Pino Loperfido

Praecipue memoria gaudere

Giovani: il lato oscuro

Esce «Teroldego», il nuovo libro di Loperfido su un inedito Trentino

Esce oggi nelle librerie Teroldego (Curcu & Genovese editore, 15 euro), il primo romanzo di Pino Loperfido (nella foto), l'autore de Il racconto del Cermis. E' la storia di Lillo Gubert, 22 anni, un giovane spiantato della Valsugana, razzista, inquieto, sprovvisto di bussola esistenziale, che odia tutti. «Noi odiamo tutti» è uno degli striscioni che gli ultrà di solito espongono nelle curve degli stadi. E Lillo detesta anche il suo paese, Febbre Valsugana. Dice Loperfido: «I giovani trentini, spiace dirlo, sono razzisti. E il libro ne dà conto, raccontando parecchi episodi di discriminazioni nei confronti degli extracomunitari». Lillo è seguito per un anno intero, nel 2001, l'anno del G8, dell'11 settembre. Ma Lillo sembra non cogliere l'enorme portata della storia, n'è escluso, non s'interroga, non capisce; la sua reazione è istintivamente di difesa: contro gli arabi innanzitutto. «Il libro coglie il protagonista in un momento complicato della sua esistenza. Le bravate, gli accessi d'ira, i pericolosi sdoppiamenti di personalità sono solo alcune delle vie di fuga che riesce a trovare. Eppure Lillo è sostanzialmente una persona sola. Di una solitudine subdola, che non si lascia facilmente riconoscere, ma sa come far male. E non bastano mille conoscenze, non basta l'alcol, la droga o il sesso per farlo sentire meglio». Loperfido, 37 anni, barese cresciuto a Milano, dal 1993 trapiantato in Trentino, dove s'è sposato e ha messo su famiglia, c'ha messo cinque anni per scrivere Teroldego. E' il primo romanzo, dopo due saggi: il primo, «Ciò che non si può dire - Il racconto del Cermis» è diventato uno spettacolo teatrale di successo, «Caro Alcide» è un ritratto privato di Degasperi. Di «Teroldego», Loperfido chiarisce: «E' il frutto di un lungo lavoro di scavo e di osservazione della realtà giovanile». E infatti il romanzo è disseminato di espressioni dialettali e gergali pecola (agitazione); capì-come; cepi (sciupati). «E' un libro divertente, chi ha letto il manoscritto s'è spanciato», assicura. Ma sul risvolto di copertina si legge anche: «E' un romanzo di formazione e di distruzione. E fa paura». Loperfido spera che lo leggano i politici, «di modo che capiscano il disagio dei giovani. Ma vorrei anche che lo leggesse l'imam di Trento, e mi piacerebbe poi confrontarmi con lui, per capire cosa ne pensa». Teroldego è rivolto ai ragazzi, almeno secondo le considerazioni dei lettori, ma anche a chi con i ragazzi ci fa i conti tutti i giorni: genitori, insegnanti, educatori. Non è una sentenza sociologica - dice - è un libro. E' una storia. E' narrativa. E' un punto di vista. «Credo che con questo libro mi farò un sacco di nemici».

Concetto Vecchio