Ciò che non si può dire
Il racconto del Cermis

Concorso Autori Cofas 2000
Premio
Bolzano teatro 2001
Premio
Chianciano 2001
Targa Speciale "
Il Molinello"

Eventi come quello del Cermis ti costringono a prendere posizione, a riflettere al di là di una semplice indignazione momentanea. Questo testo è il risultato di indagini, documentazioni, ma soprattutto è frutto di un’analisi profonda, di un lavoro che ho voluto compiere innanzitutto su me stesso. Un testo di indignazione civile, d’accordo, ma pure un testo “umano”, con una forte valenza ontologica. Su quella cabina superstite, c’è il manovratore, solo, ma c’è pure ognuno di noi con le sue problematiche legate all’esistenza: la paura, la delusione, il dolore, quel dolore che tutta una cultura dominante ci spinge a celare, ad esorcizzare, a spazzarlo via sotto al tappeto. “Ciò che non si può dire” offre il fianco a speculazioni feroci, si presta benissimo ad essere strumentalizzato da questa o da quell’altra parte politica. È per questo che mi rivolgo a Te, che assisti alla rappresentazione o che leggi il libro. Per dirti quello che non si può dire. E cioé che il superstite al disastro può essere ognuno di noi quando perde la speranza, quando sperimenta il male. C’hanno provato in tanti a dire che il mio libro è contro l'America. Eh, no, cari. Il crollo delle Twin Towers è stato un po' il crollo di tutti noi, lo smottamento della nostra umanità. Dall'11 settembre 2001, ogni persona che abbia un po' di sale in testa è cambiata, ha mutato il suo modo di vedere il mondo, le persone e le cose; ha riformulato e ricalcolato credenze, visioni e convinzioni. Un po' quello che accade al protagonista del mio testo. In "Ciò che non si può dire" il carnefice è l'imbecillità, quell'imbecillità che "oltre a non avere sesso e religione, non ha patria". Quello compiuto dal Prowler al Cermis è stato un atto deliberato di scelleratezza che non richiede né presuppone l'appartenenza ad una determinata nazione. Io non sono mai stato critico sulla presenza delle basi Usa in Italia e comunque non mi interessa prendere posizione sull'argomento. Quello che dovevo dire ve l’ho detto. Ricordatevelo. Anzi, fate come gli alberi della Val di Fiemme: scrivetevelo dentro. Per non dimenticarlo mai più. L’oblio è la prima, la più crudele, la più disumana delle ingiustizie.

pagine 112, formato 14x21 cm. Euro 7,75
prima edizione: ISBN 88-87534-30-6
seconda edizione: ISBN 88-87534-42-X


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