«Teroldego», il Trentino di Loperfido
20/09/05 16:11 Archiviato in:CORRIERE DELLE SERA
Oltre quattrocento pagine e Pino Loperfido esordisce con il suo primo romanzo. “Teroldego”, per le edizioni “Curcu&Genovese”, è un viaggio fra gli umori della gioventù trentina. I fatti si svolgono fra le primavere del 2001 e del 2002. Lillo, il protagonista, non vive soltanto il salto difficile fra l’adolescenza e gli anni della maturità ma conosce di prima mano gli echi e il rumore di grandi cambiamenti. L’11 settembre, l’Euro, il G8 sorprendono i ragazzi – Lillo e il suo gruppo di amici – recando scompiglio e apprensione. La città, la Provincia e la regione se ne curano appena. “Il Trentino – dice Loperfido – non dedica molte attenzioni ai problemi delle nuove generazioni”. È così che il romanzo si concentra su questi problemi e ci si butta dentro. Si legge nel racconto di un’esperienza narrativa dentro e fuori a quelle vite di chi rischia di lasciarsi andare, di chi sfiora il fondo e non sempre senza toccarlo. Fra l’introduzione e l’epilogo, si legge di un viavai di cronache di chi sa “buttarsi via” – fa presente l’autore anteponendo all’opera un breve verso preso a prestito dal cantautorato italiano – ma poi è “bravo a raccogliersi”. “Descrivo la gioventù trentina con le sue peculiarità positive e negative. Ho voluto esplorare il Trentino – continua Loperfido – con gli occhi di un ventenne”. Il ritmo fra la pagine è febbrile e incalza il lettore. Si susseguono dialoghi e virgolettati, il linguaggio è ricco di punteggiatura e periodi corti, i termini sono diretti di modo da attagliarsi al lessico giovanile. “Ho grande rispetto per il lettore. Il primo pensiero mentre scrivo – continua l’autore – è per la persona che leggerà, mi preoccupo che il romanzo le dica qualcosa e mantenga alta l’attenzione”. “Teroldego”, se solo in apparenza e dapprincipio può sembrare la raccolta di una serie di fatti affastellati, in modo palmare nella seconda e nella terza parte (le ultime due) svela il filo rosso che lega la vicende e introduce la vena del genere giallo. Il lavoro ha richiesto dal principio alla stampe cinque anni di attività fra ricerche e stesura. Ne è risultato una fotografia non proprio felice della gioventù trentina, seppur l’autore avverta dell’imperativo doveroso a non generalizzare. Constata Loperfido con toni voltairiani che non viviamo nel “migliore dei mondi possibile”. “Ritengo sia compito dello scrittore – conclude – mostrare i limiti e i difetti del nostro tempo. Non anche spingersi fino a proporre delle soluzioni”.
Alessandro de Bertolini
Alessandro de Bertolini