La verità del «Teroldego»
28/09/05 16:13 Archiviato in:l'ADIGE
L´Istituto Mocheno: «Qui non l´abbiamo letto»
Tamburini: «Il disagio delle valli lo conosciamo»
«Non ho letto il libro e non so nemmeno di cosa parli». Così Bruno Groff, presidente dell´Istituto Culturale Mocheno-Cimbro, ci risponde alla richiesta di un´opinione su “Teroldego”, ultima e già discussa pubblicazione di Pino Loperfido. Il libro, incentrato sulla figura di un universitario valsuganotto sfaccendato e razzista, cresciuto con pane e cannabis, ha alimentato da subito aspre polemiche. Tra i bersagli preferiti dell´eroe negativo Lillo Gubert, oltre agli immigrati, spicca proprio la comunità mochena, non certo tratteggiata in modo idilliaco.
«Parlare di ostacoli alla presentazione, se non addirittura di minacce – aggiunge Bruno Groff, palesemente adirato – mi pare davvero troppo. La nostra comunità ha avuto un trattamento ingiusto e non è stata mai interpellata a questo proposito. In questi giorni convocherò un´assemblea con i membri dell´associazione per discutere del caso e degli eventuali provvedimenti».
Una dura reazione, questa, “controbilanciata” da Emanuele Montibeller, assessore alla cultura di Borgo Valsugana: «Nemmeno io ho letto il libro – ammette –, ma penso che in un´epoca di grandi trasformazioni come la nostra è normale che escano allo scoperto paure e problematiche che, se non adeguatamente controllate, possono portare ad atteggiamenti estremi analoghi a quelli del protagonista. Sarei felice – ha aggiunto – se l´autore presentasse il suo libro proprio a Borgo. La nostra biblioteca è a sua disposizione, se crede».
Altrettanto interessata pare Marina Eccher, responsabile del coordinamento del Progetto Politiche Giovanili del Comune di Trento: «Sono davvero incuriosita e aspetto di leggere il libro. Non so ancora se Lillo Gubert rispecchi i giovani trentini, ma certamente questi ultimi non sono che il naturale specchio del resto della società, pregiudizi compresi. Non dobbiamo demonizzarli, ma piuttosto cercare di agire positivamente su di loro, in un momento cruciale della loro esistenza».
Alessandro Tamburini, oltre che scrittore di valore con romanzi e raccolte di racconti pubblicate da editori nazionali, è anche un docente: insegna proprio a ragazzi dell´età di quel Lillo Gubert protagonista di «Teroldego». Cosa ne pensa? Davvero la gioventù trentina è ridotta allo sfacelo?
«Premesso che non ho letto il libro, mi vengono due considerazioni. La prima - dice - è che indubbiamente in una provincia come questa, dove c´è un certo benessere e un clima di relativa quiete sociale, si tende a mettere un po´ fra parentesi o magari a nascondere magagne, problemi e disagi dietro l´apparente facciata del "tutto va bene". Nello stesso tempo, però, ci sono persone che tendono a estremizzare il disagio che si nasconderebbe».
Per Tamburini «il Trentino ha prerogative abbastanza rare, un tasso di disagio sociale basso, è una realtà privilegiata rispetto ad altre aree metropolitane. La provincia può mascherare certe cose, ma dall´altra qualcuno può guardare con invidia forme più eclatanti... anche se non sto parlando di Loperfido».
Ma i ragazzi a cui lei insegna, sono dei "Lillo Gubert"? «Che nelle valli i ragazzi possono eccedere in alcool e guida pericolosa, lo dicono le cronache. Lo riscontriamo: c´è sicuramente un certo vuoto di cultura che porta a certe cose. Se n´è occupato anche l´Adige: magari davanti al rituale incidente con le quattro giovani vite perdute, si resta sorprersi; ma occorre anche saper dire che, magari, un disagio di fondo c´è».
Manuela Pellanda
Intervista rivelatrice
«Mi farò tanti nemici»
Pino Loperfido lo aveva previsto con una lungimiranza incredibile. Lo aveva detto appena il libro era uscito, in un´intervista con Gianni Memoria.
Come pensa - gli chiedevano - che reagirà il lettore e, più in generale, l´opinione pubblica trentina all´arrivo di “Teroldego”? «Non ho moltissimi amici, in compenso credo che grazie a questo libro mi farò un sacco di nemici…. A parte gli scherzi. Credo che una buona fetta dei miei attuali lettori – vuoi per i contenuti, vuoi per il linguaggio – non sarà entusiasta di questa svolta narrativa. In compenso, spero di conquistare il pubblico più giovane, ovvero quei pochi adolescenti che sanno ancora lasciarsi tentare da un libro e da una storia. Sono pochi, in percentuale, ma – ne sono certo – sanno capire quando un lavoro vale e quando no».
Ma l´intervista nasconde anche la possibilità di un secondo capitolo: “Teroldego” lascia aperta la porta del sequel. Potrà avere un seguito?
«Un libro - rispondeva Loperfido - è come una malattia inesorabile che proprio non puoi evitare: non sai quando la prenderai e se sarà curabile. Intanto vediamo come sarà accolto “Teroldego”. Se non passerà inosservato (ed è il primo obiettivo che mi prefiggo…), potremo pensare ad un secondo romanzo. Altrimenti...»
Chiedeva infine Memoria: Lillo Gubert è un personaggio multiforme, dalla doppia e pure tripla personalità, il suo agire è politicamente scorretto. E Loperfido: «Il libro coglie il protagonista in un momento complicato della sua esistenza, perdippiù in un periodo storico complesso e davvero poco incoraggiante per quelli della sua età. Le bravate, gli accessi d´ira, i pericolosi sdoppiamenti di personalità sono solo alcune delle vie di fuga che egli riesce a trovare, le modalità perverse che corpo e anima praticano onde reagire ai colpi della vita. Eppure Lillo è sostanzialmente una persona sola».
L´autoritratto dell´autore nei siti internet
Tre lavori, due figli, una passione: scrivere
Ma chi è veramente Pino Loperfido? Sul suo sito internet www.pinoloperfido.it scrive di sè: «Mi piace scrivere. Tutto qui. È la cosa che più amo a questo mondo. Raccontare storie, ricordi, ricordare storie. Con le parole si riescono a fare cose che in un letto non faresti nemmeno con la Kate Moss, prodigi che possono lasciarti senza fiato, intrecci che nemmeno una soap opera, emozioni che solo lei ti sa regalare: la scrittura. E una volta sulla carta, le storie, i versi restano lì, a farti compagnia, a farti sentire un po´ meno solo, tu li leggi e loro sembrano dirti: "Eddài vecchio che dopotutto non ti va tanto male!". E questa bugia ti aiuta ad arrivare al giorno dopo. E così via».
La sua vita in poche parole? Nel sito scrive: «Sono nato a Milano nel 1968. Faccio tre lavori, non faticosi se presi uno alla volta, ma dannosi alla salute se fatti in contemporanea: scrivo, sono giornalista e tengo famiglia. Ho trascorso l´adolescenza ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, dove la mia famiglia si trasferisce nel 1978.
Attualmente abito sul Lago di Caldonazzo.
Mi piacciono i libri scritti bene, ma soprattutto da gente che ha qualcosa da dire.
Passioni extra letterarie: la musica da Giuseppe Verdi ai Led Zeppelin, la corsa e l´insuperabile accoppiata film-pizza».
Un po´ diversa la versione che ha elaborato per il sito «nonleggere»: «Dopo aver fatto il ragioniere in Puglia per due faticosi anni, vive ora da anni in Trentino dove lavora presso una casa editrice di Trento, la Curcu & Genovese, in qualità di grafico, impaginatore e web designer».
Altro sito, altro ritratto: su zam.it dice disè: «Abita sul Lago di Caldonazzo. Per scrivere (uno dei suoi tre lavori) si alza alle cinque di mattina, per leggere va a letto presto. Predilige la narrativa italiana, i racconti di Poe, le poesie di Corazzini, il teatro di Beckett. Nutre una passione sfrenata per i racconti di Flannery O´Connor».
Tamburini: «Il disagio delle valli lo conosciamo»
«Non ho letto il libro e non so nemmeno di cosa parli». Così Bruno Groff, presidente dell´Istituto Culturale Mocheno-Cimbro, ci risponde alla richiesta di un´opinione su “Teroldego”, ultima e già discussa pubblicazione di Pino Loperfido. Il libro, incentrato sulla figura di un universitario valsuganotto sfaccendato e razzista, cresciuto con pane e cannabis, ha alimentato da subito aspre polemiche. Tra i bersagli preferiti dell´eroe negativo Lillo Gubert, oltre agli immigrati, spicca proprio la comunità mochena, non certo tratteggiata in modo idilliaco.
«Parlare di ostacoli alla presentazione, se non addirittura di minacce – aggiunge Bruno Groff, palesemente adirato – mi pare davvero troppo. La nostra comunità ha avuto un trattamento ingiusto e non è stata mai interpellata a questo proposito. In questi giorni convocherò un´assemblea con i membri dell´associazione per discutere del caso e degli eventuali provvedimenti».
Una dura reazione, questa, “controbilanciata” da Emanuele Montibeller, assessore alla cultura di Borgo Valsugana: «Nemmeno io ho letto il libro – ammette –, ma penso che in un´epoca di grandi trasformazioni come la nostra è normale che escano allo scoperto paure e problematiche che, se non adeguatamente controllate, possono portare ad atteggiamenti estremi analoghi a quelli del protagonista. Sarei felice – ha aggiunto – se l´autore presentasse il suo libro proprio a Borgo. La nostra biblioteca è a sua disposizione, se crede».
Altrettanto interessata pare Marina Eccher, responsabile del coordinamento del Progetto Politiche Giovanili del Comune di Trento: «Sono davvero incuriosita e aspetto di leggere il libro. Non so ancora se Lillo Gubert rispecchi i giovani trentini, ma certamente questi ultimi non sono che il naturale specchio del resto della società, pregiudizi compresi. Non dobbiamo demonizzarli, ma piuttosto cercare di agire positivamente su di loro, in un momento cruciale della loro esistenza».
Alessandro Tamburini, oltre che scrittore di valore con romanzi e raccolte di racconti pubblicate da editori nazionali, è anche un docente: insegna proprio a ragazzi dell´età di quel Lillo Gubert protagonista di «Teroldego». Cosa ne pensa? Davvero la gioventù trentina è ridotta allo sfacelo?
«Premesso che non ho letto il libro, mi vengono due considerazioni. La prima - dice - è che indubbiamente in una provincia come questa, dove c´è un certo benessere e un clima di relativa quiete sociale, si tende a mettere un po´ fra parentesi o magari a nascondere magagne, problemi e disagi dietro l´apparente facciata del "tutto va bene". Nello stesso tempo, però, ci sono persone che tendono a estremizzare il disagio che si nasconderebbe».
Per Tamburini «il Trentino ha prerogative abbastanza rare, un tasso di disagio sociale basso, è una realtà privilegiata rispetto ad altre aree metropolitane. La provincia può mascherare certe cose, ma dall´altra qualcuno può guardare con invidia forme più eclatanti... anche se non sto parlando di Loperfido».
Ma i ragazzi a cui lei insegna, sono dei "Lillo Gubert"? «Che nelle valli i ragazzi possono eccedere in alcool e guida pericolosa, lo dicono le cronache. Lo riscontriamo: c´è sicuramente un certo vuoto di cultura che porta a certe cose. Se n´è occupato anche l´Adige: magari davanti al rituale incidente con le quattro giovani vite perdute, si resta sorprersi; ma occorre anche saper dire che, magari, un disagio di fondo c´è».
Manuela Pellanda
Intervista rivelatrice
«Mi farò tanti nemici»
Pino Loperfido lo aveva previsto con una lungimiranza incredibile. Lo aveva detto appena il libro era uscito, in un´intervista con Gianni Memoria.
Come pensa - gli chiedevano - che reagirà il lettore e, più in generale, l´opinione pubblica trentina all´arrivo di “Teroldego”? «Non ho moltissimi amici, in compenso credo che grazie a questo libro mi farò un sacco di nemici…. A parte gli scherzi. Credo che una buona fetta dei miei attuali lettori – vuoi per i contenuti, vuoi per il linguaggio – non sarà entusiasta di questa svolta narrativa. In compenso, spero di conquistare il pubblico più giovane, ovvero quei pochi adolescenti che sanno ancora lasciarsi tentare da un libro e da una storia. Sono pochi, in percentuale, ma – ne sono certo – sanno capire quando un lavoro vale e quando no».
Ma l´intervista nasconde anche la possibilità di un secondo capitolo: “Teroldego” lascia aperta la porta del sequel. Potrà avere un seguito?
«Un libro - rispondeva Loperfido - è come una malattia inesorabile che proprio non puoi evitare: non sai quando la prenderai e se sarà curabile. Intanto vediamo come sarà accolto “Teroldego”. Se non passerà inosservato (ed è il primo obiettivo che mi prefiggo…), potremo pensare ad un secondo romanzo. Altrimenti...»
Chiedeva infine Memoria: Lillo Gubert è un personaggio multiforme, dalla doppia e pure tripla personalità, il suo agire è politicamente scorretto. E Loperfido: «Il libro coglie il protagonista in un momento complicato della sua esistenza, perdippiù in un periodo storico complesso e davvero poco incoraggiante per quelli della sua età. Le bravate, gli accessi d´ira, i pericolosi sdoppiamenti di personalità sono solo alcune delle vie di fuga che egli riesce a trovare, le modalità perverse che corpo e anima praticano onde reagire ai colpi della vita. Eppure Lillo è sostanzialmente una persona sola».
L´autoritratto dell´autore nei siti internet
Tre lavori, due figli, una passione: scrivere
Ma chi è veramente Pino Loperfido? Sul suo sito internet www.pinoloperfido.it scrive di sè: «Mi piace scrivere. Tutto qui. È la cosa che più amo a questo mondo. Raccontare storie, ricordi, ricordare storie. Con le parole si riescono a fare cose che in un letto non faresti nemmeno con la Kate Moss, prodigi che possono lasciarti senza fiato, intrecci che nemmeno una soap opera, emozioni che solo lei ti sa regalare: la scrittura. E una volta sulla carta, le storie, i versi restano lì, a farti compagnia, a farti sentire un po´ meno solo, tu li leggi e loro sembrano dirti: "Eddài vecchio che dopotutto non ti va tanto male!". E questa bugia ti aiuta ad arrivare al giorno dopo. E così via».
La sua vita in poche parole? Nel sito scrive: «Sono nato a Milano nel 1968. Faccio tre lavori, non faticosi se presi uno alla volta, ma dannosi alla salute se fatti in contemporanea: scrivo, sono giornalista e tengo famiglia. Ho trascorso l´adolescenza ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, dove la mia famiglia si trasferisce nel 1978.
Attualmente abito sul Lago di Caldonazzo.
Mi piacciono i libri scritti bene, ma soprattutto da gente che ha qualcosa da dire.
Passioni extra letterarie: la musica da Giuseppe Verdi ai Led Zeppelin, la corsa e l´insuperabile accoppiata film-pizza».
Un po´ diversa la versione che ha elaborato per il sito «nonleggere»: «Dopo aver fatto il ragioniere in Puglia per due faticosi anni, vive ora da anni in Trentino dove lavora presso una casa editrice di Trento, la Curcu & Genovese, in qualità di grafico, impaginatore e web designer».
Altro sito, altro ritratto: su zam.it dice disè: «Abita sul Lago di Caldonazzo. Per scrivere (uno dei suoi tre lavori) si alza alle cinque di mattina, per leggere va a letto presto. Predilige la narrativa italiana, i racconti di Poe, le poesie di Corazzini, il teatro di Beckett. Nutre una passione sfrenata per i racconti di Flannery O´Connor».