2007
Manuale di sopravvivenza per badante ucraina
Un monologo

Interprete e regia: Pino Loperfido

Una storia dolce e delicata, a tratti commovente.
Il tema trattato non è dei più facili. Ed è l’articolato titolo del monologo a svelarci subito l’arcano: “Manuale di sopravvivenza per badante ucraina”. Una realtà, quella delle assistenti domiciliari, più note come “badanti”, con cui già da tempo anche il nostro Trentino ha dovuto fare i conti. Secondo fonti autorevoli, la nostra provincia ne conta circa duemila, quasi tutte clandestine. Un vero e proprio substrato sociale di cui la nostra comunità non potrebbe, anche a volerlo, più fare a meno. Se per assurdo, infatti, questa risorsa dovesse improvvisamente estinguersi, per le nostre strutture assistenziali e sanitarie che si occupano degli anziani sarebbe l’immediato collasso.
Ma quello delle badanti non è solo un fenomeno sociologico. Ognuna di queste donne entra nelle case trentine con una propria storia, con la propria umanità. Perché fare la badante non è certo come lavorare in un ufficio pubblico, dove tutto è abbastanza automatico e freddo. Chi assiste un anziano, specie se malato, e lo frequenta per un tempo spesso lungo, non può non coinvolgersi anche a livello affettivo. Tanto che alla dipartita dell’assistito esse subiscono un vero e proprio trauma che sovente impedisce loro di riprendere a lavorare.
Nel “Manuale di sopravvivenza”, la voce narrante racconta di sé, dal mondo lontano da cui proviene, dei motivi che l’hanno spinta a venire in Italia, della ragione per la quale ormai così tante famiglie italiane richiedono una badante per i propri cari.
«Eppure se non ci fossimo noi, – dice Maruska, la protagonista – chi li accudirebbe i vostri padri e le vostre madri sconvolti, annichiliti da tutte quelle schifose malattie, morbi del corpo e dell’anima. Chi penserebbe a loro? Siete stati voi a chiamarci, non dimenticatelo. Dacché vi è mancato il tempo per pensare ai vostri cari. Non avete più tempo per mettere una sedia accanto a quel letto e fare quattro chiacchiere, per tenere la mano a chi pian piano se ne sta andando. Non avete più tempo per amare. Che cosa è diventata la nostra vita? Che animali siamo che non si prendono più cura di chi li ha messi al mondo?»
La cronaca di un rapporto di stima reciproca, ma pure uno spietato atto d’accusa da parte di una donna dell’est alla società occidentale, drogata di egoismo e di gossip, che tenta disperatamente di nascondere la propria crisi di valori dietro un effimero benessere.