schiettezza, con quel
sarcasmo, con quella particolare proprietà, con quella
foga e con quella immediatezza). Soprattutto se è un
giovine che passa il suo tempo non tanto a bere quanto
piuttosto ad ingurgitare quantità omeriche di alcolici
e a fumare il fumabile. Soprattutto se è un giovine che
non ha nemmanco letto Hesse (il che è tutto dire:
nenmmeno Hesse!) e che ha fatto una diecina di esami
alla facoltà di lettere di Trento, dopo aver preso un
diploma al massimo di ragioneria. Insomma: quel Gruber
ne combina troppe e, soprattutto, parla troppo, si
giustifica troppo, vernicia di troppe chiacchiere le
sue azioni. A me vengono in mente tre personaggi
"letterari": Alex di Burgess, Cousin Jerry di Brizzi e
Zanardi di Pazienza. E questi tre fratelli maggiori di
Lillo, giustamente, fanno e basta: limitano le parole
perchè per ciò che sono basta e avanza il gesto. Per
fartela breve e non tediarti troppo, non credo che il
tuo Gubert possa essere un 22enne valsuganotto: mi
sembra più un trentenne e passa di ben altre letture,
attività ed esperienze. Però, come detto, diverte e
inquieta, anche. Cordialmente
Michele
Gentile Michele, innanzitutto permettimi di non essere d'accordo con te riguardo al fatto che "Teroldego" prenderebbe per i fondelli il Trentino e i suoi abitanti. Un romanzo è un'esperienza profonda e altamente variegata. È difficile ridurre a due parole come ne esce il Trentino da quelle quattrocento pagine. Direi che, è vero, il tono è irriverente e dissacrante, spietato in alcuni punti. Tuttavia trovo che la porta della speranza riesca, alla fine, a rimanere aperta. Non sto tentando di giustificare i mezzi con il fine, voglio solo dire che è riduttivo tentare di mettere i paletti a quel fiume in piena che si chiama Lillo Gubert.
Eccoci a lui, ora, alla sua presunta mancata credibilità. Avevo la necessità tecnica di dare una decisa affabulazione ad un personaggio che, ammettiamo e non concediamo, non potrebbe averne.
Il libro ha delle esigenze che se ne fregano dei nostri dubbi. Comunque, se mi permetti, io uno come Lillo sono convinto che possa esistere. A 22 anni siamo stati tutti quel coacervo di passione e follia. Il sarcasmo, la proprietà di linguaggio io non li trovo in contraddizione con una vita spericolata.
In ogni caso la tua analisi è molto pertinente e ti ringrazio di avermela sottoposta. p.l.
Michele
Gentile Michele, innanzitutto permettimi di non essere d'accordo con te riguardo al fatto che "Teroldego" prenderebbe per i fondelli il Trentino e i suoi abitanti. Un romanzo è un'esperienza profonda e altamente variegata. È difficile ridurre a due parole come ne esce il Trentino da quelle quattrocento pagine. Direi che, è vero, il tono è irriverente e dissacrante, spietato in alcuni punti. Tuttavia trovo che la porta della speranza riesca, alla fine, a rimanere aperta. Non sto tentando di giustificare i mezzi con il fine, voglio solo dire che è riduttivo tentare di mettere i paletti a quel fiume in piena che si chiama Lillo Gubert.
Eccoci a lui, ora, alla sua presunta mancata credibilità. Avevo la necessità tecnica di dare una decisa affabulazione ad un personaggio che, ammettiamo e non concediamo, non potrebbe averne.
Il libro ha delle esigenze che se ne fregano dei nostri dubbi. Comunque, se mi permetti, io uno come Lillo sono convinto che possa esistere. A 22 anni siamo stati tutti quel coacervo di passione e follia. Il sarcasmo, la proprietà di linguaggio io non li trovo in contraddizione con una vita spericolata.
In ogni caso la tua analisi è molto pertinente e ti ringrazio di avermela sottoposta. p.l.
L'ultima pagina di Teroldego è stata divorata
05/10 05 17:23
Caro Pino, ore 23.30 del giorno 05/10/05. E' finita.
L'ultima pagina di Teroldego è stata divorata e quel
bianco che si può scorgere prima della bellissima frase
di Pier Vittorio Tondelli un po' di tristezza, perchè
no, me la mette.
Non posso negarti che mi hai fatto dannare con questo tuo libro. Ho girato tutte le pagine con un po' di timore, forse quel timore che ti mette a disagio mentre senti dentro di te che dovresti dire qualcosa ma trecento persone al tuo fianco, anche se non emettono alcun suono, è come se ti parlassero e ti dicessero:"Lascia stare, ragazzo. Lo sai che tanto non ci riusciresti". E quindi te ne stai zitto, ma dentro di te senti salire un qualcosa che si avvicina alla rabbia ma non è mai abbastanza forte da permetterti di squarciare quella cosa che alcuni hanno, e altri no, chiamata timidezza.
Insomma, Lillo Gubert mi ha messo parecchio a disagio. Vuoi perchè presenta un carattere che poco si avvicina al mio, vuoi perchè rappresenta un "modello" giovanile inseguito inconsapevolmente da tante persone, ma è stato difficile davvero farselo stare simpatico. Mentre riflettevo sul libro infatti, partendo dalle certezze che ti possono dare 200 pagine su 420, non riuscivo a capire esattamente cosa avrei potuto dirti una volta finito il romanzo (anche perchè un romanzo così, come vuoi che finisca? No?). Ebbene, ero assai combattuto. Mi piaceva, più o meno, soprattutto perchè mi sono fatto certe risate che non immagini neanche. Ma al tempo stesso mi faceva incavolare. Insomma, passino le abitudini, passino i commenti, passino le "guzzate", ma quel povero Loreste cornuto mi ha fatto davvero imbestialire. Doveva essere così, lo so.
Non posso nasconderti, infine, che la tentazione di mandare al diavolo Lillo è stata grande. Mi dicevo "Giro pagina e vado avanti solo perchè conosco tuo papà ;-)". Così ho letto, letto e riletto. E sempre mi inquietava un finale che non riuscivo davvero a delinearmi. Tanto che quando sono arrivato nelle ultime pagine, dopo il "bancomat", mi chiedevo cosa potesse succedere ancora. Lillo iniziava a starmi simpatico, ma certe cose me le doveva pagare.
Ero già lì a chiedermi quanto fosse opportuno proporre un "modello" del genere, quando il finale ha iniziato a colpirmi con tutta la sua durezza. Posso dirti sinceramente, e senza ipocrisia, che nelle pagine 419-420 hai cambiato radicalmente quello che sarebbe stato il mio giudizio sul libro. Insomma, hai segnato due gol in due minuti e hai vinto 2-1. Sono rimasto davvero sconcertato, colpito, frastornato. Hai fatto una scelta efficace ed unica che migliore non l'avresti potuta fare.
Ti sarò per sempre grato di avermi insegnato una cosa fondamentale: non avvalersi troppo del diritto a lasciar perdere un libro sancito da Pennac perchè potresti perderti chissà quale opera. Oggi come non mai sono orgoglioso di averti difeso e posso essere certo che, chi ti critica, non ha di certo letto il romanzo fino alla fine. Non ti nego che un po' a disagio mi hai messo, ma ci stava davvero. Hai regalato a questa terra, e non solo, un pezzo di letteratura davvero eccezionale. Soprattutto per il coraggio che hai avuto nel scriverlo e per l'audacia nel compiere alcune scelte narrative che ti premiano e, vedrai, ti premieranno. Spero davvero che possa essere letto in tutta la Penisola. Chissà che l'Italia non scopra, come giusto che sia, uno scrittore davvero innovativo.
Temevo, a dirti la verità, che questa "svolta narrativa" potesse pregiudicarmi uno dei miei scrittori più amati, facendolo scadere nel vortice della banalità volgare. Speravo forse, in cuor mio, che fosse solo un "episodio". Invece mi hai stupito, e a mio parere un complimento migliore di questo uno scrittore non lo può ricevere. Mi hai fatto ricredere, e ora leggerò sicuramente qualsiasi tuo futuro lavoro con ancora più entusiasmo di prima.
Andrea
Non posso negarti che mi hai fatto dannare con questo tuo libro. Ho girato tutte le pagine con un po' di timore, forse quel timore che ti mette a disagio mentre senti dentro di te che dovresti dire qualcosa ma trecento persone al tuo fianco, anche se non emettono alcun suono, è come se ti parlassero e ti dicessero:"Lascia stare, ragazzo. Lo sai che tanto non ci riusciresti". E quindi te ne stai zitto, ma dentro di te senti salire un qualcosa che si avvicina alla rabbia ma non è mai abbastanza forte da permetterti di squarciare quella cosa che alcuni hanno, e altri no, chiamata timidezza.
Insomma, Lillo Gubert mi ha messo parecchio a disagio. Vuoi perchè presenta un carattere che poco si avvicina al mio, vuoi perchè rappresenta un "modello" giovanile inseguito inconsapevolmente da tante persone, ma è stato difficile davvero farselo stare simpatico. Mentre riflettevo sul libro infatti, partendo dalle certezze che ti possono dare 200 pagine su 420, non riuscivo a capire esattamente cosa avrei potuto dirti una volta finito il romanzo (anche perchè un romanzo così, come vuoi che finisca? No?). Ebbene, ero assai combattuto. Mi piaceva, più o meno, soprattutto perchè mi sono fatto certe risate che non immagini neanche. Ma al tempo stesso mi faceva incavolare. Insomma, passino le abitudini, passino i commenti, passino le "guzzate", ma quel povero Loreste cornuto mi ha fatto davvero imbestialire. Doveva essere così, lo so.
Non posso nasconderti, infine, che la tentazione di mandare al diavolo Lillo è stata grande. Mi dicevo "Giro pagina e vado avanti solo perchè conosco tuo papà ;-)". Così ho letto, letto e riletto. E sempre mi inquietava un finale che non riuscivo davvero a delinearmi. Tanto che quando sono arrivato nelle ultime pagine, dopo il "bancomat", mi chiedevo cosa potesse succedere ancora. Lillo iniziava a starmi simpatico, ma certe cose me le doveva pagare.
Ero già lì a chiedermi quanto fosse opportuno proporre un "modello" del genere, quando il finale ha iniziato a colpirmi con tutta la sua durezza. Posso dirti sinceramente, e senza ipocrisia, che nelle pagine 419-420 hai cambiato radicalmente quello che sarebbe stato il mio giudizio sul libro. Insomma, hai segnato due gol in due minuti e hai vinto 2-1. Sono rimasto davvero sconcertato, colpito, frastornato. Hai fatto una scelta efficace ed unica che migliore non l'avresti potuta fare.
Ti sarò per sempre grato di avermi insegnato una cosa fondamentale: non avvalersi troppo del diritto a lasciar perdere un libro sancito da Pennac perchè potresti perderti chissà quale opera. Oggi come non mai sono orgoglioso di averti difeso e posso essere certo che, chi ti critica, non ha di certo letto il romanzo fino alla fine. Non ti nego che un po' a disagio mi hai messo, ma ci stava davvero. Hai regalato a questa terra, e non solo, un pezzo di letteratura davvero eccezionale. Soprattutto per il coraggio che hai avuto nel scriverlo e per l'audacia nel compiere alcune scelte narrative che ti premiano e, vedrai, ti premieranno. Spero davvero che possa essere letto in tutta la Penisola. Chissà che l'Italia non scopra, come giusto che sia, uno scrittore davvero innovativo.
Temevo, a dirti la verità, che questa "svolta narrativa" potesse pregiudicarmi uno dei miei scrittori più amati, facendolo scadere nel vortice della banalità volgare. Speravo forse, in cuor mio, che fosse solo un "episodio". Invece mi hai stupito, e a mio parere un complimento migliore di questo uno scrittore non lo può ricevere. Mi hai fatto ricredere, e ora leggerò sicuramente qualsiasi tuo futuro lavoro con ancora più entusiasmo di prima.
Andrea
Ho finito il suo romanzo cinque minuti fa
04/10 05 17:24
Ho finito il suo romanzo cinque minuti fa. Ci ho messo
una settimana e mezza a leggerlo tutto (non sono uno
che divora i libri, chiedo scusa se l'ho tenuta in
ballo così a lungo... ho bisogno di rileggere,
metabolizzare, etc. Aveva perso le speranze?). Il mio
parere conta poco, comunque devo dirle che per me è
proprio un ottimo lavoro. Coinvolgente, acuto, a me è
piaciuto davvero molto. E le dirò che non mi sorprende
per nulla che che molti non siano stati in grado di
andare al di là degli slang giovanili e della violenza
di alcuni passaggi. A me è piaciuta soprattutto
l'analisi della gioventù trentina che ne emerge, che è
effettivamente molto fedele alla realtà. E mi ci metto
dentro, anche se non è che possa identificarmi al cento
per cento col protagonista del libro, ovvio... però,
cribbio, studente fuori corso lo sono, la facoltà è la
stessa... Vabbè, sto divagando. Comunque, avevo
immaginato che un po' si fosse ispirato a Irvine Welsh
(e molto prima di arrivare a leggere i ringraziamenti
finali: mi aveva messo sulla buona strada tutta quella
meravigliosa cattiveria e, soprattutto, il termine
"corea"). La saluto.
Filippo
Filippo
Come forse direbbe Lillo "son revèrs"
03/10 05 17:24
Ho letto il suo libro perché nelle interviste sui
quotidiani locali ne hanno parlato male, tutti hanno
detto che non l'avevano letto e non gli era piaciuto
(come forse direbbe Lillo "son revèrs"). A me è
piaciuto, ho riconosciuto non solo i trentini (tanti
politici soprattutto), ma anche tanti italiani (idem).
Spero di poter leggere ancora libri così. Un saluto
Gentile Ale, ti ringrazio per i complimenti. Non mi meraviglia che abbia riconosciuto tanta "brava" gente tra le righe. Il libro è spietato. Addirittura più di "loro". Saluti p.l.
Gentile Ale, ti ringrazio per i complimenti. Non mi meraviglia che abbia riconosciuto tanta "brava" gente tra le righe. Il libro è spietato. Addirittura più di "loro". Saluti p.l.
