Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Ho ripensato ai vini della mia terra e...

Sig. Pino, la ringrazio di aver scritto un libro che mette assieme alcune particolarità del Trentino.Infatti leggendo Teroldego ho ripercorso alcune località della Valsugana (mia nonna era di Caldonazzo che, facendo il macchinista tra Trento e Bassano, frequento spesso) ho ripensato ai vini della mia terra (io preferisco il marzemino, cantina sociale di Isera), purtroppo ho dovuto anche constatare che esistono anche in queste valli persone come il protagonista che godono a fare del male alla gente.
Saluti e se viaggia in treno si faccia vedere mi piacerebbe conoscerla di persona. Paolo T.

Lillo Gubert e i suoi amici mi hanno incantato

Caro Pino, mi chiamo Teresio Isaia ho 50 anni e vivo a Savigliano in provincia di Cuneo. Ho scoperto il tuo libro per caso nella biblioteca del paese e devo dire che mi ha letteralmente folgorato. Bellissimo.
Io sono un lettore feroce, quasi compulsivo da circa 40 anni, si può quasi dire che lavoro, in questo momento, come facchino solo per permettermi di acquistare libri che poi divoro. Beh, devo ammettere che la storia di Lillo Gubert e dei suoi amici mi ha incantato. Personaggi a tutto tondo che puoi amare o detestare ma che di certo non ti lasciano indifferente. L'ambientazione poi mi ha ricordato la provincia sonnacchiosa in cui vivo dove, quando si è giovani, non puoi far altro che odiare tutto e tutti. Credo che la storia che tu racconti non sia solo riferibile ai giovani trentini di oggi, ma che sia riconducibile all'eterna storia dei giovani di sempre col loro disagio e la violenta voglia di vivere che, a volte, porta anche a morire di vita come accade a Lillo.
Bravo, tre volte bravo. Un unico appunto, se mi permetti, quando ci regalerai un altra perla letteraria?

Un libro che parla di noi

Ciao, volevo farti i miei complimenti.
Ho letto Teroldego e l' ho trovato proprio bello, parla troppo di noi! Il tuo primo racconto (sul sito) l' ho letto scegliendolo a caso. E' stato "Vomito"... ehm... Indovina? Io abito proprio a Forno! Che culo, dirai... Comunque mi piace come scrivi! Erica.

Flash della nostra adolescenza

Caro Pino, lo diceva il giovane Holden che certi libri sono tanto speciali che ti piacerebbe, appena terminata la lettura, poter attaccare discorso con l'autore e non mollarlo più? Ecco, "Teroldego" mi ha fatto questo preciso effetto. Le sensazioni, oltre al piacere della lettura di qualcosa scritto con i veri controcazzi, si sono succedute in tre fasi distinte: all'inizio mi sembrava di rivivere dei flash della nostra adolescenza (soprattutto la macchina scassata, i localini sudati, le cannette nello scenario impagabile del chiantishire), poi mi ha fatto tanto schifo ("oh, ma io sono di sinistra!" e roba simile) e da ultimo ho pensato che invece di disgustarci forse è più costruttivo vedere quanto di Lillo c'è in tutti noi. Il finale mi farebbe venir voglia di rileggere tutto puntando l'attenzione sul personaggio di Ferdinando, secondo me lui e Lillo avevano l'amore e la felicità a portata di mano, tutto il resto è venuto dal fatto che hanno rinunciato a prendere in mano davvero la loro vita. Beh, un'ultima cosa: io sono un'insegnante di sostegno nella scuola media, i nostri ragazzi di seconda hanno letto con la collega di lettere dei brani di "Teroldego"... Ci verresti in quel di Greve in Chianti a fare quattro chiacchiere con loro? in ogni caso grazie per il buon tempo che ho passato con Lillo e compagnia. Valentina.

Cara Valentina,
il problema è che il più delle volte l'autore del libro è diversissimo da ciò che ha scritto. Magari a conoscerlo potremmo scoprire che ci sta pure un po' sugli zebedei. Secondo me Holden si sbagliava in questo. Io infatti sono diverso, ecc. ecc. Ma quello che mi fa tornare alla mente le tue parole è la fatica che mi è costata scrivere quel libro. Una spremitura di idee, concetti, descrizioni, caratteri da cui, onestamente, non mi sono ancora ripreso. Mi spaventa intraprendere una nuova avventura editoriale. Un po' perché ho paura di non bissare il successo del primo libro, un po' perché – considerata l'età, gli impegni crescenti, le paranoie, ecc. – temo di metter su o 'na roba moralistica alla De Carlo, oppure un pout-pourrì di noiose esagerazioni senza filo conduttore come – ahimé – nell'ultimo Ammaniti.
In ogni caso, è interessante davvero l'evoluzione del tuo stato d'animo nel leggere "Teroldego". Attrazione-repulsione e poi di nuovo attrazione. Come se in noi ci fosse qualcosa che ci spinge ad esser diversi. Come il sentire comune, la mentalità dominante ci imponesse dei comportamenti e delle inutili regole e noi non potessimo fare nulla per accorgercene. Possiamo solo intuire un barlume del nostro stato davanti ad un'opera d'arte, ad una melodia pazzesca, o ad un libro sincero come "Teroldego". Non un capolavoro, per carità, ma 400 pagine che chiedono al lettore di lasciarsi prendere per mano e di fidarsi ché la strada, per un pezzo, sarà lui ad indicarla.
E voi, sciagurati, avete letto questo libro a ragazzi di seconda media!?! Certo che avete un bel coraggio. Oddio, meglio di quella professoressa che scandalizzata dalla mia proposta di far leggere il libro in classe, mi ha risposto che stanno già leggendo "Cento colpi di spazzola"...
Riguardo al Ferdi, beh, anche lì c'è la repressione, il rifiuto di accettarsi, o forse la voglia – imposta o meno – di assimilarsi alla massa di teledipendenti incalliti che siamo diventati noi italiani.
p.l.
P.S. Venire a Greve? Beh, una scappata si potrebbe fare tipo in autunno. Ma tieni presente che io a parlare non me la cavo benissimo (anche se chi mi ascolta di solito dice che non è vero). Però una bottiglia di Chianti dopo tanto vino trentino ci vorrebbe proprio, o no?

Ho comprato il tuo libro un anno fa

Ho comprato il tuo libro un anno fa, Teroldego. Mi è piaciuto, è piaciuto anche ai miei che hanno già 65 anni. Uno stile molto impattante, tematiche molto sottovalutate nel memotipo delle nostre valli. Oggi per caso mi sono imbattuto nel tuo sito e mi è venuto in mente che già dall'anno scorso avrei voluto farti una domanda. Ti riconosci almeno in parte nel gruppo di scrittori conosciuto come "Gioventù Cannibale" o anche come "Nevroromanticismo"? Mi riferisco a Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Isabella Santacroce ed altri. Grazie, a presto! Nicola

A dirti la verità non mi sono mai interrogato su questa cosa. Non mi riconosco in nessun gruppo non per boria o superiorità, ma perché, soprattutto, non mi sento nemmeno uno scrittore. Per me lo scrittore è il professionista, quello è pagato per farlo. Io sono solo un hobbista che deve strappare ore alla notte per poter fare ciò che più amo a questo mondo (a parte i miei figli). Uno scrittore-operaio che tenta di mettere su carta storie e situazioni con l'intento di emozionare il lettore e portarlo, se possibile, a ragionare su aspetti che la normale vita quotidiana cela, esorcizza o cancella con la sua superficiale velocità. Grazie per gli apprezzamenti. A presto. p.l.

«Sai» attacco sussurrando, «non è semplice consigliare un libro. Non lo dico solo per l’imbarazzo della scelta, dato che come ben sai io di titoli nella testa ne ho una caterva. Il problema è che il libro è qualcosa di molto personale, di intimo. Il libro ti forma il pensiero. È una questione educativa e compagnia bella. Per cui capisci quanto difficile sia…» ma quella mi sta sfiorando la mano e io perdo un attimo il filo. Sento gli ormoni che mi si mettono tutti sull’attenti.